La Chiesa di San Gaetano riapre al pubblico

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Cultura e Spettacoli
04 agosto 2017

Le meraviglie di Carlo Rosa restituite alla città

Post fata resurgo. Sembrava che la chiesa di San Gaetano, un gioiello dell’architettura barocca a Bitonto, non dovesse più essere riaperta ai fedeli. E invece nel caldo pomeriggio di mercoledì, la chiesa è stata restituita alla città, dopo ben 10 anni di lunghi restauri, durante i quali l’edificio è stato riportato al suo antico splendore.

Una folla di fedeli ha accolto la processione, organizzata dalla Confraternita di San Giuseppe, dell’immagine del santo a cui la chiesa è dedicata insieme a san Nicola e sant’Andrea Avellino, compatroni della città di Bitonto.

Dopo la santa messa di ieri presieduta da don Ciccio Acquafredda, parroco della Cattedralei, la chiesa sarà nel prossimo futuro riaperta stabilmente al culto, nell’attesa degli ultimi ritocchi nell’interno e della scelta di un sacerdote che si occupi delle celebrazioni. Intanto l’Amministrazione, secondo gli accordi con l’Arcidiocesi, ha garantito l’apertura dell’edificio anche perché il terzo grande monumento di piazza Cavour sia fruito da cittadini e turisti.

Quella di san Gaetano è davvero una delle strutture religiose più ricche di storia e arte della nostra città. Si erge dove un tempo sorgeva l’antichissima chiesa battistero di San Giovanni, che si trovava proprio dove ora incomincia la scalinata attuale.

Fu costruita per volere dei tetaini, l’ordine istituito proprio da san Gaetano, e la sua fondazione risale al 1609, mentre la sua consacrazione fu ufficializzata nel 1730. L’opera più importante è forse il soffitto, dipinto con immagini della vita di san Nicola e decorato in lamine d’oro, frutto del genio di Carlo Rosa, il nostro famoso concittadino (un soffitto simile, con quadri ispirati alla vita del santo di Myra, è presente nella Basilica di san Nicola a Bari, opera ancora di Carlo Rosa).

Di forma barocca sono anche le otto cappelle laterali, quattro per lato, una delle quali presenta decorazioni in stile leccese, che ha fatto pensare che l’autore fosse proprio di origine della capitale pugliese del barocco e della pietra bianca. L’aula rettangolare termina in un’abside semicircolare nella parete di fondo, senza incontrare il transetto, che non fu mai realizzato, come rimaste incompiute furono le statue che dovrebbero riempire i vuoti sulla facciata.

La riapertura di questo edificio di culto, dopo così tanto tempo, sarà senz’altro l’occasione per riscoprire la sua storia e le sue bellezze senza tempo, onore e vanto per ogni bitontino, un patrimonio prezioso di cui avere sempre cura nella memoria collettiva.