Il Giunto di Cardano live al Corvo Torvo: 'Cerchiamo di essere indipendenti in tutto il nostro percorso musicale'

Noemi Malerba
di Noemi Malerba
Cultura e Spettacoli
16 novembre 2017
Photo Credits: PugliaRock

Il Giunto di Cardano live al Corvo Torvo: 'Cerchiamo di essere indipendenti in tutto il nostro percorso musicale'

L'intervista alla band foggiana esibitasi a Bitonto lo scorso giovedì

“Il Giunto di Cardano”, band foggiana dal nome e dalle sonorità prog (il giunto di Cardano è un organo di trasmissione del moto tra due assi in rotazione, ndr), ha presentato il suo primo album, “Kadìma”, durante un live al “Corvo Torvo” tenutosi lo scorso giovedì 9 novembre. Nel pieno di un lungo tour per tutta Italia, il gruppo composto da Giuseppe Colangelo (voce, chitarra, piano, keyboards), Mariano Cericola (basso) e Davide Tappi (batteria, drum pad) è ritornato a Bitonto, regalando al pubblico un live tra rock, delay e dinamismo.

 

“Il Giunto di Cardano”: insieme dal 2011, negli ultimi anni avete ricevuto molti riconoscimenti e vittorie, a partire dal Giovinazzo Rock Festival nel 2016 o ancora le selezioni per l’Arezzo Wave Love Festival. In questo tempo cosa è cambiato in voi come musicisti e come persone?

G. Innanzitutto abbiamo fatto un disco, ci siamo laureati tutti e tre per poi, subito dopo, decidere di dedicarci totalmente alla musica, avendo molto più tempo a disposizione per farlo. È cambiata anche l’esperienza sul palco, il modo di affrontare i live e gli eventuali problemi che vi si possono presentare: prima eravamo molto più timidi, ora siamo più a nostro agio sul palco perché sappiamo di avere come obiettivo principale quello di far arrivare quanto più possibile i nostri pezzi a chi li ascolta. 

 

A proposito di live, il vostro tour vi ha portato in giro per l’Italia, dalla Puglia a Roma fino al MEI (Meeting delle Etichette Indipendenti) di Faenza, alternando tappe in circoli Arci a eventi di risonanza nazionale, come il Taranto Rock Festival e lo stesso MEI. Quanto conta per voi il momento del live e il confronto con il pubblico?

D. Per il genere che facciamo e per come siamo noi, il live è fondamentale, nel senso che è la dimensione giusta per esprimere tutto quello che abbiamo e che vogliamo dire. Il nostro imperativo per quest’anno era suonare sempre e suonare ovunque, portare il disco quanto più in giro possibile. La realtà del MEI è stata un’esperienza bellissima che ci ha permesso di suonare sullo stesso palco di artisti come Brunori Sas; altri eventi a cui abbiamo partecipato, quali il Giovinazzo Rock Festival o il Taranto Rock Festival, palchi che non hanno nulla da invidiare a quelli di altri festival importanti del nord Italia, ci hanno permesso di confrontarci innanzitutto con noi stessi ma anche con il pubblico di altre band ben conosciute nel panorama musicale italiano, come Management del dolore post-operatorio e Zen Circus, e questo è stato per noi uno stimolo molto importante a far conoscere il nostro disco. 

 

Cosa ne pensate della scena musicale italiana? C’è davvero spazio per la musica indipendente?

M. C’è una piccolissima fetta che è veramente indie, nel senso più reale e completo di indipendente. Noi cerchiamo di seguire quella strada e di essere indipendenti sia sul palco che fuori dal palco, sia in studio di registrazione che durante le prove. Il movimento indipendente è una realtà in Italia, anche se ora l’indie viene classificato come un genere musicale, così come sotto questo nome vengono raccolti gruppi che in realtà non lo sono. L’essere indie è un’attitudine nei confronti della musica, è uno stile di vita e uno stile di musica. 

D. Ci sono tante realtà e tanti locali, a partire da quelli presenti qui in Puglia, che permettono a gruppi storici della musica italiana di esibirsi, dando però allo stesso tempo la possibilità a gruppi come noi di presentare il loro primo album e di far conoscere la propria musica attraverso questi canali; è importante, dunque, saper valorizzare queste realtà.

 

Passando al vostro album, il progetto vede la luce nel gennaio 2017. A partire dal titolo augurale “Kadìma”, questo album sembra quasi un viaggio, seppur metaforico. Diteci di più di questo progetto.

G. Quando abbiamo iniziato a scrivere questo disco, non c’era proprio l’obiettivo di farne un concept, non credevamo di esserne davvero capaci, ma nel momento in cui nascevano altre canzoni c’era comunque un filo conduttore, sia per quanto riguarda i testi che per la musica. Quindi si è trovato questo collegamento: si ritornava sempre sul motivo della “scelta” e quindi sulle varie sensazioni che ne conseguono. Il disco, infatti, segue il percorso emotivo di un individuo: la scelta felice con “Yez”, tutte le riflessioni sul caso come in “L’amore al tempo dell’erasmus” o il riconoscere la possibilità di commettere un errore come in “Bacio di Giuda”. C’è, dunque, tutto questo percorso e kadìma è una parola ebraica che viene utilizzata come buon auspicio quando ci si laurea. Noi l’abbiamo presa come un “avanti!”, anche per tutto quello che ci circondava, e dopo l’abbandono dell’università era una spinta ad andare avanti, a scrivere, a fare solo musica, concentrandoci solo su quello perché era ciò che realmente volevamo fare.

 

In brani come “Giurami” o “Bacio di Giuda” ci sono echi di Bluvertigo e Afterhours. Quali sono le vostre influenze musicali e i vostri modelli di riferimento?

D. Ne abbiamo messi tanti in questo disco, soprattutto abbiamo ripreso la scena italiana degli anni’90: parliamo di Afterhours, i primi Litfiba, CSI, Verdena e poi ovviamente c’è tutta l’ispirazione data dalla musica anglosassone dei Pink Floyd e dei Beatles. I nostri brani vengono fuori da lunghe jam session in sala prove e poi man mano li ritocchiamo e li plasmiamo, unendoci anche quelle che sono le nostre influenze musicali.

 

Quasi 50 date solo nell’ultimo anno, un album e i due singoli “Yez” e “Bacio di Giuda” con relativi videoclip all’attivo. Quali sono i prossimi progetti in arrivo?

G. Innanzitutto ci aspettano ancora altre tappe del nostro tour, in questo weekend pugliese suoneremo a Manduria, a Bari e poi ancora al “Fix it” di Bari mercoledì 15 novembre, per poi partire alla volta dello “Sparwasser” di Roma. Intanto possiamo annunciare che faremo un nuovo videoclip per un nuovo singolo…quale sia non possiamo ancora rivelarlo, però possiamo dirvi che ci sarà!

 

Un’ultima domanda: dato il percorso musicale che voi stessi state facendo, ci sono consigli che vorreste dare alle band emergenti che vogliono affacciarsi nel panorama musicale italiano?

M. Se avete davvero voglia di suonare, non ascoltate nessuno, né in famiglia né fuori di essa, che voglia provare a convincervi del contrario: voi suonate e suonate ancora, dalla mattina alla sera, prendete le vostre macchine o dei furgoncini, scomodi anche, e viaggiate, portando in giro i vostri strumenti e facendo conoscere la vostra musica!