Alla riscoperta di Pasquale La Rotella. Un catalogo e un’esposizione dei documenti sul Maestro al Conservatorio di Bari.

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Cultura e Spettacoli
28 novembre 2017

Alla riscoperta di Pasquale La Rotella. Un catalogo e un’esposizione dei documenti sul Maestro al Conservatorio di Bari.

L’intervista all’autrice nonchè curatrice, la prof.ssa Maria Grazia Melucci

Negli ultimi anni l’opera di Pasquale La Rotella, apprezzato musicista e compositore bitontino vissuto nella prima metà del XX secolo, è tornata ad essere oggetto di studio e ad essere riproposta nei teatri baresi. Ultimo spunto e contributo a questa riscoperta della musica del maestro, apprezzata non solo dal pubblico di Bari, ma anche da quello del Sud America, degli Stati Uniti e di molte città europee, è il lavoro della prof.ssa Maria Grazia Melucci, musicologa e responsabile della biblioteca del Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari. Proprio qui lo scorso 9 novembre è stato presentato il suo ultimo libro, “Sul fiorito melograno. Catalogo delle opere di Pasquale La Rotella” (Edizioni dal Sud), che passa in rassegna l’opera del Maestro, insieme a diversi documenti di vario genere, di cui una parte è stata visibile al pubblico in un’esposizione nell’Auditorium del Conservatorio, terminata domenica scorsa. 

BitontoTV è andata a trovarla nei giorni dell’esposizione al Conservatorio, ricca di cimeli e di partiture manoscritte delle opere di La Rotella, per avere da lei il racconto della ricerca lungo i capolavori del Maestro. 

 

Professoressa Melucci, da dove nasce l'occasione per la pubblicazione del suo testo sul Maestro La Rotella?

L’idea di comporre un lavoro dedicato a Pasquale La Rotella è nata in seno al Conservatorio di Bari, nel 2013, in occasione dei 50 anni dalla morte del musicista. La Rotella è stato il primo direttore del Conservatorio Piccinni - allora si chiamava Liceo Musicale Consorziale -  e ricoprì quel ruolo dal 1933 al 1949. Dunque per ben 16 anni ha portato l’istituzione a rappresentare sul territorio regionale il punto di riferimento per la formazione culturale e professionale dei musicisti meridionali. Il Conservatorio barese deve molto a questa figura e ha pensato che una pubblicazione poteva dare un contributo significativo alla sua conoscenza, soprattutto presso le giovani generazioni. Grazie poi alla collaudata collaborazione con Teca del Mediterraneo, la biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia, il volume è stato accolto nella collana “Percorsi di Teca” e il progetto si è potuto positivamente concretizzare.

 

Perché oggi e in questo momento si sente la necessità di riscoprire la figura del Maestro?

In verità la ricorrenza celebrativa è stata, come spesso capita, un pungolo importante per rimettere in moto una ricerca sul maestro bitontino che voleva essere nuova ed originale. E che poi si è rivelata più lunga e complessa del previsto. Inizialmente doveva essere un lavoro a più mani, di cui una – la mia – dedicata alla descrizione del fondo musicale donato dalla famiglia al Conservatorio nel 1986. Poi pian piano la ricerca bibliografica e catalografica hanno preso dimensioni sempre più importanti fino a divenire il focus del lavoro. Dalla biblioteca del Conservatorio le ricerche si sono man mano spostate in tutti i luoghi dove il Maestro aveva operato o dove avrebbero potuto conservarsi sue composizioni: la basilica di San Nicola, dove era stato maestro di cappella, la Polifonica Biagio Grimaldi, famiglie e privati, a Bari e a Bitonto, allontanandosi sempre più sul territorio. Durante le ricerche ho raccolto molti documenti: fotografie, lettere e bigliettini, minute di discorsi, locandine, articoli di giornale, bozzetti per i costumi e non ho voluto che tutta questa documentazione andasse dispersa. Una selezione è stata inserita nella pubblicazione e così lo spazio a disposizione è stato tutto occupato. Dunque più che la necessità di “riscoprire” la figura del maestro ho sentito la necessità e l’urgenza di “salvare” la sua figura mettendo al sicuro, in qualche modo, la varia documentazione che rischia seriamente di disperdersi per sempre. Documentazione che è, invece, l’elemento fondamentale per avvicinarci alla sua personalità, oltre che alla sua arte, in modo molto vivido e diretto.

 

Il suo testo è un catalogo sui generis. delle opere del Maestro. Quale ritratto emerge dal suo testo di La Rotella?

Infatti è così. La pubblicazione non offre un semplice “catalogo delle opere” – ossia l’elenco dettagliato dei documenti che ci tramandano le sue composizioni, ma il tentativo di ricostruzione di un vero e proprio “archivio musicale d’autore” fatto di documenti diversi, in gran parte inediti. Dalla loro lettura si ha conferma della bellezza e della qualità dell’arte compositiva di La Rotella, ma ne deriva un ritratto inedito e più particolareggiato verso tutti gli altri ruoli che egli seppe ricoprire – direttore d’orchestra, insegnante, divulgatore della storia della musica pugliese e dei suoi massimi compositori. Si recupera anche una dimensione umana poco conosciuta, quella di sposo e padre di famiglia, di amico sensibile, di insegnante rigoroso e nel contempo premuroso. Il suo stesso aspetto, che nei ricordi di molti incuteva rigore, timore e autorevolezza, ritrova per esempio nelle foto di famiglia, il fascino e il sorriso di un uomo aperto e disponibile a dare il suo miglior contributo alla vita artistica e alla società del suo tempo.

 

Qual è l'aspetto contemporaneo e moderno della musica del Maestro La Rotella?

Da musicologa le rispondo che ogni compositore non può che esprimere il suo tempo. E il tempo artistico di La Rotella cadde in un periodo fatidico per la storia italiana, occupato dalle due guerre e da tutti i rivolgimenti ideologici e socio politici che ne derivarono. La Rotella aderì ad un movimento innovatore, una sorta di avanguardia nata a ridosso del nuovo secolo, la cosiddetta “Generazione degli 80”, promotrice di rinnovamento nei confronti dell’opera verista, ormai troppo intrisa di emotività e sentimentalismo. Per dare nuova linfa al linguaggio musicale contemporaneo si guardò al recupero della tradizione vocale e strumentale, soprattutto quella affermatasi dal XVI al XVIII secolo. Fu un’operazione né semplice né coerente: i suoi migliori risultati si trovano nelle sue opere definite “tardo veriste”, Ivan, Dea, Fasma, Corsaresca e Manuela. Penso tuttavia che, al di là delle valutazioni storiche, la sua musica è capace di “comunicare” e coinvolgerci al primo ascolto, sempre piena di ispirazione, di eleganza, melodicamente ricca, espressione di una eccezionale sapienza creativa unita ad una vena spontanea e naturale.