Un blog per raccontare il calvario di un cancro. La storia di Giusy

Federica Monte
di Federica Monte
Inchieste
24 luglio 2017
Photo Credits: Foto di repertorio

Un blog per raccontare il calvario di un cancro. La storia di Giusy

Nella sua rubrica 'Cronache da un ospedale di frontiera' ha narrato i giorni passati in corsia. Sino alla morte

Cronache da un ospedale di frontiera. Così si intitolava la rubrica giornaliera tenuta su Facebook da Giusy Squicciarini, nei suoi ultimi giorni di vita, mentre aspettava di diventare “leggenda”, come si firmava ironicamente alla fine di ogni post. Durante l’ultima parentesi ospedaliera a Pordenone, per l’ultimo disperato tentativo di fermare il versamento pleurico, attraverso il talcaggio, ha raccontato il suo calvario. Giorno dopo giorno, una cronaca assieme amara e ironica portata avanti nonostante un destino irreversibile. E alla fine, “leggenda” lo è diventata per davvero, per la sua storia straordinaria di dolore e dignità.

Giusy ha vissuto fino al 2003 a Bitonto, poi si è trasferita a Trieste con il marito, mentre la sua famiglia d’origine si era nel frattempo spostata in Toscana. Cinque anni fa la diagnosi dell’adenocarcinoma polmonare – che nei suoi post chiamava “Adeno” – scoperto dopo cinque mesi di tosse stizzosa. Inizialmente il suo medico curante attribuiva le colpe del suo male alla depressione post partum. Ma il suo “istinto di sopravvivenza”, come lo ha definito in un intervento al meeting nazionale ALCASE a Roma intitolato Per vincere il cancro del polmone, la portò ad affidarsi ad un nuovo medico, che le prescrisse una lastra ai polmoni. Il responso fu chiaro: reticolo nodulare diffuso. Da qui Bari, Siena e CRO di Aviano in un percorso lungo, tortuoso, fatto di sei cicli di chemioterapia e metastasi al cervello.

I suoi racconti brevi sono lucidi, teneri, strazianti, dolorosissimi, ma allo stesso tempo riescono a far sorridere. L’8 giugno raccontava di come in ospedale le accadevano una serie di “episodi grotteschi, buffi e divertenti”, da quando Adeno aveva messo le proprie radici nel suo addome. Aveva la pancia di una donna in attesa al settimo mese di gravidanza, ed essendo ricoverata nel reparto di pneumologia, spesso chi veniva a far visita ai propri familiari, la scambiava per una donna incinta: “Allora loro mi guardano e mi chiedono ‘Signora mia nuora finisce i mesi a Luglio...lei quando?’ Io allora rispondo " Beh, non so, perché dobbiamo decidere con gli oncologi quando farlo nascere questo tumore". A parte l'imbarazzo iniziale tutto poi si risolve in una grassa risata. Poi un giorno addirittura un signore mi ha detto che dovevo essere forte per lui, dovevo combattere per lui. Com’è strana la vita: sembra che abbia dentro di me la vita e invece ho in grembo la morte. E allora mi piace pensare che se la gente vede in me ancora la vita, nulla è finito ed io posso diventare ancora leggenda”.

Quello che traspare dalla lettura disincantata dei suoi post è un pensiero lucido, una limpidezza nel percepire l’imminente trapasso, che Giusy ha sfidato con coraggio, senza paura. Da piccola sognava di fare la pilota di caccia militari, ma successivamente – racconta Nicola, suo fratello “ha ridimensionato i suoi sogni. Ha studiato giurisprudenza, senza però laurearsi mai.  Viaggiava da sola, andava alle visite da sola “nei suoi occhi non si vedeva mai la malattia, perché ha affrontato tutto con una forza disumana”.

Come quando qualche giorno dopo si lamentava per le poche attenzioni ricevute nell’ospedale di Pordenone, dove per due giorni non le avevano cambiato le lenzuola. Tra un dolore e l’altro, scriveva di non voler un infermiere maschio, per una questione di pudore. Argomentava la questione aprendosi senza riserva: “non è facile accettare a volte anche l'aiuto degli altri. Si insomma, non è il massimo farsi lavare la Jolanda dalla shura Maria di turno. Ma devi. Perché hai bisogno di aiuto. Adesso sei tu che ispiri pena alla gente. Ieri la mia vicina di letto 83 enne, mi ha detto che faccio molta pena alla sua vicina di casa. Ci sta. Normale sono giovane, malata. Tutto nella norma”. Alla fine, continuava con un consiglio “quando la mattina vi alzate e magari non volete accompagnare i figli a scuola, perché boh siete stanche, o, vi toccano le pulizie di primavera…pensate a chi è costretta a far vedere la sua Jolanda a tutti e la voglia vi ritorna, meglio di un caffè al ginseng. Sono in attesa di diventare Leggenda”. Non mancavano neanche le battute sarcastiche rivolte al sistema sanitario italiano nel quale, a detta sua, si sprecano esami costosissimi per donne e uomini troppo anziani e che comunque non ne sfrutterebbero i risultati. Bersaglio ironico, anche la signora Maria, la sua compagna di stanza 83enne – che Giusy chiamava il  gufo, e sottilmente diceva “sembra la mamma dei Goonies in versione gigante”. 

Sognava di diventare blogger per raccontare a tutti quanto la buona educazione alimentare fosse importante per la prevenzione delle malattie. Sognava di scrivere un libro per raccontare la sua storia, comicamente, anche se così piena di vicissitudini terribili. Le sue pagine virtuali sono intrise di una prospettiva nuova. Chissà come viene vista la Signora col velo Nero quando la si aspetta. Chissà se terrorizza o se a furia di sentirla vicina non fa più male. Giusy l’ha aspettata con temerarietà, eroismo, col sorriso e con la sua penna telematica a farle compagnia.

“Io ho un tumore. Ma non sono il mio tumore. Sono intelligente, allegra, vitale e bella più di molte donne sane. Ditemi, come posso essere il mio cancro? Il cancro è una bestia, io sono una creatura divina” scriveva poco prima di andare. Giusy è diventata leggenda – come amava definirsi scherzano -  lo scorso 16 giugno, avrebbe compiuto 39 anni il prossimo 12 agosto.