Elezioni: il fantasma della balcanizzazione

Sabino Paparella
di Sabino Paparella
Politica, Esperia, Elezioni Amministrative 2017
15 maggio 2017

Elezioni: il fantasma della balcanizzazione

Quale Consiglio Comunale ci aspetta all’indomani dell’11 Giugno?

Nelle ore in cui, comprensibilmente, a imperversare sono polemiche e pettegolezzi su nomi e volti candidati al Consiglio Comunale, rischia di essere trascurato il macro-dato più significativo: i numeri ai nastri di partenza delle Amministrative 2017. Diciannove liste e 438 candidati consiglieri, uno ogni 105 elettori. Se a prima vista la mole delle cifre non sembrerebbe essere in sé sorprendente (è inferiore, ad esempio, alle comunali del 2012, quando a presentarsi furono ben 22 liste e 485 candidati), a ben guardare, collocata nel contesto politico attuale, essa suggerisce prospettive tutt’altro che rassicuranti per la cosa pubblica.

Mai come in questo caso, molteplicità sembra fare rima con debolezza: l’alto numero di liste candidate suggella un percorso di progressivo indebolimento dei contenitori politici – in specie partitici – locali, sia in termini strategico-programmatici che di consenso. La vera novità, quindi, è che, nel livellamento generale, questa volta è davvero difficile sbilanciarsi in merito alla distinzione fra liste di serie A, destinate a prendere molti più voti, e liste di serie B.

Cosa significa questo? In che modo il livellamento elettorale delle liste influirà sulla prossima Amministrazione Comunale? Il rischio è che tra un mese ci si ritrovi davanti ad un Consiglio Comunale balcanizzato, ridotto in brandelli, con tanti piccoli gruppi consiliari incapaci di assicurare una maggioranza politica stabile, duratura e lungimirante a Bitonto – più di quanto ciò non sia avvenuto nell’ultimo quinquennio, che certo non ha brillato per stabilità politica, ma si è quantomeno concluso senza particolari incidenti. 

Non è indifferente, ovviamente, per la fondatezza di questi timori, conoscere il nome del futuro Sindaco. Tra i quattro contendenti, gli unici la cui vittoria oggettivamente arginerebbe il pericolo di balcanizzazione sono la candidata di destra Carmela Rossiello – che conta solo due liste, ma il cui successo è senz’altro quello per cui i bookmakers pagherebbero il decuplo rispetto agli altri – e Dino Ciminiello, candidato con la lista unica e sola del Movimento 5 Stelle. Non così per i due candidati, favoriti, del “centrosinistra”. Se a vincere fossero Abbaticchio o Sannicandro, abbassando così la soglia d’accesso al Consiglio per le proprie liste, la prospettiva di ritrovarsi dinanzi ad una maggioranza frammentata ed eterogenea sarebbe più che probabile. Ciò vale in primo luogo per il Sindaco uscente, sostenuto da dieci liste che inoltre – a differenza di cinque anni fa, quando in coalizione c’erano anche partiti – si presentano, almeno sulla carta, tutte con un peso elettorale simile, che si potrebbe stimare in una forbice tra gli 800-1000 ed i 1500-1800 voti, o giù di lì. Segno del fatto che, a questo giro, saranno probabilmente i decimali a fare la differenza per l’ingresso o meno in Consiglio.

A ciò bisogna aggiungere la radicale inconciliabilità – almeno sulla carta – delle quattro proposte politiche in campo. Con la conseguenza che, chiunque dovesse vincere, è verosimile aspettarsi che non solo la maggioranza, ma le stesse fila dell’opposizione tenderanno a mantenersi sgranate, incapaci di realizzare quel fronte comune che negli ultimi anni, nel bene e nel male, le minoranze hanno raggiunto.

