Sinistra e cambiamento. Il primo incontro di CD verso il congresso.

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Politica
14 novembre 2017

Sinistra e cambiamento. Il primo incontro di CD verso il congresso.

Il prossimo congresso di Città Democratica è previsto a Gennaio

È tempo di sintesi per Città Democratica. L’associazione politico - culturale, fedelissima della prima ora dell’Amministrazione Abbaticchio, celebrerà il prossimo gennaio 2018 il suo secondo congresso per il rinnovamento della segreteria. Momento fondamentale a cui si prepara con degli incontri aperti alla città, su tematiche che l’hanno sempre interessata e su cui ha tentato negli scorsi anni di sollevare un dibattito. Il primo di questi si è svolto ieri presso il Sancti Nicolai Convivium, con due relatori bitontini, Sabino Paparella, editorialista di BitontoTv, e Domenico Saracino, penna di Primo Piano, su un tema tanto complesso quanto attuale, “La Sinistra nell’era del cambiamento”.

Punto di partenza, ineludibile, è una domanda forse più attuale: ha ancora senso parlare di sinistra? Entrambi i relatori sono concordi: esiste una sinistra e una destra, soprattutto una linea di demarcazione profonda tra sinistra e destra. Dove per sinistra e destra non si intendono ideologie e definizioni storiche anacronistiche, ma “due modi diversi di intendere politicamente la realtà”, dunque “partecipare al divenire storico”, ha affermato Paparella. Una tendenza conservatrice, quella della destra, e un’altra alla trasformazione, quella della sinistra, che sono ancora attuali, quantunque la frattura fra di queste sia di molto venuta meno.

Inoltre sono state sollevate 5 problematiche, che i relatori hanno demandato a coloro che ancora si definiscono “di sinistra”, in particolare alla futura CD. La sovranità, innanzitutto, come titolarità della decisione politica, è ormai, nel dibattito internazionale e locale, arrivata ad un bivio. Citando esempi come Fer.Live e la S.A.N.B., Paparella ha spiegato che di fronte al fallimento dei modelli tradizionali di sovranità, troppo radicati al territorio, devono, invece, succedere percorsi democratici innovativi di condivisione delle decisioni, in un sistema di interdipendenza quale è quello ormai diffuso globalmente.

Connessa è la questione della leadership, ormai evidentemente sfociata nel leaderismo, del capogruppo carismatico che fa vincere le elezioni. Un risultato, annoso per l’Italia, che “non si può eliminare negandolo”, ha precisato Saracino. Ciò che rende peggiore il leaderismo è la sua logica mediatica: “sia i media che il leader funzionano nutrendosi dell’io, l’uno espone e l’altro registra”, ha detto Saracino. Il fenomeno del frontman di partito, però, non sembra insuperabile. “Ce lo ha dimostrato Renzi”, ha spiegato Saracino, “i partiti reggono perché il popolo ha deciso democraticamente”.

E appunto popolo e mediazione sono altri due problemi tra loro interconnessi sollevati dai relatori. Se il primo non rispetta mai le rappresentazioni teoriche di chi amministra, la seconda, strumento per Paparella e Saracino immancabile per fare politica e che potrebbe risolvere questa visione parziale, non ha più il valore del passato grazie alla disintermediazione. Si può escludere chi non rientra o non vuole rientrare nelle progettazioni della città? E si può mediare se non accettando la fallibilità delle proprie idee?

Forse, l’ultima e più teorica questione sollevata nel dibattito, il conflitto, dà spunti di riflessione. Se politica vuol dire ancora creare una risposta comune ai problemi di molti, le divergenze sono inevitabili. Ma da subito Paparella è stato chiaro: “si è produttivi in politica solo quando le proprie idee sono contestabili come quelle degli altri”. Se compromesso non vuol dire rinunciare alle differenze, questo risulta l’estrema sintesi, problematica, imprescindibile, per il futuro del centrosinistra bitontino.