Il gioco (elettorale) al massacro

Sabino Paparella
di Sabino Paparella
Politica, Esperia, Elezioni Amministrative 2017
03 aprile 2017

Il gioco (elettorale) al massacro

Che ne è dell’interesse comune quando l’unico obiettivo è demolire l’avversario?

La seduta del Consiglio Comunale di venerdì scorso rimarrà agli annali di storia bitontina come una pagina triste e miserevole. Il fatto in sé – il mancato riconoscimento dello sconto sulla Tari – in realtà è poca cosa; o meglio, è la punta di un iceberg molto più grande, che mette capo alle ragioni e al significato della raccolta differenziata dei rifiuti in rapporto alle cosiddette misure premiali – un dibattito scomodo quanto serio, sinora mai veramente affrontato dalla politica, figuriamoci in campagna elettorale. Non è tanto il fatto, allora, a gridare vendetta, quanto il significato politico che assume.

Ricapitoliamo. Il fatto, nudo e crudo, emerso nell’assise comunale venerdì scorso è una grossa falla nel Regolamento Comunale sull’Imposta Unica Comunale – ad essere più precisi, una incongruenza tra le condizioni per gli sgravi fiscali poste dal Regolamento e l’attività di raccolta svolta dall’Azienda Servizi Vari. Se nel Regolamento si richiede ai residenti delle zone servite dal “porta a porta” (centro storico e frazioni) una quantità percentuale minima (50%) di differenziata per accedere allo sconto, si è scoperto invece che l’ASV non potrebbe assicurare un simile monitoraggio, in quanto il sistema di verifica che adotta (la microchippatura dei mastelli) permette di registrare solo il numero dei conferimenti settimanali, che non sempre corrisponde ad una quantità netta – complici anche gli atteggiamenti furbeschi di alcuni cittadini, trovati a conferire un solo pezzo di materiale differenziato, pur di essere registrati come virtuosi.

Il resto è cronaca: nell’imbarazzo per la situazione dell’annualità 2016, la maggioranza tenta di correre ai ripari con un emendamento correttivo che, almeno a partire dal 2017, assicuri comunque l’applicabilità dello sgravio; le mancano, però, i numeri, anche alla luce della recente emorragia di consiglieri; le opposizioni si astengono; l’emendamento viene bocciato. Conclusione: nessuno sconto per nessuno, nessun incentivo per i virtuosi del “porta a porta”. Con conseguente rimpallo di responsabilità tra maggioranza e opposizione.

Fin qui la cronaca, i fatti. Il fatto incontrovertibile – l’unico di cui alla gente importi qualcosa – è che il Consiglio Comunale di Bitonto, l’intero consesso dei rappresentanti dei cittadini, venerdì non ha saputo assicurare ai bitontini uno sconto fiscale che aveva già promesso e messo nero su bianco in un Regolamento – con un danno di credibilità enorme, fra l’altro, per l’istituzione comunale e la filosofia incentivale della differenziata.

Sulle interpretazioni e le attribuzioni di responsabilità in merito a questi fatti, invece, tutto come al solito diventa più complicato. È forse possibile, però, stabilire almeno qualche valutazione di principio.

Primo. Non solo il Regolamento era evidentemente fatto male, ma è clamoroso che prima di realizzare e tentare di correggere questa lampante incongruenza sia trascorso un anno. Va sottolineato, infatti, che indipendentemente dalla soluzione da adottare per il 2017, resta il pressappochismo sulla gestione dei dati di raccolta del 2016. Lo scaricabarile su chi abbia commesso questi errori è partito e non arriverà – presumibilmente – a nessun punto fermo. È normale, però, che è sul Sindaco, la sua Giunta e la sua maggioranza – cui spetta l’onere della proposta, essendo al governo – che ricade la responsabilità di questi errori. Più al fondo, questo episodio è sintomatico di superficialità nella tutela dell’interesse pubblico in merito alla gestione dei rapporti con ASV; un sintomo di cui l’Amministrazione Abbaticchio si è dimostrata portatrice.

Secondo. Le opposizioni si sono astenute dal votare l’emendamento di maggioranza che avrebbe consentito di correggere l’errore, fissando dal 2017 condizioni minime verificabili per poter accedere allo sconto. “È normale, abbiamo fatto l’opposizione”, si difendono i consiglieri di minoranza. Sul fatto che il ruolo dell’opposizione sia quello di votare sempre e comunque contro ogni proposta della maggioranza ci sarebbe lungamente da discutere, ma tant’è, in effetti è sempre andata così dalla notte dei tempi. Quindi, passi. 

Un attimo dopo aver assistito con ovvio compiacimento alla bocciatura dell’emendamento di maggioranza, però, qualsiasi consigliere di opposizione – o forse un leader dell’opposizione, se mai fosse esistito – si sarebbe potuto alzare in piedi e proporre un emendamento-fotocopia, o una controproposta migliore (alla luce anche delle obiezioni nel merito sollevate in una nota dal centrosinistra di Sannicandro), che avesse comunque il fine di salvaguardare lo sgravio fiscale, attualmente inapplicabile in base ai metodi di raccolta seguiti da ASV. Avrebbe così ribaltato i ruoli, avrebbe costretto la maggioranza a votare il proprio emendamento pur di non perdere la faccia, e tutti noi oggi lo avremmo celebrato come salvatore della patria. Avrebbe potuto. Avrebbero tutti potuto. Ma non l’hanno fatto. Troppo impegnati a twittare e postare real-time la défaillance dell’avversario per poter pensare alla soluzione del problema, che c’era e rimane, indipendentemente da chi l’abbia causato.

È andata in scena una gara di dabbenaggine in cui, alla sconcertante sprovvedutezza di chi ha responsabilità di verificare con i vertici di ASV l’adeguatezza delle normative predisposte, hanno risposto il narcisismo e il cinismo di chi è troppo impegnato ad aspettare sulla sponda del fiume il cadavere dell’avversario per poter fare una qualunque mossa utile. Il gioco al massacro della campagna elettorale, in cui i difetti dell’avversario, da una parte e dall’altra, vengono fatti valere come propri pregi; in cui non si compete per il podio dei migliori, ma per evitare di ritrovarsi nelle retrovie; in cui a perdere è la cosa in sé, il bene comune, l’interesse dei cittadini, i quali piuttosto che sapere a chi dare la colpa vorrebbero qualcuno a cui conferire meriti.

Terzo, a margine. In questo scempio di buonsenso tra maggioranza e opposizione, sarebbe stato lecito aspettarsi che a distinguersi per l’attenzione esclusiva all’interesse dei cittadini, al di là di ogni strumentalizzazione elettorale, fosse il Movimento 5 Stelle, l’unica forza a non sedere in Consiglio. E invece no. Su Facebook il candidato sindaco grillino, inspiegabilmente, anziché prendere le distanze da tutto questo teatrino, ha scelto di schierarsi da una parte, quella dell’opposizione. Ha scelto di essere tra quelli che puntano il dito contro i peggiori, invece che tra quelli che mostrano di essere migliori.

A dimostrazione del fatto che nel calderone del “sono tutti uguali”, a volerlo prendere sul serio, c’è sempre posto.