A Bitonto sarà possibile firmare per la campagna 'Ero Straniero'

di La Redazione
Cronaca
04 ottobre 2017

L'iniziativa si propone di superare la Bossi-Fini e l'attuale sistema di accoglienza

In questi giorni, durante la rassegna “Oltre la legalità. Riflessioni tra legalità, responsabilità e giustizia” dedicata al tema delle migrazioni, anche a Bitonto sarà possibile firmare per la campagna “Ero Straniero - L’umanità che fa bene”

La campagna è stata lanciata ufficialmente il 12 aprile in una conferenza stampa al Senato da Emma Bonino e dalle altre organizzazioni che, insieme a Radicali Italiani, sono promotrici della legge di iniziativa popolare per superare la legge Bossi – Fini e cambiare le politiche sull’immigrazione puntando su inclusione e lavoro.

La legge di iniziativa popolare dal titolo “Nuove norme per la promozione del regolare permesso di soggiorno e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari” è promossa da Radicali Italiani insieme a Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani”, ACLI, ARCI, ASGI, Centro Astalli, CNCA, A Buon Diritto, CILD, con il sostegno di numerose organizzazioni impegnate sul fronte dell’immigrazione, tra cui Caritas Italiana, Fondazione Migrantes Comunità di Sant’Egidio e tante associazioni locali.

A Bitonto sarà possibile firmare tutti i giorni presso la segreteria del Sindaco al Comune di Bitonto, sito a Palazzo Gentile, su Corso Vittorio Emanuele. I banchetti per la raccolta firme saranno organizzati anche durante tutti gli eventi della festa dei popoli, compresa la grande festa del prossimo 12 ottobre. 

La proposta di “Ero Stranierio” si basa sul superamento della legge Bossi-Fini attraverso: meccanismi diversificati di ingresso per lavoro, a partire dall’introduzione di un permesso di soggiorno temporaneo per ricerca di occupazione; forme di regolarizzazione su base individuale degli stranieri irregolari – anche nel caso di richiedenti asilo diniegati – qualora sia dimostrabile l’esistenza in Italia di un’attività lavorativa o di formazione, di legami familiari, sul modello spagnolo del “radicamento”; una riforma del modello di accoglienza adottando unicamente il modello Sprar; migliorando la qualità dei servizi attraverso meccanismi di monitoraggio efficaci; investendo sul lavoro, valorizzando le forze produttive del territorio e mettendo i centri per l’impiego nelle condizioni di erogare con efficacia servizi di formazione e avviamento lavorativo attraverso appositi sportelli per l’integrazione da finanziare, a livello nazionale e regionale, ricorrendo ai fondi europei; l’introduzione di canali legali e sicuri d’arrivo in Europa implementando i programmi di reinsediamento e favorendo la creazione di corridoi umanitari; garantendo mobilità interna a quanti giungono nel territorio europeo e chiedono protezione.