Amministrative 2017: il funerale della politica?

Savino Carbone
di Savino Carbone
Politica, L'angolo del direttore, Elezioni Amministrative 2017
10 giugno 2017

Amministrative 2017: il funerale della politica?

Dopo una campagna elettorale incentrata sui personalismi la comunità sarà chiamata a ripensare

Si è conclusa ieri una campagna elettorale anomala. La contesa politica tra Michele Abbaticchio, Carmela Rossiello, Emanuele Sannicandro e Dino Ciminiello sarà ricordata come quella in cui più si è palesata, a livello locale, la crisi in cui versa l’intero sistema politico. 

È stato, infatti, un mese incentrato sul personalismo. I comizi, i confronti e gli eventi pubblici promossi dai candidati lo hanno dimostrato: la campagna non si è giocata su quattro modelli diversi e alternativi di città, bensì sul “fattore credibilità” dei candidati. 

Tutti hanno sostenuto la necessità di maggior sicurezza, di investire nel sociale come misura di prevenzione dell’illegalità, di promuovere il vasto patrimonio culturale del territorio e di guardare alle periferie come il luogo di sfida per il rilancio del territorio. Nessuno, tuttavia, ha davvero parlato di sinistra, centro, destra, fatta eccezione per alcune sterili rivendicazioni inserite in una contesa troppo schiacciata sulle quattro figure simbolo per essere intesa come "ideologica".

Per la prima volta, dunque, Bitonto non sarà chiamata a decidere su un’idea di città legata a visioni politiche ampie. Bensì sulla base di quattro agende di altrettanti aspiranti sindaco, dai profili e dalle carriere differenti.  

In questo senso gli elettori sceglieranno quel candidato a cui sentono di poter accordare le competenze necessarie al raggiungimento di tali obiettivi. Nelle cabine elettorali - è il caso di dirlo - si entrerà con i santini. I manualetti di Storia della Politica rimarranno a casa.  

Le idee sono diventate un feticcio da immolare sull’altare di queste competenze, intese come le must skills dell’amministratore millennial, così tanto somigliante ad un tecnocrate. 

Qualcuno dirà “è la crisi dei partiti”, altri “è la sindrome Amministrative”. Quel che è certo è che tra piazze web trasformatesi da luogo di confronto a pericoloso limbo multimediale, dove informazione, falsità, illazioni e speranze sono state confuse in un pericoloso meltin’ pot postmoderno, e comizi che hanno registrato partecipazioni di molto ridotte rispetto al passato, la campagna per le Amministrative appena conclusa (salvo eventuale ballottaggio) rappresenterà una eredità con cui la comunità politica locale dovrà confrontarsi. 

Qualunque sarà il risultato, da lunedì bisognerà ripensare le categorie su cui misurare l’azione politica locale. Intesa come complessa arte di sintesi tra il soddisfacimento dei bisogni di oggi e la creazione di quelli del domani, in un’idea complessa che superi i singoli uomini. 

Dovrà farlo il centrosinistra, dilaniato da un lustro, il centrodestra, che continua a pagare lo scotto del governo Valla, i Cinque Stelle, che si apprestano ad entrare per la prima volta nei luoghi di amministrazione della cosa pubblica. 

In caso contrario, il rischio è che questi giorni vengano ricordati come un lungo funerale della politica, ben più funesto di quello celebrato dal simpatico Pinuccio Lovero cinque anni fa.