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Il nudo artistico tra pudore ed erotismo

Federica Monte
di Federica Monte
Cronaca, Inchieste
13 aprile 2017

Il nudo artistico tra pudore ed erotismo

Valeria racconta la sua esperienza da modella

Dal diciannovesimo secolo il nudo artistico ha occupato un ruolo importante nel mondo della fotografia. Attraverso la lente il corpo femminile diventa madonna, seduttore, musa. La potenza del nudo rischia di diventare, però, ambigua: ad essere esposta è la sensualità del corpo femminile o semplici fantasie erotiche? Lo chiediamo direttamente a Valeria. Bitontina, vive da un anno e mezzo a Bologna, ha 24 anni e frequenta una scuola per parrucchieri. Nel tempo libero si lascia fotografare senza veli.


Come e quando hai scoperto il mondo della fotografia?
"Quattro anni fa un mio amico fotografo stava lavorando ad un progetto, molto interessante e mi chiese se mi sarebbe piaciuto posare per lui, per altro in topless, dato che il progetto lo richiedeva...accettai!"

 

Foto di Christian Doria

 

Che reazione hai avuto quando ti hanno proposto scatti non convenzionali?
Non ho mai pensato di riuscire a farmi fotografare nuda, per gente poi che nemmeno conoscevo. Ho riflettuto molto prima di accettare, ma mi è sempre piaciuto esplorare nuovi orizzonti. Così ho accettato, tentare non nuoce - mi son detta. Un corpo, in fondo, ce lo abbiamo tutti. Mostrarlo non è una cosa di cui vergognarsi!

 

Foto di Marco Petroi

 

Hai mai avuto paura di essere giudicata?

Certo, da sempre. Da quando tinsi i capelli di blu e altri svariati colori, come molti ricordano. Adesso per i miei scatti osé, ho sempre paura. Però combatto tutti i giorni. Non vivrei più se dovessi fermarmi a pensare al giudizio degli altri. Rimarrei bloccata e questo non mi appartiene. Non ho mai guardato con sospetto quello che non è tradizionale. Il peso dei pregiudizi, per quanto grandi possano essere, non è mai riuscito a sopraffarmi.

 

 Foto di Roberto Demaria

 

Cosa vorresti dire alle persone che difficilmente comprendono quest' arte?
Il mio è un lavoro come tanti altri. Nulla di così assurdo. C'è chi lavora al bar, in pizzeria, in ufficio, in teatro. Ognuno sceglie quello più adatto alla sua persona, altri debbono accontentarsi di quello che trovano. Io sono stata fortunata, perché nonostante studi presso la scuola per parrucchieri, nel mio tempo libero riesco a racimolare qualcosina con la fotografia. Non tutti gli scatti che faccio prevedono il mio corpo nudo e quando mi vengono fatte nuove proposte, prima di accettarle verifico sempre se si tratta di un lavoro affidabile. Perché non è semplice. È un attimo sembrare volgari. Ci vuole interpretazione, recitazione. Una recitazione non parlata, il che rende tutto più complesso perché posso fare affidamento solo sul mio corpo e la sua espressività. Quindi direi alle persone che mi giudicano come immorale o peggio ancora amorale, che il mio lavoro non fa di me un individuo dissoluto.

Quando guardi le tue foto ti senti più madonna, musa o seduttrice?
Beh, madonna non direi. Sicuramente riguardandomi mi piace pensare che io possa essere un po' seduttrice e un po' musa. Il mio corpo diventa veicolo di emozione. Non mi sento mai oggetto nelle foto. Sono sicuramente sensuale, ma la sensualità e la sessualità sono cose molto differenti.

 

Se un tempo le donne erano costrette a indossare il mutandone (mutandaccio, ndr), perché occorreva coprire tutte le forme che rendevano le donne tali, oggi il corpo femminile ha piena libertà di espressione delle proprie forme erotiche. Che si tratti di proiezione del desiderio maschile o di ostentazione della sensualità femminile poco importa: un corpo è un corpo.

 

In copertina Valeria fotografata da Roberto Girardi 

Foto per gentile concessione di Valeria