Un cartello affisso in un supermercato invita a non fare elemosina

di La Redazione
Cronaca
11 maggio 2017

Un cartello affisso in un supermercato invita a non fare elemosina

I mendicanti 'raccolgono dai 60 ai 100 € al giorno'. L'inopportuna trovata di un esercizio commerciale cittadino

In questi giorni, in un supermercato della città è apparso un cartello, affisso nei pressi delle casse, che “invita” i clienti e gli avventori a non lasciare soldi a chi chiede l’elemosina nei pressi dei market. 

L’avvertenza recita testualmente “Non elemosinate gli accattoni davanti ai negozi. Il loro elemosinare gli permette di raccogliere dai 60 ai 100 € al giorno, tanto quanto un operaio specializzato italiano, considerando un importo netto senza tasse”

L’avviso si riferisce ai mendicanti di origine straniera, che ogni giorno sostano davanti agli ingressi dei supermercati per racimolare qualche spicciolo.

Nonostante l’affissione del cartello possa essere considerata la naturale conseguenza di un clima di insofferenza generale nei confronti della situazione (non sono pochi quelli che si lamentano del fenomeno dell’accattonaggio, soprattutto sui social network), il gesto appare quantomeno inopportuno per una serie di motivi.  

Non si tratta di una manifestazione di un comune cittadino, bensì di una comunicazione che arriva da imprenditori con un ruolo attivo all’interno di una comunità, che interagiscono con una fetta importante di cittadinanza e che quindi dovrebbero rispondere ad una serie di regole etiche non scritte. Tra queste quella che consiglierebbe di non alimentare risentimenti e diffidenza verso le minoranze. 

La precisazione sul compenso di “un operaio specializzato italiano” potrebbe apparire come il perpetuarsi dello stereotipo di straniero “fannullone”, che si arricchisce sulle spalle dell’Occidente benevolo che lo accoglie. 

Un’immagine pericolosa, populista e lontana dalla realtà. La maggior parte dei mendicanti proviene dai centri di accoglienza regolari e straordinari presenti nel nord barese. Gente che, in attesa che si concluda l’iter burocratico per il riconoscimento dello status di rifugiato politico, è costretta in un limbo che non permette nemmeno di lavorare o trovare un impiego saltuario. L’unica fonte di “guadagno” è rappresentata dal pocket money giornaliero di circa un euro e mezzo, che ricevono direttamente dai centri e che non consente loro nemmeno di sostenere le spese per sentire i propri cari rimasti all’estero. 

La parte relativa ai presunti ricavi che andrebbero “dai 60 ai 100 € al giorno”, poi, costituisce l’ennesimo falso mito. Come potrebbe spiegare qualsiasi operatore del sociale, chi mendica riesce a raccogliere cifre che al massimo si attestano attorno a venti euro, necessari per un pasto caldo, un pacco di sigarette e una ricarica telefonica. O, nei casi di estremo disagio, per un po' di alcol. Nessun tesoretto, dunque.

Una caduta di stile, insomma, a cui andrebbe posto immediato rimedio. Diffondere immagini e stereotipi di questo tipo non fa altro che alimentare tensioni inutili che, a lungo andare, potrebbero diventare difficili da superare.  

D’altronde per smontare le tesi esposte - senza scomodare gli insegnamenti cristiani o i numerosi appelli di Papa Francesco, che ha definito l’elemosina come atto di misericordia - basterebbe ricordare quanto avvenuto appena lo scorso anno. Un ragazzo di colore, che era solito chiedere l’elemosina nei pressi di un market di via Matteotti, sventò una rapina consumata nell’esercizio, costringendo i ladri ad abbandonare la refurtiva. Dimostrandosi forse più coraggioso di tanti "italiani".