Sempre più giovani costretti a lasciare la Puglia per lavoro: 'Sappiamo di dover andar via'

Massimiliano Dilettuso
di Massimiliano Dilettuso
Cronaca
30 agosto 2017

Sempre più giovani costretti a lasciare la Puglia per lavoro: 'Sappiamo di dover andar via'

Dal 2008 ad oggi solo Bitonto ha perso quasi mille under 30

Accade sempre più spesso che molti ragazzi siano costretti a lasciare il paese natio per cercare maggiore fortuna altrove. Sono sei su dieci i giovani italiani che vivono a carico dei propri genitori e, secondo i dati diffusi dall’Istat, nel 2016 il 42% di loro sogna di riuscire a trovare un impiego all’estero. In questo modo, se gli occupati nella fascia di età compresa tra i 50 e i 64 anni aumentano – seppur in modo irrisorio – del 1,5% rispetto al 2014; la percentuale di occupazione per i giovani si ferma al 39,2% in confronto al 50,3% del 2008. 

Da questo punto di vista, la Puglia non se la passa affatto bene: sono 20 mila i giovani under 30 che dal 2008 ad oggi hanno abbandonato la regione per poter cercare un impiego fuori. Secondo il report che la Cgil ha rielaborato partendo dai dati forniti dall’Istat, sono ben tredici le città pugliesi inserite nella classifica dei top 50 comuni per immigrazione degli under 30. A farla da padrona è Molfetta con il 14,3% di giovani emigrati, seguita da Modugno (13,3%), San Severo (12,6%), Martina Franca (11,3%) e Taranto (11,2%).

Nella graduatoria per valori assoluti, invece, compaiono i nomi di dodici Comuni del Tacco: Taranto terza in Italia con 3.643 giovani emigrati, Bari sesta con 2.971 e Foggia nona con 2.599. La città di Bitonto si classifica al decimo posto con il 9,18% e un totale di 959 giovani emigrati dal 2008 sino ad oggi. 

Ho deciso di lasciare Bitonto principalmente per il lavoro. Dopo il diploma ho avuto la possibilità di trasferirmi, ma inizialmente ho preso questa opportunità solo come esperienza di vita. Per motivi contrattuali nel 2012 sono tornato a Bitonto e avevo intenzione di trovare un lavoro che mi soddisfacesse. Purtroppo questa intenzione si è trasformata in delusione, perché non sono riuscito a trovare quello che cercavo e questo mi ha portato a trasferirmi in modo definitivo in Emilia Romagna – ha rivelato Mauro, 26 anni, che da Bitonto si è trasferito a Reggio nell’Emilia, ai taccuini di BitontoTV – Qui mi trovo bene a livello lavorativo, ma non è lo stesso a livello affettivo perché la mia famiglia risiede a Bitonto. Sinceramente non ritornerei a vivere a Bitonto perché mi sto abituando al modo di fare del nord: un modo di fare basato principalmente sul rispetto delle regole”. 

Abbandonare i propri affetti e pensare ad un futuro lontano da casa non è semplice, ma la casistica che riguarda “giovani emigrati” è nutrita. Come Paky, 24 anni bitontino che ha vissuto a Londra: “Ho deciso di lasciare il mio paese per fare un'esperienza personale ed incrementare, oltre il mio livello di inglese, anche il mio livello lavorativo. Ma soprattutto sono partito per conoscere il mondo fuori dall'ottica del paesino di provincia e poter conoscere così la vita di una metropoli. Ovviamente mi sono trovato benissimo perché, fortunatamente, mi sono adattato fin da subito a quella vita. Non ho intenzione di ritornarci perché la mia vita è qui a Bitonto. Ho possibilità di crescere qui nel mio paese e lo farò. Qualora sarò costretto ad andare altrove non avrò problemi nel farlo”.

Nemmeno i tanti laureati hanno vita facile, spesso costretti a lasciare il Bel Paese perché ricevono offerte di lavoro non congrue al proprio titolo di studio conseguito. In particolare, il tasso di occupazione di un laureato dai 30 ai 34 anni è passato dal 79,5% del 2005 all'73,7% del 2016. 

A tal proposito, il segretario generale della Cgil Puglia Giuseppe Gesmundo ha paventato il rischio di “una desertificazione sociale che condannerebbe definitivamente questa Regione, e la riflessione vale per l’intero Mezzogiorno. Se non si agisce in fretta, con investimenti pubblici, se non si torna indietro da una strada che attacca il lavoro e i diritti, se non si moltiplicano le iniziative di sostegno all’occupazione giovanile, gli effetti dell’estrema precarizzazione saranno questi”.

“Non ho niente contro il mio paese e non lo ritengo affatto un brutto posto in cui vivere – ha spiegato Rocco, 20 anni, che da Bitonto si è trasferito a Bolzano per lavoro – A me personalmente non piace vivere qui perché non ha niente a che fare con la mia città, ma ho il dovere e il diritto di pensare al mio futuro e di realizzare i miei sogni. Ho anche il dovere di crearmi un’immagine e di non rimanere nell'anonimato, e purtroppo questo nel mio amato paese non è possibile. Ho deciso di sacrificare alcuni anni della mia vita pur di realizzarmi, sempre sperando di ritornare nel mio paese e trovare delle belle occasioni lavorative”.

Da un lato precariato, dall’altro lavori molto lontani dalle qualificazioni acquisite durante i percorsi formativi: “Ci siamo diplomati nel luglio 2016, presso una scuola che, in teoria, avrebbe dovuto offrirci uno sbocco lavorativo – raccontano Domenico e Alessandro, 20 anni prossimi ad abbandonare Bitonto per cercare un impiego – Purtroppo, data la difficoltà che molti giovani come noi vivono, ciò non è stato possibile e abbiamo cercato incessantemente nel corso dell'anno successivo al diploma varie opportunità lavorative differenti. È proprio in questo momento che abbiamo maturato la consapevolezza di doverci allontanare dalle nostre case. Abbiamo, di conseguenza, valutato varie opportunità lavorative fuori dalla nostra regione e dopo svariati tentativi abbiamo finalmente avuto successo. L’idea di lasciare la propria terra, la propria casa e la propria famiglia, per quanto dura e difficile da accettare, va presa in considerazione se si vuole garantire a se stessi e alla propria futura famiglia un futuro migliore”.