Disagio giovanile. La psicologa: 'Non servono sistemi coercitivi, ma bisogna aiutare i ragazzi a sviluppare talenti e inclinazioni'

Federica Monte
di Federica Monte
Cronaca
02 settembre 2017

Disagio giovanile. La psicologa: 'Non servono sistemi coercitivi, ma bisogna aiutare i ragazzi a sviluppare talenti e inclinazioni'

I recenti fatti di cronaca hanno riacceso i riflettori sul bullismo. A Bitono oltre settecento minori seguiti dal Comune

I fatti di cronaca e le violenze registrate in città nei giorni scorsi, conclusesi con la denuncia a piede libero di quattro ragazzini - due 18enni, un 17enne e addirittura un 12enne –, hanno riaperto un dibattito fitto e profondo sul fenomeno del bullismo, sempre esistito e ancora dilagante. 

La storia della baby gang che si sarebbe resa protagonista di alcuni pestaggi nei pressi della Villa Comunale ha tenuto banco sui social e su alcuni giornali online, preoccupando non poco la cittadinanza. Una sorta di ritorno al passato, alla Bitonto pre-movida, che ha ricordato come il disagio giovanile non sia affatto scomparso. 

Situazioni familiari problematiche e difficili da gestire, influenzano negativamente i comportamenti di questi adolescenti così insofferenti alle regole di una comunità. Solo a Bitonto, secondo i dati rilasciati dall’ufficio dei Servizi Sociali del Comune, i minori aiutati dal Comune sono 746, un numero piuttosto cospicuo. Tra questi 545 sono inseriti in programmi di recupero e in comunità, 85 sono assistiti con assistenza specialistica presso le scuole e alcuni con progetti educativi familiari. I minori all’attenzione dell’autorità giudiziaria in ambito civile e penale sono 60, quelli in affidamento familiare 12. Non manca l’assistenza economica continuativa e il contributo baliatico per 29 minori, e i voucher sanitari percepiti da altri 15 minori.

“Contesto culturale, contesto sociale e stili educativi parentali” sono le principali cause secondo la psicologa Annamaria Giangregorio. “Le tre caratteristiche del bullismo sono: l’intenzionalità che implica la volontà deliberata di recare offesa; la sistematicità che indica la continuità nel tempo delle azioni di sopraffazione su uno o più individui; l’asimmetria di potere, che indica la presenza di differenza fisiche o psicologiche tra bullo e vittima, tali da definire due ruoli, quello del prepotente che sottomette e quello della vittima che subisce, spesso senza denunciare per paura di ritorsioni da parte del bullo” ha spiegato.

I comportamenti violenti reiterati nel tempo “rischiano di strutturare disturbi della condotta, disturbi antisociali della personalità, mentre le vittime nel tempo possono sentirsi sempre più vulnerabili e sviluppare disturbi ansiosi e depressivi”. Ma come è possibile recuperare questi minori? Sicuramente agendo alla radice: “Il bullismo purtroppo esiste da sempre, si dovrebbe intervenire alla base, prevenendolo, bisognerebbe chiedere al bullo, che cosa sai fare? In che cosa sei bravo oltre a usare la violenza? Recuperare i ragazzi in questo senso, approfondendo le loro inclinazioni, i loro talenti, non per forza con altri sistemi coercitivi”.