Il Sindaco più amato, il Consiglio più sballato

Sabino Paparella
di Sabino Paparella
Politica, Esperia, Elezioni Amministrative 2017
13 giugno 2017

Il Sindaco più amato, il Consiglio più sballato

L’annozero della politica locale dopo lo strike di Abbaticchio

La riconferma di Abbaticchio ha dello straordinario. Da quando è in vigore l’elezione diretta dei sindaci (1993), non era mai successo a Bitonto che il primo cittadino venisse designato al primo turno con una percentuale così alta: più del 60% dei votanti (Nicola Pice per la sua rielezione nel 2003 ottenne il numero maggiore di voti in assoluto, fermandosi però al 58%). Per di più in una competizione a quattro “papabili”. Il segnale da parte della città non sarebbe potuto essere più esplicito: una richiesta di continuità con quanto avvenuto e fatto negli ultimi cinque anni.

Una richiesta che ha del grottesco, del paradossale, tuttavia, se si guarda alla composizione del Consiglio Comunale (anticipata da Bitontotv già ieri) che il trionfo di Abbaticchio produce: un’assise cittadina improntata, al contrario, ad una discontinuità assoluta, epocale, generazionale. Pochissimi tra i consiglieri uscenti risultano infatti confermati: tra le fila della maggioranza, Vito Labianca (Iniziativa Democratica), Gaetano Depalma (Progetto Comune, ieri PD), e Christian Farella (Direzione Bitonto), fino a ieri all’opposizione; nella minoranza, la sola candidata sindaco di centrodestra Carmela Rossiello. Il nuovo Consiglio sembra invece sacrificare l’esperienza sull’altare della novità e del ricambio, non solo dal punto di vista delle singole personalità, ma anche dell’organigramma politico: è incredibile notare come delle sigle di maggioranza che accedono al Consiglio solo una, Città Democratica, fosse già presente nel portfolio elettorale di Michele Abbaticchio cinque anni fa. Per il resto, a trovare posto nella “stanza dei bottoni” di Palazzo Gentile sono perlopiù micro-realtà politiche nuove o pseudo-tali, riconducibili essenzialmente ad entourage di singole personalità e “signori dei voti”: “Iniziativa democratica” di Vito Labianca; “Cattolici Riformisiti Popolari”, con la donna più suffragata di queste elezioni, Marianna Legista, meglio nota come consorte dell’ex assessore e consigliere provinciale forzista Damiano Somma; “70032” dell’ex Idv Giuseppe Fioriello, in cui spicca anche l’exploit incredibile del giovane, alieno sinora dalla politica, Giuseppe Santoruvo; “Bitonto solidale” dell’ex Laboratorio Mimmo Incantalupo; “Direzione Bitonto” dell’ex fittiano Christian Farella; “La Puglia in Più” dell’ex Idv Domenico Nacci. Il caleidoscopio di micro-sigle è disorientante.

Sembra in effetti concretizzarsi quel pericolo che, da queste stesse colonne, avevamo paventato un mese fa: l’estrema parcellizzazione, sino alla balcanizzazione, della massima assise cittadina. Un obiettivo, questo, che lo stesso Michele Abbaticchio si era sostanzialmente prefissato, componendo una coalizione a dieci teste, ben nove delle quali sono riuscite a trovare posto a Palazzo. Una scelta che aveva implicitamente l’effetto di favorire il protagonismo dei “signori dei voti”, alzando sensibilmente la soglia delle preferenze per accedere al Consiglio: è significativo come, a fronte di consiglieri di minoranza che riescono ad avere diritto di tribuna grazie a meno di duecento voti, tra le fila della maggioranza siano rimasti invece esclusi dal Consiglio nomi molto ben suffragati come Vito Masciale (469), Rino Mangini (380 voti), Pino Maiorano (350), Domenico Pinto (327), Francesco Brandi (328).

L’eterogeneità prodotta da queste premesse nella nuova maggioranza consiliare è estrema. Siederanno l’uno affianco all’altro battitori liberi – molti dei quali neofiti della politica – che spesso non hanno alle spalle alcun contenitore politico, ma semplicemente gruppi lobbistici o imprenditoriali con forti interessi sul territorio. Con l’esito paradossale che, in questo bailamme, il gruppo consiliare politicamente più solido e coeso potrebbe rivelarsi quello di minoranza che risponde all’asse Pd-Insieme per la Città, con il candidato sindaco sconfitto Emanuele Sannicandro ed i consiglieri Michele Daucelli, Cosimo Bonasia ed i giovani Gaetano Bonasia ed Antonella Vaccaro (clamorosa, e comunque significativa della discontinuità generazionale generalizzata, l’esclusione di Franco Natilla fra i ranghi del PD).

Come potrà il popolarissimo Michele Abbaticchio gestire una maggioranza così informe – e soprattutto governare la città mediante essa? Il suo obiettivo dichiarato sin dall’inizio della campagna elettorale – procurarsi consiglieri fedelissimi, rispondenti direttamente a lui – sembra essere stato raggiunto, almeno in parte: la leadership numerica in maggioranza spetta in effetti alla “sua” lista “Tra la gente”, con gli eletti Arcangelo Putignano (giovanissimo neofita di Palombaio), Emanuele Abbatantuono (Fondazione Santi Medici) e Angela Saracino (ex Pd nell’era Valla), oltre che con il clamoroso ed inaspettato exploit di Pasquale Castellano tra le fila di “Progetto Comune Viviamo la Città”. Sono queste le menti e le mani attraverso cui il Sindaco potrà garantire stabilità al governo cittadino?

Quel che è certo è che se il piano di Abbaticchio era quello di radere al suolo la storia politica dell’ultimo quinquennio, producendo un annozero della politica locale, il bersaglio sembra essere stato centrato in pieno. Cosa egli saprà costruire su queste macerie, è l’interrogativo che da oggi resta urgentemente aperto.