Il Villaggio del Neolitico di Palese rischia di essere sommerso dal cemento

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Cronaca
28 agosto 2017

Il Villaggio del Neolitico di Palese rischia di essere sommerso dal cemento

Nonostante le proteste di intellettuali ed esperti, sul sito a Palese saranno costruite delle villine

La decisione della Soprintendenza dei Beni Culturali della Regione Puglia sulla sorte delle rovine del villaggio del Neolitico di Palese sembra ormai essere definitiva. Dopo la comparsa sul cancello del cantiere del cartello che illustra le future villette che vi saranno costruite, le pressanti repliche di intellettuali ed esperti del settore paiono non avere più voce in capitolo sulla vicenda. E i resti dell’antico insediamento destinati ad un profondo oblio.

Il ritrovamento del sito di 7 ettari, che si trova tra via Vittorio Veneto e il lungomare Tenente Noviello (in direzione Bitonto), dietro il rudere dell’Hotel Poseidon, avvenne nel 2012 e da allora la Soprintendenza aveva messo i fermi al cantiere. Nel sito erano stati rinvenuti alcuni preziosi reperti, tra cui 9 scheletri (di cui uno in posizione supina, assai rara), ceramiche, manufatti (come una rara statuetta della Dea Madre), pavimentazioni e fornaci, tutto ben conservato nonostante i quasi 8 mila anni passati sottoterra. 

Già nel 2015, tuttavia, “la Pompei del Neolitico”, come è stata definita da alcuni, rischiava di essere sommersa dal cemento, data l’assenza del vincolo di tutela sul sito da parte della Soprintendenza, che ha dato il via libera alla costruzione di edifici moderni. 

Non sono mancate certo le proteste, le petizioni, le richieste inoltrate alle istituzioni competenti, perfino una al Presidente della Repubblica Mattarella. La decisione della Soprintendenza non è cambiata e ormai la querelle di questi anni potrebbe essere giunta al termine con sommessa sconfitta di chi, in quel sito, vedeva un parco archeologico dal profondo interesse culturale.

Certo non sembravano promettere bene le parole dell’allora dirigente della Soprintendenza pugliese, Luigi La Rocca, rilasciate alla testata barese Barinedita nel 2014, mentre prevedeva che “alla fine non credo che [il sito, n.d.r.] potrà essere destinatario di un progetto di valorizzazione. Di cosa stiamo parlando in fondo?”, giudicando le ceramiche e gli altri reperti “frammenti di scarsa rilevanza”. 

“I reperti rarissimi scoperti nelle tombe emerse dagli scavi che anticiparono l'edificazione sono stati portati via, non sappiamo dove e nelle mani di chi”, denuncia, invece, in un articolo apparso su La Gazzetta del Mezzogiorno Eugenio Lombardi, architetto barese che si è impegnato per la tutela di questi ritrovamenti, lamentando la sordità di colleghi e istituzioni di fronte a beni di tale rilevanza storica e archeologica.

“Tipiche caratteristiche delle storie del nostro miserabile Sud” ha inoltre commentato Mario Sicolo, direttore del daBitonto, in un editoriale apparso ieri sul sito della testata, che punta il dito contro il “potere del mattone e della moneta” e il silenzio di chi non ha saputo scendere in campo per sostenere la causa.