Rapporto Ecomafie: Puglia terza regione per numero di infrazioni ambientali

Massimiliano Dilettuso
di Massimiliano Dilettuso
Cronaca
07 luglio 2017

Rapporto Ecomafie: Puglia terza regione per numero di infrazioni ambientali

Trend in miglioramento rispetto al 2015. La regione conquista il podio anche per numero di cave

È stato presentato nei giorni scorsi il rapporto “Ecomafie, le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia”, redatto da Legambiente ed edito da Edizioni Ambiente.

Secondo il report sono stati ben 25.889 i reati ambientali commessi in Italia nel 2016, con una media di 71 al giorno e di circa 3 ogni ora. Numeri decisamente ancora molto alti, ma che descrivono una situazione in lieve miglioramento rispetto al recente passato: Infatti, da due anni a questa parte, sono diminuiti gli illeciti ambientali e si è ridotto anche il fatturato delle attività illegali dell’ecomafia. Dai 27.745 reati del 2015 si è passati ai 25.889 del 2016, con una flessione del 7%, e dai circa 20 miliardi di euro di guadagno si è scesi ai 13 miliardi, circa 6,2 in meno rispetto all’anno precedente.

D’altra parte, nella penisola italiana, è cresciuto notevolmente il numero degli arresti 225 (contro i 188 del 2015), di denunce 28.818 (a fronte delle 24.623 della precedente edizione di Ecomafia) e di sequestri 7.277 (nel 2015 erano stati 7.055), a testimoniare una sempre maggiore efficacia dell’azione investigativa e repressiva, grazie anche ad un aggiornamento dell’apparato legislativo sulla materia. 

Tuttavia, la strada da percorrere è ancora lunga e tortuosa, soprattutto per le quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso, che mantengono i primi posti nella classifica per numero di illeciti: in vetta, ancora una volta, è la Campania (3.728), davanti alla Sicilia (3.084), alla Puglia (2.339) e alla Calabria (2.303). Nel Settentrione, invece, è la Liguria la regina della classifica, mentre la Toscana conquista la sesta posizione. Lo stesso dicasi per le province, dove si conferma quasi integralmente la graduatoria riportata poc’anzi: Napoli è stabilmente la più colpita con 1.361 infrazioni, seguita da Salerno (963), Roma (820), Cosenza (816) e Palermo (811).

Nel dettaglio la regione Puglia si piazza al terzo posto della speciale classifica dell’illegalità ambientale con il 9,2% delle infrazioni accertate sul totale nazionale, 745 sequestri effettuati e 2.269 persone denunciate. Numeri tutto sommato positivi per la regione, se si considera che solo due anni fa il tacco dello stivale contava il primo posto della graduatoria con 4.499 reati, pari al 15,4% del totale italiano, 2.469 sequestri effettuati e 4.159 persone denunciate. In sostanza, i reati si sono più che dimezzati e le persone arrestate sono passate dalle 5 del 2015 alle 35 del 2016 rendendo la Puglia la prima regione italiana per numero di arresti.

Nel Rapporto Ecomafia 2017, la Puglia conquista il terzo posto della classifica delle illegalità ambientali in Italia, con 2.339 infrazioni accertate, mentre è prima per numero di persone arrestate, ben 35. La nostra regione, inoltre, sale sul podio per l’abusivismo edilizio, per i reati contro la fauna e per quelli nel ciclo dei rifiuti. I numeri pugliesi di Ecomafia 2017 sono il frutto del capillare lavoro di controllo del territorio e contrasto alle illegalità ambientali svolto in tutta la regione dalle Forze dell’Ordine e dalla magistratura che, ormai da due anni, possono contare sulla legge sugli ecoreati contro chi pensa di lucrare a danno della salute dei cittadini e del territorio” ha dichiarato a tal proposito Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia.

A completare il quadro sulla situazione ambientale della regione ci sono i dati del Rapporto Cave 2017 che ha posto, ancora una volta, la Puglia tra i primi territori per quantità di materiale lapideo estratto e per numero di cave presenti, 396 attive, per oltre 7 milioni di metri cubi di materiale cavato. Un primato, quello pugliese, che si riflette negativamente sulle criticità ambientali amplificate per decenni dalla mancanza del PRAE, del catasto cave, e dall’estrazione senza titolo oneroso. Per di più le cave dismesse - 2522 in tutta la Puglia, tra cui le numerose che costellano il territorio di Bitonto - sono spesso usate come discariche abusive di rifiuti. I siti inattivi sono diventati nel tempo meta privilegiata di chi smaltisce illegalmente immondizia di ogni sorta. Amianto, materiali di risulta, RSU sono solo alcuni dei rifiuti che vengono riversati anche nelle cave bitontine, su tutte quelle che costeggiano via Appia, a ridosso del territorio di Terlizzi. La situazione, per di più, è aggravata da messe in sicurezza frettolose, che permettono il passaggio e l'accesso a mezzi pesanti, e una normativa locale lacunosa.