Maria Cristina. I locali occupati dagli abusivi non possono essere utilizzati dall'ente per offrire assistenza

di La Redazione
Cronaca
25 settembre 2017

Maria Cristina. I locali occupati dagli abusivi non possono essere utilizzati dall'ente per offrire assistenza

Una situazione complessa che potrebbe avere gravi conseguenze per l'ente

L’occupazione abusiva di alcuni locali del Maria Cristina di Bitonto potrebbe recare gravi danni alle già fragili economie dell’Istituto. A cavallo dello scorso Ferragosto, tre giovani donne, con cinque minori, hanno occupato i locali della “Casa per la Giovane”, la comunità alloggio per gestanti e madri con figli a carico, in quei giorni in fase di ristrutturazione, mettendo l’ASP nelle condizioni di non poter utilizzare il fabbricato.

“Siamo in una situazione difficile - ha spiegato il presidente dell’ente, Vito Masciale - la struttura della ‘Casa per la Giovane’ rientra tra le risorse principali dell’ASP, che adesso non può utilizzare la struttura per ottenere utili. Un danno economico incredibile che arriva in un periodo molto difficile”. A luglio proprio Masciale aveva spiegato sull’Istituto graverebbe un buon di circa 800mila euro, che impedisce all’ente di riconoscere numerose mensilità ai dipendenti.

Per questo, in attesa degli sviluppi futuri, l’ASP puntava sulla “Casa”, che era stata quasi completamente ristrutturata con fondi regionali. Ma pare che gli occupanti, destinatari di provvedimenti di sfratto, non siano intenzionati nemmeno a trattare. Anzi. Se si considera che le donne (e i minori) avrebbero beneficiato di numerosi contributi dai Servizi Sociali di Palazzo Gentile - che ora rischiano di perdere, in seguito ad un’azione illegale - la situazione diventa paradossale. 

Eppure, sostengono dall’Amministrazione Comunale - che ha espresso vicinanza all’ASP - e dal Maria Cristina, gli sfratti che riguardano i nuclei in questione non sarebbero mai diventati esecutivi. Sarebbe stata una scelta in “autotutela”: “Sappiamo che il Comune ci può aiutare ma per un tempo definito, e dopo? […] Non andremo via di qui finché non ci daranno una casa”.  

“Devono andare via - ha concluso Masciale - non possono coinvolgere l’ASP in questa situazione. Così si rischia di ipotecare il futuro di un ente che ha tra le finalità quella dell’assistenza ai bisogni degli ultimi”. 

Una questione intricata, insomma, che appesantisce la situazione dell’Istituto, costretto al momento a sperare nel futuro. Andata deserta l’asta per la vendita di un’ala dell’immobile, una mano potrebbe arrivare dalla Regione Puglia, che starebbe studiando un sistema per rivalutare le ASP pugliesi. Si parla di gestioni dei fondi del Piano Sociale di Zona e di un ampliamento dei servizi sanitari. Si tratta, però, di ipotesi. L’incertezza regna sovrana.