‘Raccontare raccontandosi’, l’obiettivo del non-regista Cosimo Terlizzi

Federica Monte
di Federica Monte
Cultura e Spettacoli, Inchieste
09 agosto 2017

‘Raccontare raccontandosi’, l’obiettivo del non-regista Cosimo Terlizzi

Piccola intervista all'artista poliedrico finito sulle pagine di Esordi Italiani

Bolter e Grusin lo avrebbero definito un rimediatore per la sua attitudine a coniugare diversi media all'intero del suo cinema. Cosimo Terlizzi è un artista poliedrico. Regista, scultore, da enfant prodige bitontino i suoi contributi sono considerati oggi tra i più interessanti del panorama italiano. È stato citato nel libro "Esordi italiani – Gli anni dieci al cinema" edito da Marsilio e a cura di Pedro Armocida e Adriano Aprà e i suoi lavori saranno oggetto a Settembre di un saggio a cura di Luca Malavasi sulla rivista "Bianco e nero", la più antica e longeva pubblicazione di studi cinematografici italiana. Attualmente è impegnato con lo spettacolo teatrale "Aurora" di Alessandro Sciarroni e sta realizzando un film sul processo di creazione. I due film citati in "Esordi italiani" sono "Folder" e "L'uomo Doppio", pellicole intimistiche, sottoforma di diario: arrivare all'universale partendo dall'individuale.

 

Il trittico del velo - Damien Frankfurter Allgemeine, 2007


Regista o video artista?
Non sono né l'uno né l'altro. Sono un filtro antropomorfo che setaccia le esperienze; poi come un fabbro le sublimo. Queste tracce possono avere varie forme, quelle che ritengo più adatte a rifondare l'esperienza sono la fotografia, i film, le performance, la scultura. Oggi un artista ne è legittimato. Forse lo è stato sempre. Non è l'oggetto in sé l'opera d'arte ma è qualcosa che fugge dall'oggetto stesso, no?

 

Jean, 2011

 

Che sensazione si prova ad essere citato – quindi in qualche modo legittimato e riconosciuto - nel mondo del cinema?
È il sogno del creatore/poeta/artista, realizzare tracce che poi sfuggono dal supporto e arrivano in altri luoghi. Il sogno è che l'opera sia talmente "rumorosa" da fare eco, da uscire dal suo corpo. In fondo non tutti posseggono le opere che amano, eppure le conoscono profondamente. Essere citato, condiviso, (per usare il nostro linguaggio) ri-postato, ripensato qua e là, è più importante dell'oggetto in sé, che è morto e che deperirà. Ci sono opere che l'umanità conosce bene, ma che non esistono più, eppure significano ancora molto. Cosa gli estremisti distruggono?

 

Il trailer di "L'uomo doppio", 2012

 

Perché scegliere di raccontarsi per raccontare?
Mi uso spesso come strumento, nella speranza che parlare di me sia come parlare del mondo. Ma giuro di non essere esageratamente egocentrico.


"Distruggi il tuo ego" è il leit-motiv di "Folder", dove ti ha portato la ricerca del suo significato e soprattutto, è così difficile trovarsi?
Per parlare dell'ego, bisogna necessariamente cominciare dal proprio, altrimenti che storia è? Molti credi religiosi propongono l'annientamento dell'ego, del nostro istinto, con tutto ciò che comporta. Il passaggio successivo è "Ok, hai compreso i limiti dell'ego, adesso non distruggerli, assecondali. Distruggere l'ego è un po'come distruggere se stessi". Questo è il risultato della mia ricerca.

 

La benedizione degli animali, 2013

Courtesy of Traffic Gallery

 

"L'uomo doppio" è stato definito, tra le altre cose, dolcemente pornografico. Quanto è importante mettere in scena la bellezza del sesso?
C'è bisogno di mettere in scena il sesso? Il sesso si fa. L'uomo doppio è un vero e proprio diario intimo.
Ma la pornografia è un'altra cosa. Pasolini mentre raccontava il paesaggio periferico di Orte, stringeva l'inquadratura sull'immagine perfetta, senza scandali, del borgo antico, ma nel zoomare si scopriva la periferia informe, quella del boom economico. Ecco questa è la pornografia.

 

Via delle rape, 2012


Serafino Gubbio - operatore cinematografico -, protagonista del romanzo pirandelliano, gira tutto quello che succede sul set in un realismo crudo e folle. Le nuove tecnologie cinematografiche spesso appaiono artefatte, come ci si può avvicinare al quotidiano?
Nel parlare del contemporaneo senza usare gli strumenti in uso si rischia di creare un falso. L'opera in sé è già un oggetto di finzione e costruirla è difficile. Concentrarsi sul senso delle cose e non su come sono fatte, questo è il sogno.

 

Montana Hotel, 2010


Di cosa ha bisogno il cinema contemporaneo?
Il cinema contemporaneo ha bisogno di una rete di distribuzione, dinamica, avventurosa. Ho la sensazione che il pubblico sia sottovalutato in fatto d'intelligenza e curiosità.

 

Tutti i contenuti per gentile concessione di Cosimo Terlizzi

Il sito web di Cosimo Terlizzi