La storia del giovane militare abusato alla Cecchignola da due bitontini

Massimiliano Dilettuso
di Massimiliano Dilettuso
Cronaca
18 luglio 2017

La storia del giovane militare abusato alla Cecchignola da due bitontini

Un assessore piemontese racconta a distanza di anni la tragedia di cui fu vittima.

Nelle scorse ore, sulle colonne del Corriere della Sera, è stata racconta la vicenda del cinquantatreenne L.D., assessore di un Comune del torinese, che ben 35 anni fu protagonista di una tragedia consumata nella città militare della Cecchignola, sita nell’Agro Romano.

Era il 1982 e L.D. si accingeva ad affrontare il servizio militare di leva (obbligatorio in Italia sino al 2004, ndr) nella celebre caserma alle porte della Capitale. Ma in una sera di fine maggio che l’allora diciasettenne fu vittima di un abuso da parte di tre commilitoni suoi coetanei: il primo si chiamava Giovanni ed era di Foggia, gli altri due invece di Bitonto.

“Quella sera ero appena rientrato dal primo congedo. Prima di addormentarmi nella camerata da sei, sentii che i miei compagni bisbigliavano e ridacchiavano... Non ci badai, non potevo immaginare” racconta L.D. Stando al racconto del cinquantenne torinese, erano le due di notte quando fu “preso dal letto, mani e piedi. Cercai di dimenarmi, di scappare in corridoio. Ma loro mi sbatterono la testa sul pavimento e persi una prima volta i sensi. Mi portarono nella lavanderia, sullo stesso piano, e abusarono di me. Poi scapparono, lasciandomi svenuto. Mi svegliai forse due ore dopo, completamente nudo. Il sangue usciva dappertutto. Dal naso, dalla bocca, da dietro. Un maresciallo mi coprì con la sua giacca, credevo di morire…”.

Ma la vicenda non finisce qui, infatti L.D. rivela di essere stato costretto a mentire sullo stupro di gruppo che aveva subito nelle ore precedenti per salvaguardare il nome della caserma: “Il capitano A. mi venne a trovare in infermeria e mi disse che, se avessi riferito l’accaduto, sarei stato congedato con demerito e non avrei avuto accesso ai concorsi. Io, ragazzino, terrorizzato, non ebbi scelta: accettai di mettere a verbale che al mio arrivo alla stazione Termini tre balordi mi avevano trascinato in un giardinetto e violentato. Ai miei genitori raccontai di essere caduto. Provavo una vergogna che non mi ha mai abbandonato e mi ha rovinato la vita”.

Nonostante ciò, una lunga psicoterapia gli ha permesso – in tempi recenti – di sconfiggere i “fantasmi del ricordo” che lo turbavano da quella fatidica notte del maggio 1982 e, così, ha deciso di denunciare i tre stupratori pugliesi.

“Nelle caserme italiane, anche se meno che in passato - conclude l’assessore piemontese - fatti del genere possono ancora succedere. Voglio esortare le vittime, i ragazzi che oggi hanno l’età che avevo io, a non farsi schiacciare dal silenzi”. 

La storia raccontata dal giornalista Fabrizio Peronaci non rappresenta, tuttavia, una eccezione in un ambiente – quello militare – che spesso si è reso protagonista di vicende di questo tipo. Nel 1997, alcuni militari italiani impegnati in missione di pace in Somalia furono accusati di violenze e stupri ai danni degli abitanti del posto (specialmente alle donne somale, ndr). A distanza di anni, un'inchiesta indagò sugli abusi e il maresciallo della Folgore, Valerio Ercole, subì un processo per aver praticato la tortura, ma fu assolto dalla Corte d’Appello di Firenze per prescrizione. 

Nello stesso anno, invece, la caserma "Salvatore Pisano" di Capo Teulada, centro di addestramento per decine di migliaia di soldati italiani e della Nato, fu sede di un episodio di nonnismo: un militare si sarebbe svegliato tra le fiamme, perché il suo materasso fu incendiato da un compagno di camerata.  Sempre nella stessa caserma e nello stesso periodo, un altro militare semiubriaco fu stato avvicinato da un commilitone che – stando alle testimonianze –  gli avrebbe “poggiato il pene sulla fronte”. La vittima, in stato di semincoscienza, non si è accorta di nulla. Il fatto non è sfuggito però agli altri soldati presenti nella camerata che lo hanno denunciato ai superiori. 

Questi sono solo alcuni esempi dei tanti abusi ad opera dei “nostri” militari, avvenuti soprattutto tra il 1993 e il 1998 nelle caserme italiane. Ma stando ai rapporti stilati nel 2014 dalla disciplina militare e dall’organizzazione delle Forze Armate, i casi di nonnismo si stanno lentamente riducendo, lasciando spazio alle numerose molestie sessuali e agli atti di stalking. Nel dettaglio, se nel 1998 i casi di nonnismo erano ben 268, nel 2014 sono stati solo 2.

Completamente differente è, invece, il bilancio delle molestie sessuali con 7 casi nel 2014 contro i 4 del 2013. A farla da padrona è, d’altra parte, lo stalking con addirittura 49 denunce a fronte delle 4 dell'anno precedente. 

Fanno ben sperare, infine, i dati sui suicidi tra il personale militare: nel 2014 sono stati 20 rispetto ai 23 dell'anno precedente, con un decremento del 13%. Il maggior numero di casi è stato registrato nell'Arma dei Carabinieri, 11 su 20, il 55%. Tornando al dato generale, le vittime sono state un ufficiale, in servizio, 5 sottufficiali e 14 componenti del personale di truppa, tutti fuori servizio.