Allarme siccità: si teme un'annata orribile per l'olio

di La Redazione
Cronaca
22 agosto 2017

Allarme siccità: si teme un'annata orribile per l'olio

Bonasia: 'Calo del 30%'. Ma dal CNO rassicurano: 'La qualità è salva'

"La siccità con un notevole stress idrico sta dando il colpo di grazia a un'annata già difficile per le piante di ulivo", è quanto ha sostenuto Gaetano Bonasia, agronomo del Cno e direttore tecnico della Op Oliveti Terra di Bari, all’agenzia giornalistica Adkronos. 

Gli ulivi pugliesi, infatti, soprattutto nel barese dove si concentra il 60% della produzione nazionale di olio d'oliva italiano, hanno subito una serie di problemi a causa dei cambiamenti climatici, a cominciare dal calo termico di gennaio dovuto alle abbondanti nevicate e alla caduta di frutti freschi tra maggio e giugno a cui si è aggiunta la siccità e, ultima in ordine di tempo, la forte grandinata che si è abbattuta il 12 agosto ha causato la perdita del 70% delle olive che sono finite in terra in certe zone del Tavoliere.

Un allarme, quello che riguarda l’oro di Puglia, condiviso anche dalla Coldiretti. “Abbiamo stimato – ha denunciato nei giorni scorsi il presidente della sezione pugliese, Gianni Cantele –  una perdita secca di 270 milioni di euro. Gli alberi sono in evidente sofferenza con la cascola delle olive e la parte vegetativa asfittica. Un danno enorme se si pensa che in Puglia la superficie coltivata ad olivo è pari a 380mila ettari, con una produzione di 11 milioni di quintali di olive e 2,5 milioni di quintali di olio, con un’incidenza della produzione olivicola regionale su quella nazionale pari al 12% di quella mondiale”.

“Il calo della produzione dovrebbe essere intorno al 30% tuttavia la qualità è salva, - ha tuttavia precisato Bonasia - lo possiamo dire fin da adesso, sarà un'annata eccezionale sotto quel profilo anche perché non abbiamo avuto il problema della mosca".

 

C’è dunque il rischio, come sostenuto anche da Angelo Corsetti di Coldiretti, che il deficit nella produzione possa essere colmato con un aumento sconsiderato delle importazioni dall’estero. Per questo bisogna correre ai ripari: la soluzione auspicata dagli olivicoltori sarebbe quella di un aumento della coltivazione attraverso nuovi impianti di uliveti intensivi. "Non siamo a favore di uliveti super intensivi - ha spiegato Bonasia di Oliveti Terra di Bari - ma occorre aumentare la produzione con gli impianti di uliveti intensivi con 350-400 piante per ettaro. Inoltre, servirebbe pianificare l'irrigazione nei campi desalinizzando l'acqua del mare e, prendendo a modello il sistema israeliano, dove l'acqua scarseggia. Per fare tutto questo però servirebbero gli aiuti, una Ocm dell'olio, non solo del vino".