Il dramma del caporalato nel libro 'Morire come schiavi'

di La Redazione
Cultura e Spettacoli
25 luglio 2017

Il dramma del caporalato nel libro 'Morire come schiavi'

Presentata ieri al Chiostro di San Domenico l'inchiesta della giornalista Enrica Simonetti

Il caporalato, un sistema di sfruttamento specchio dei nostri tempi. È la sintesi dell’incontro sul tema tenutosi ieri al Chiostro di San Domenico, grazie al lavoro del presidio locale di Libera, che ha inserito nel cartellone di “E!state Liberi!” la presentazione dell’ultimo libro di Enrica Simonetti, “Morire come schiavi”.

Il reportage della giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno prende le mosse dalla storia di Paola Clemente, la bracciante italiana morta due estati fa nelle campagna di Andria. Le vicende di Paola sono diventate paradigma per comprendere il sistema dei caporali, mai così evoluto, in un viaggio che ha toccato l’intero Meridione. 

“Crediamo che sia un fenomeno appartenente al passato. Invece non è così - ha introdotto Valentino Losito, presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Puglia - Muoiono extracomunitari, ma anche italiani. Quelli assunti dalle famose agenzie interinali”. Come, appunto, la Clemente: lo scorso Febbraio la Procura di Trani ha arrestato sei persone, tra cui il direttore dell’agenzia che aveva assunto la donna di San Giorgio Jonico e alcuni ragionieri, grazie anche alla nuova legge sul caporalato.

Con cui sono stati fatti passi importanti, ma che non hanno colmato un vuoto normativo. “In Italia c’erano già leggi che permettevano di perseguire reati di schiavismo - ha sottolineato la Simonetti - ma, come sempre, si preferisce affrontare un problema aprendo tavoli, poi commissioni e infine presentando proposte di legge”. 

Al netto del racconto dai ghetti e dagli spazi dello sfruttamento agricolo, il libro rappresenta un quadro della realtà privata della dimensione sociale e solidale. “Sono le conseguenze del capitalismo: si è eliminata la lotta di classe” ha continuato l’autrice. 

“Morire come schiavi” è però anche un manualetto di giornalismo: “Si tratta di un’inchiesta vecchio stile, che noi giornalisti preferiamo non fare più. Ci perdiamo tra le mille novità che arrivano ogni giorno nelle redazioni, ma non seguiamo e non approfondiamo più le storie”.

All’incontro con la Simonetti hanno partecipato anche Vincenzo Brascia di Libera Bitonto, il sindaco Michele Abbaticchio e Azmi Jarjawi, segretario regionale Flai Puglia. Durante la serata sono state esposte le foto che compongono il reportage “In da Ghetto”, realizzato nel 2016 da Lisa FiorielloSavino Carbone e Antonio Valenza direttamente nei ghetti di Rignano Garganico e Nardò (clicca qui per vedere il lavoro completo).