Giocare a calcio nonostante la sordità. Il grande esempio del giovanissimo Rino

Massimiliano Dilettuso
di Massimiliano Dilettuso
Sport
24 maggio 2017

Il bambino è iscritto alla scuola calcio dell'Olimpia Torrione di Bitonto. Una straordinaria storia di sport

Nel calcio non esistono differenze: è uno sport per tutti. A darne prova è il piccolo Gennaro Marzocca, detto Rino, sordo dalla nascita, che, nonostante le sue difficoltà uditive, riesce a giocare brillantemente a calcio.  

Il promettente attaccante, classe 2008, dopo aver indossato la maglia del Corato nella stagione sportiva 2015-2016, attualmente è parte integrante dell’organico dell’U.S.D. Olimpia Torrione Bitonto nella categoria “Primi Calci” guidata dagli allenatori Luigi e Gianni Dilettuso.

Il giovane fantasista si ispira a Paulo Dybala, il suo sogno è quello di poter emulare le gesta del calciatore argentino – attualmente in forza alla Juventus, ndr – e continuare a praticare calcio per tutta la sua vita.  

Disputare delle partite per un qualsiasi non udente potrebbe risultare faticoso, ma questo non accade al piccolo Rino: infatti, merito della sua caparbietà e del suo infinito amore per il gioco del calcio, riesce a tener testa a tutti i suoi avversari e a segnare numerosi gol.

“Rino è diventato un nostro punto fermo tecnicamente parlando, perché possiede qualità molto importanti per la sua età. Ma è un punto fermo anche fuori dal campo: il suo sorriso, ormai, è abitudine per me e per i suoi compagni di squadra. È il primo ad arrivare agli allenamenti, anche col freddo, ed è un grande appassionato di calcio” ha spiegato il tecnico Luigi Dilettuso ai taccuini di BitontoTV.              

La passione e la dedizione che Rino mette in lustro costantemente costituiscono un grande esempio per tutti i suoi compagni di squadra, che nelle sue capacità tecniche ripongono molta fiducia: “I compagni di squadra di Rino, nonostante le comprensibili difficoltà iniziali, hanno sin da subito instaurato un grande rapporto. Ciò è stato possibile grazie sia alla volontà di Rino di farsi capire a tutti i costi dai suoi amici, sia dalla grande intelligenza di tutti i componenti della squadra, che ad inizio anno hanno accolto con molto piacere questa "novità" ha sottolineato l’istruttore. 

Una forte amicizia, quella tra Rino e i suoi compagni di squadra, che si sperimenta anche nei piccoli gesti della quotidianità: “I bambini mi aiutano spesso a far capire le esercitazioni a Rino, e mi ritengo fortemente soddisfatto del gruppo che ho trovato. Sono dei bambini veramente intelligenti, subito pronti a prestarsi in favore di Rino e in grado di socializzare molto velocemente. È questa la loro vera forza”. “È stata sicuramente una nuova esperienza per me, mai vissuta prima, ma devo dire che è piacevole allenare Rino: un bambino veramente fantastico” ha concluso l’allenatore. 

La storia di Rino è l’ennesima dimostrazione di come le differenze – di qualsiasi natura – non costituiscano un impedimento, bensì rappresentino un valore da rispettare e preservare. Nel calcio, come nella vita.