La storia del primo maresciallo Giovanni Memoli diventa un libro

Massimiliano Dilettuso
di Massimiliano Dilettuso
Cronaca, Cultura e Spettacoli
09 maggio 2017

La storia del primo maresciallo Giovanni Memoli diventa un libro

Il militare fu vittima di un attentato in Libano nel 2011. Ieri la presentazione del testo al Traetta con l'autore Bettelli, Abbaticchio e Losito

La storia del bitontino Giovanni Memoli, Primo Maresciallo Ruolo d'Onore e vittima di un attentato terrostico in Libano, è divenuta un libro intitolato "Leonte", presentato ieri al Teatro Traetta alla presenza dell'autore Antonio Bettelli, del sindaco di Bitonto Michele Abbatticchio e del presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Puglia Valentino Losito.

Memoli, all'epoca ventenne, è stato ferito da un ordigno esploso alle ore 15.55 del 27 maggio 2011 sulla superstrada che collega la capitale del Libano, Beirut, con l'antica città fenicia di Sidone. Il giovane militare era in missione in Libano per conto dell'Esercito Italiano. Poco dopo l'incidente, il generale di Divisione Antonio Bettelli, presente sul luogo dell'accaduto con l'incarico di addetto per la difesa presso l'ambasciata italiana, ha deciso di prendersi cura del soldato italiano che in quel momento stava lottando tra la vita e la morte. Bettelli ha voluto, in seguito, redigere un libro che narrasse le vicende del Primo Maresciallo e di come ha saputo lentamente riprendersi a seguito dell'attentato. 

Il romanzo "Leonte", edito da Gaffi Editore, prende il nome dall'operazione militare italiana iniziata nel 2006, in ambito ONU, ed espone drammaticamente le vicende della "Terra dei Cedri", un Libano mostrato dall'autore nella chiave giusta a comprendere i sommovimenti interni della scena geopolitica mediorientale. 

"Leonte" tiene amalgamati ricordo privato, confessione professionale, ripensamento dell'intera esistenza a meta del cammino. È una storia che prende forma tra gli scenari chiassosi di una missione militare, il cui senso si riassume nel quotidiano lambire il pericolo.

È, inoltre, la confessione appassionata di un uomo, il generale Bettelli, per tante volte impegnato nelle operazioni di supporto alla pace in vari ambiti internazionali. L'ultra trentennale carriera dell'ufficiale dell'Esercito Italiano, infatti, spazia dall'Iraq del post Saddam all’esordio dell’Operazione Enduring Freedom in Afghanistan passando per il Libano, appunto, dove ha lavorato come Addetto per la Difesa presso l’Ambasciata Italiana a Beirut e come comandante del SectorWest della missio- ne UNIFIL nel sud del Paese. Inoltre, tra pochi giorni partirà nuovamente per l'Afghanistain dove assumerà il comando di una missione già attiva in loco da diversi anni.

"Questo incontro rappresenta tante sfaccettatura di un mondo che ci troviamo a raccontare - ha esordito il primo cittadino Michele Abbatticchio - È complesso spiegare perché ci sono ancora guerre in un mondo che si dice civilizzato e che si è stato promesso avrebbe vissuto momenti di aggregazione e fratellanza. Purtroppo nel 2017 dobbiamo ancora spiegare ai nostri figli perché esistono ancora le guerre nel mondo. 

"Ci chiediamo spesso perché i nostri fratelli e cugini vanno in Libano a rischiare tutto quello che hanno nelle missioni militari, ma credo che l'esempio di Giovanni, che nonostante tutto continua a farsi onore con la sua divisa, sia la migliore spiegazione che possiamo offrire" ha continuato il Sindaco di Bitonto. 

"Credo che il grande merito di questo libro sia stato l'ascolto di queste vite e di tutto ciò che raccontano al di là del clamore che le notizie di cronaca scatenano" ha affermato Valentino Losito, moderatore dell'incontro. 

"Il percorso che porta alla pubblicazione di un libro, per quanto faticoso, ha la possibilità di trasmettere un messaggio - ha sottolineato il generale Antonio Bettelli - Il racconto si apre con un'ipotetica visione di se davanti allo specchio. Giovanni è diventato tutore della mia sofferenza con le sue difficoltà e i suoi timori sulla giustizia. Ho capito che la mia missione fosse terminata quando, dopo l'incidente, Giovanni ha potuto incontrare la sua famiglia" 

"Tuttora, Giovanni vive un profondo senso di ingiustizia per quello che ha subito. Un senso che non potrà mai essere appagato. Credo di aver scritto questo libro per riaprire quella parentesi personale tra me e la famiglia di Giovanni per far sì che il nostro rapporto potesse continuare. È impossibile stabilire il perché di questo incidente e penso che nessuno, compreso Giovanni, ne trarrebbe vantaggo nel saperlo. Ma è importante entrare nell'idea di giustizia in un mondo di ingiustizie" ha concluso l'autore.