'Milioni di scintille' per il BiTalk

Federica Monte
di Federica Monte
Cultura e Spettacoli, Video
14 novembre 2017

La poesia di Cosimo Damiano Damato impreziosita da due voci d'eccezione

Un concentrato di emozioni. Questo e tanto altro è stato sabato sera Milioni di scintille, il caratteristico recital con Cosimo Damiano Damato, Erica Mou e Renzo Rubino, andato in scena in occasione della seconda serata del BiTalk, nella Chiesa di San Giorgio Martire. Un distillato di poesia e musica che scuote gli animi folli, in uno scenario intrinsecamente suggestivo.

Della Follia si è detto tanto, e tanto sempre si potrà affermare, ma se c’è una categoria che si è lasciata condizionare e trasportare dalla stessa, è sicuramente quella dei poeti. A volte maledetti, molti dei quali hanno conosciuto il successo quando sono passati a miglior vita. Poeti che avevano dentro di sé un demone da estrapolare, esorcizzare per mezzo delle parole. Parole lanciate, gridate, scaraventate, proiettate al di fuori di sé. Nessuno scrive per se stesso. Così, pure il regista Cosimo Damiano Damato, scrive e raccoglie i suoi versi – si fa aiutare solo da Alda Merini, Stefano Benni e Tonino Guerra in pochissime occasioni – e li mette al servizio del pubblico in Milioni di scintille.

Il titolo dello spettacolo richiama l’omonima canzone di Domenico Modugno, “ho voglia di cantare, ho voglia di ballare, correre, correre a te. Sono impazzito”, eseguita praticamente subito da Renzo Rubino, cantautore pugliese che da poco ha pubblicato il suo quarto album Il gelato dopo il mare. La potenza del recital è data proprio da questo intreccio di parole e musica, che sembrano dialogare tra loro. Quasi come se facessero parte di un unico flusso di coscienza, quello dell’intera umanità. Erica Mou, introduce se stessa con una versione disarmante e spiazzante di Azzurro, la sua voce arriva come un pugno allo stomaco e si fa fatica a ricordare la versione originale di Celentano, questa versione è stata anche inserita nell'album che uscirà il primo dicembre La ballata sulla luna.

Sull’altare una macchina da scrivere, una giostra, uno scrittoio, delle candele, dei libri, Pinocchio, quasi come il regista volesse suggerirci l’idea che la misticità della poesia è racchiusa in una stanza senza tempo dove l’uomo di oggi s’incontra e racconta il bambino di ieri.

“Siamo la menta ed il rum di Hemingway/siamo la luce e la disperazione nel requiem di Mozart/sei epilogo dell’ultima sinfonia lacrimosa” recita Damato, nella poesia Voglio che mi dimentichi, che il poeta inserirà nella sua prossima raccolta Lacrimosa, mentre ha recentemente pubblicato La quinta stagione:“l’amore qui sbaraglia, spoglia e non assomiglia a niente prima. I versi sono salmoni che cercano di risalire una rapida, in obbedienza a un ordine di arrembaggio. Il vocabolario qui è trattato da energia rinnovabile”, afferma Erri de Luca nella prefazione.

E di amore per quasi due ore la meravigliosa chiesa di San Giorgio, gremita di persone, si riempie. Un amore passionale e folle, un amore disperato, un amore quasi rinnegato che di dolore si nutre ma che di dolore piange, ”l’ossessione e il pentimento/lo scirocco ed il tormento./ Sei la rivoluzione del Cristo Velato nell’ultimo nervo /che s’avvinghia alla vita nell’atto di dolore”. A sostegno delle parole, e mai sullo sfondo, la poesia cantata da Erica Mou e Renzo Rubino che danno sfoggio di sé, con pezzi meravigliosi come Nella vasca da bagno del tempo e Dove Cadono i Fulmini per la cantautrice, e Il Postino e Per sempre e poi basta del cantautore.

E milioni di scintille si sprigionano anche nel famigerato bis, in un tributo glorioso a Lucio Dalla, il miglior poeta e cantautore che la musica italiana possa vantare (ndr).