Musei nell’era digitale: reperti ed opere a portata di click

Alessandra Savino
di Alessandra Savino
Cultura e Spettacoli
13 settembre 2017
Photo Credits: Thesis SRL

Musei nell’era digitale: reperti ed opere a portata di click

Il caso del Torrione Angioino e del 'De Palo - Ungaro', con i progetti targati Thesis

Che vi sia un legame fra arte e tecnologia e che, a sua volta, quest’ultima sia la miglior alleata nella battaglia condotta dalle istituzioni culturali per salvare il proprio patrimonio da un acerrimo nemico quale l’oblio, pare sia questione assai dibattuta. A far cambiare idea a quanti storcono il naso sentendo parlare di social network, smartphone, realtà virtuale e digitalizzazione all’interno di un museo, ci pensa l’indiscussa etimologia delle parole. Il termine ‘tecnologia’, infatti, risulta essere un composto di derivazione greca di tékhne e loghìa, tradotti rispettivamente come ‘arte’ e ‘discorso’. E se, dunque, alle sue origini, la tecnologia altro non era che un ‘discorso sull’arte’, intesa allora come ‘abilità’, il passo dal considerarla indispensabile strumento per comunicare il patrimonio di un museo è davvero breve. Non dovremmo, quindi, stupirci dinnanzi ad un concetto come quello dello storytelling, che tradotto in italiano vuol dire raccontare storie, descrivendone personaggi, svelandone aneddoti e curiosità attraverso immagini e parole. E l’unico modo per far rivivere ciò che appartiene al passato è raccontarne la sua storia. 

“Da qualche anno a questa parte la tecnologia 3D ha cominciato ad essere utilizzata da una fetta di utenti molto più ampia che in passato. Questo perché l’industria cinematografica ha fatto sì che chiunque potesse approcciarsi al mondo della visione stereoscopica tridimensionale”. A parlarcene è Domenico Guaccero, fondatore di THESIS s.r.l., azienda specializzata in IT Services, Domotica, 3D Gaming e Virtual Reality Systems, che ha ideato a realizzato soluzioni altamente innovative per musei e siti archeologici. Se raccontare la storia di un reperto può richiedere l’utilizzo di nuove tecnologie, queste ultime saranno indispensabili al fine rendere protagonista il visitatore facendo in modo che egli finisca per ritrovarsi all’interno di quel medesimo racconto. Esperienze, dunque, totalmente immersive ed interattive, come quelle proposte dal Museo Archeologico e dal Torrione Angioino della città di Bitonto in provincia di Bari, primi esempi di realtà virtuale applicata ai musei in Puglia. Ad ideare e realizzare i due progetti la sopracitata THESIS che si è posta l’obiettivo di “offrire contenuti virtuali in 3D mediante tecnologie di visualizzazione e rappresentazione in tempo reale proprie dei motori grafici utilizzati dai videogames”, come spiega Guaccero.

Così, all’interno del Torrione Angioino di Bitonto il visitatore fa il suo ingresso nella Virtual Room (clicca qui) e, indossando un visore stereoscopico, si ritrova immerso nella Lama Balice facendo un salto indietro nel tempo di cento milioni di anni. Avventurandosi in una Preistoria virtuale popolata dai dinosauri, l’utente ricostruisce la storia di quei luoghi grazie anche a schede multimediali di approfondimento con testi, audio e video a cui può accedere interagendo mediante dei controller manuali. Attraverso questi ultimi, il visitatore, inoltre ha la possibilità di toccare, prendere e guardare da vicino oggetti e reperti immaginari che incontra nel suo percorso. Un’ottima soluzione per superare quelle barriere di vetro che si frappongono di norma tra il fruitore di un museo ed il patrimonio che quest’ultimo conserva. 

Emblematico il caso del progetto ospitato dal Museo Archeologico di Bitonto (clicca qui), realizzato dalla stessa THESIS, in cui sono esposti reperti datati fra il VI e il III sec. a.C. rinvenuti nella necropoli di Via Traiana. Anfore, crateri ma anche antichi gioielli, elmi e cinturon, tutti custoditi all’interno delle bacheche del museo, chiuse alla curiosità di visitatori che vorrebbero apprezzarli fra le proprie mani per scoprirne i dettagli. Essere ancora una volta protagonisti per raccontare in prima persona la storia racchiusa tra le mura di quel museo è possibile ora grazie ad una Virtual Box. Si tratta di una bacheca virtuale a cui l’utente ha finalmente la libertà di accedere per scrutare vasi e gioielli tenendoli fra le proprie mani, o meglio avendo l’impressione di farlo grazie ai visori virtuali che lo catapultano in una realtà che altrimenti non vi sarebbe. Buone prassi da seguire, dunque, quelle proposte dalla Puglia, regione risultata tra l’altro al primo posto, con il Museo Archeologico Nazionale di Taranto, nella graduatoria della start up Travel Appeal. Una lista dei dieci musei italiani che vantano la migliore presenza sul web ed allo stesso tempo sono i più amati dai visitatori, risultato di un algoritmo. 

E se di algoritmo si parla, a questo punto è la matematica che ce lo dice: l’uso della tecnologia per comunicare il patrimonio artistico-culturale risulta essere la strategia vincente.