Le considerazioni quantitative, chiaramente, vanno sempre corredate di riflessioni qualitative. La presenza di molte liste, in effetti, non è automaticamente indice di fragilità e instabilità politica. Lo diventa, ad essere precisi, nel momento in cui a queste liste non corrispondono progetti chiari, distinti e riconoscibili. Anche in questo caso, a meritare la “maglia nera” sembrano essere le due coalizioni del sedicente “centrosinistra”. Tra le fila di Abbaticchio, tolte Città Democratica e Italia dei Valori, le altre liste non corrispondono a nessuno dei simboli e dei nomi delle realtà che contrassegnarono la vittoria del 2012. Si tratta perlopiù di accrocchi elettorali senz’anima, prodotti in laboratorio negli ultimi mesi – quando non nelle ultime settimane – per scissione da soggetti precedenti (è il caso della Bitonto Solidale dell’ex Laboratorio Incantalupo, e della 70032 dell’ex IdV Fioriello) o, al contrario, per annessione di realtà troppo piccole per essere autonome (ad esempio “Progetto Comune-Viviamo la città”, in cui sono confluiti il Cambio Generazionale di Castellano, Progetto Comune e il gruppo locale rispondente ad Antonio Nunziante). Colpisce, poi, la presenza di non una, bensì addirittura due liste “del Sindaco” – quelle liste che, per assurda quanto inveterata consuetudine, non hanno dichiaratamente altro scopo che assicurare consenso e conseguente margine di libertà al candidato Sindaco: “Tra la gente – con Michele Abbaticchio” e “Direzione Bitonto – per Abbaticchio Sindaco” – di cui quest’ultima, peraltro, caratterizzata per una strana coincidenza da somiglianze sconcertanti – d’immagine e di persone – con il movimento politico nazionale che fa capo all’ex FI Raffaele Fitto.

Le alchimie elettorali si semplificano solo parzialmente nel caso di Sannicandro. Tra le sei liste della sua coalizione figurano sì tre partiti tradizionali, tutti – mutatis mutandis – comunque radicati e con riferimenti nazionali. Non mancano, però, cartelli elettorali che potrebbero insidiarne il primato: il Laboratorio, innanzitutto – che, a dispetto dell’anzianità e della consolidata presenza nelle istituzioni, in questi anni non ha esibito peculiarità politiche riconoscibili; in secondo luogo, “Governare il futuro”, la nuova etichetta per il gruppo facente capo all’ex NuovoPSI-ex UDC-ex assessore valliano Vito Desantis; infine – ma è la presenza più interessante – “Insieme per la Città", l’etichetta elettorale nata solo qualche settimana fa con un accordo tra Lillino Sannicandro e Michele Daucelli, riuscita paradossalmente senza troppi problemi ad esprimere il candidato Sindaco della coalizione “dei partiti”, sbaragliando le fila del PD. Segno, questo, che anche in questo caso la gerarchia del consenso è tutt’altro che assicurata, e le urne potrebbero consegnare risultati sorprendentemente simili per le forze della coalizione.

A margine, va considerato che i processi politici finiscono sempre per rispecchiare, nel bene e nel male, il volto della comunità di riferimento. La probabile balcanizzazione del Consiglio è il rovescio della frammentazione politica della città – il punto più basso di un processo degenerativo decennale, in cui alla rottamazione dello storico baricentro della Pescara non è mai corrisposta la creazione di una sintesi politica nuova per Bitonto, consegnata prima alla strana destra di Valla, poi alla governance abbaticchiana – ed oggi esposta al fascino crescente del grillismo. L’indebolimento del carattere di rappresentatività del Consiglio è un altro nome per quella sospensione della democrazia – perfettamente in linea con la temperie neoliberale – cui cinque anni fa Michele Abbaticchio ha dato il volto elegante dell’efficienza e del talento.

Il risultato è che la vera sfida politica per il bene e il futuro della città, a quanto pare, dovrà giocarsi al di fuori del prossimo Consiglio, al di là delle elezioni dell’11 Giugno. Una sintesi che guardi al di là delle scadenze elettorali è, ora più che mai, necessaria.