Nietzsche e le nostre solitudini

di La Redazione
Cultura e Spettacoli
23 maggio 2017

Nietzsche e le nostre solitudini

Questo pomeriggio allo Spleen la presentazione dell’ultimo libro di Michele Bracco

L’intreccio tra biografia e pensiero è, da sempre, la cifra della grandezza degli uomini di genio. E proprio all’intreccio bio-dossografico di un monumento del pensiero occidentale – Friedrich Nietzsche, il filosofo della “morte di Dio” – è dedicata l’ultimo libro di Michele Bracco: “Nietzsche e la solitudine. Il destino di un inattuale” (ed. Stilo), che l’autore presenterà questa sera alle 18.30 presso il Caffè Letterario “Spleen”.

Docente di storia e filosofia presso il Liceo Classico cittadino, Michele Bracco è figura nota anche tra gli studiosi per la sua acuta produzione filosofica. Su Nietzsche in particolare – di cui egli è esperto lettore – ha già pubblicato nel 2012, insieme ad Annalisa Caputo, il volume “Nietzsche e la poesia”, sempre edito da Stilo. Stasera lo accompagnerà nella presentazione del suo ultimo studio il prof. Nicola Tenerelli, suo collega presso il Liceo “Cartesio” di Triggiano.

Il libricino, agile eppure curato e profondo, si avventura in una costante dell’esperienza esistenziale del filosofo – la condizione della solitudine – leggendola in parallelo, in un gioco di rimandi continui, con una delle cifre più significative del pensiero del (giovane) Nietzsche: l’inattualità; così che l’essere sempre “fuori posto” e “fuori tempo” – unheimlich, sradicato, spaesato – diviene la cornice di comprensione globale per quell’impresa filosofica che, con l’epilogo dell’anno 1900, segna uno spartiacque tra pensiero (tardo)moderno e pensiero contemporaneo, chiude i conti con la metafisica e inaugura il secolo degli eccessi e degli oltrepassamenti, nella storia come nel pensiero.

Non si tratta di una semplice variazione sul tema, abusato sin da Talete, dell’atopìa del filosofo, del suo essere sempre un po’ eccentrico, fuoriluogo, con la testa per aria. Bracco mostra come la solitudine debba necessariamente divenire per Nietzsche – come scrive nella Prefazione l’illustre studioso nietscheano Giuliano Campioni – “una scelta, la scelta”. Nella corrispondenza privata dell’epistolario nietzscheano, in cui emerge, paradossalmente, tutta la sua non-corrispondenza, l’impossibilità di corrispondere a qualsiasi gioco di maschere e di identità, Bracco rintraccia, scavando con leggerezza, la pregnanza dell’“esperienza del deserto” del filosofo. Lungi dall’essere un vezzo vagamente oracolare, essa costituisce invece la riserva profetica dell’autore di “Così parlo Zarathustra”, il coraggio del rifiuto delle mode, che ancora non smette di parlarci, di provocarci, di suggerire riflessi deformanti, come nell’opera dell’artista Valerio Adami, che apre il libro di Bracco, con una meravigliosa copertina, e lo chiude, con un dialogo con l’autore.

Il rifiuto del proprio tempo non è mai stato così (in)attuale. La solitudine del singolo non è mai stata così condivisibile. Ecco perché le pagine di Bracco parlano così intensamente. Ecco perché meritano di essere ascoltate.