Quattro sold out per 'Miseria e Nobiltà' di Amici per la Crepapelle

Federica Monte
di Federica Monte
Cultura e Spettacoli, Video
24 aprile 2017
Photo Credits: Lisa Fioriello

Auditorium in festa per l'adattamento dell'opera di Scarpetta

Quattro repliche sold out per “Miseria e Nobiltà”, l’opera più famosa di Eduardo Scarpetta, portata in scena per la prima volta in una versione estesa in vernacolo bitontino dalla compagnia “Amici per la Crepapelle”, all’Auditorium De Gennaro.

La commedia, tra finzioni e imbrogli, diverte da oltre un secolo, ed è ormai diventata un classico che calca i  palcoscenici italiani.

La scena si apre con il famoso quadro dello scrivano Felice Sciosciammoca, interpretato da Garofalo Giovanni, ed il cliente analfabeta, Achille Giuseppe, scena che anticipa la situazione di miseria della storia. Infatti Felice ed il calzolaio ex salassatore Pasquale, Giampalmo Emanuele, vivono con le loro famiglie nello stesso povero quartierino, alle prese con la miseria ed in mezzo ai continui litigi, provocati dalle donne di casa. Il padrone di casa don Gioacchino, Abbadessa Giuseppe, cerca di recupere gli affitti arretrati ma le due famiglie hanno persono difficoltà ad avere qualcosa da mangiare. Un giorno ricevono la visita del marchesino Eugenio, interpretato da Decaro Fabrizio, che fa loro una strana proposta. Eugenio è innamorato di Gemma, Schiavone Daniela, figlia di Semmolone un arricchito ex-cuoco, Pice Carlo (Luigino, suo figlio, interpretato da Francesco Bonasia) e propone a Don Felice e a Don Pasquale di fingersi suoi parenti e di accompagnarlo, travestiti, dal padre della fanciulla per chiederne la mano. 

 

 

I due compari accettano con entusiasmo ed ecco Pasquale nelle vesti del padre, con sua moglie Concetta, interpretata da Damone Anna, e sua figlia Pupella, Pafetta Althea e Don Felice nelle vesti dello zio principe: accompagnare il marchesino dall’ex-cuoco che fa loro la più sontuosa accoglienza. I finti aristocratici recitano con impegno la loro parte e tutto andrebbe per il meglio se ad un certo punto non arrivasse la moglie di Felice, Luisella, Allegretti Santina, alla quale non è stata riservata alcuna parte nella commedia.

Comici sono gli equivoci e le situazioni esileranti che si creano nella relazione tra poveri e ricchi, finti e veri aristocatrici, in giochi di travestimenti e riconoscimenti a sorpresa; come quando si scopre che nella casa dove si svolge l’incontro si trovano sia Bettina, Siragusa Angela, la moglie abbandonata di Felice, che lavora come cameriera, sia Peppino, Morgese Gabriele,figlio della coppia, che era stato cacciato dalla convivente di Felice ma aiutato in casa Semmolone da Vincenzo, Rossiello Vincenzo e Biase, Farella Vito.

A complicare ulteriormente, ma anche per sciogliere la situazione, arriva il padre di Eugenio, il marchese Favetti, Sgaramella Vito, che si rileva il corteggiatore di Gemma.

Ad inizio pièce l’omaggio ad Antonio De Curtis, Totò, che l’opera di Scarpetta ha consacrato, portandola sul grande schermo nel 1954. 

Un esperimento riuscito, che bissa quello dello scorso anno con Filumena Marturano, già seguito dalle telecamere di BitontoTV, per l’occasione mediapartner dell’associazione. 

Di seguito l’intervista al regista Carlo Pice e ai principali protagonisti.