Disturbi psichici. A colloquio con il dirigente del CSM

Federica Monte
di Federica Monte
Inchieste
03 aprile 2017

Disturbi psichici. A colloquio con il dirigente del CSM

BitontoTV ha incontrato Fabrizio Cramarossa per parlare delle attività di cura e prevenzione delle patologie delle psiche

Nel 2013 i pazienti dimessi dagli ospedali per disturbi psichici rispetto al luogo di residenza, secondo i dati Istat, sono stati 14443. Nella provincia di Bari ben 3909, il dato più alto è quello che riguarda le persone di età compresa tra i 25 e i 44 anni, che ammonta a 1026. Restringendo il campo della ricerca nell'Area 3 del Centro di Salute Mentale di Bitonto – che comprende i comuni di Bitetto, Bitonto, Bitritto e Palo - su un totale di 170000 mila abitanti, le persone affette da disturbi psichici sono diverse centinaia e le cartelle cliniche del centro sono oltre 1000. Più di una persona ogni 170.

Il centro di Bitonto, che consta anche di uno spazio civico in Via Mazzini che si chiama "Una Teca..Per Tutti", si occupa di prevenzione, cura e riabilitazione del disagio psichico.
"La nostra utenza è composta da persone segnalate dai medici di medicina generale o che si rivolgono al centro senza mediazione" spiega il dirigente del CSM, Fabrizio Cramarossa. Rispetto alle diagnosi non ci sono patologie e disturbi prevalenti. Qui nel centro arrivano persone affette da psicopatologie che abbracciano la spera psicotica e quella nevrotica (schizofrenia, depressioni,ansie, disturbi della personalità, disturbi del comportamento alimentari). Il CSM si occupa solo di adulti, il cut-off è a 18 anni. I più piccoli sono invece affidati all'unità operativa di Neuropsichiatria Infantile, situata nello stesso edificio con la quale c'è una stretta collaborazione.

La prevenzione si basa essenzialmente sull'informazione: mens sana in corpore sano, è il mantra ripetuto costantemente da operatori e materiale divulgativo. La cura si basa sulla psicoterapia, farmacoterapia e dell'approccio integrato biopsicosociale. È per questo che l'organico del centro è composto da psichiatri, psicologi, assistenti sociali, infermieri, educatori professionali. La riabilitazione è fatta attraverso una serie di attività culturali e integrative socio-lavorative.

 

Ci sono spese per chi frequenta il cento?

La salute mentale per Legge è assolutamente pubblica e gratuita, non esiste un ticket a differenza di tutte le altre branche specialistiche. Ad eccezione di alcune prestazioni Extra-Lea (livelli essenziali assistenza).


Qual è l'atteggiamento di chi frequenta il centro?

È l'atteggiamento di qualcuno che ha bisogno. Arrivano qui, i soggetti che hanno riconosciuto il proprio bisogno grazie alle famiglie, o che sono arrivati alla consapevolezza di sé anche da soli. L'atteggiamento invece degli altri è un atteggiamento che rischia la separazione e l'emarginazione. Abbiamo fatto anche un'attività teatrale che si chiamava "Il corpo è la mia casa" in cui i nostri utenti hanno collaborato insieme agli utenti del CPA. È stata una splendida esperienza, poiché a farla erano due gruppi di persone che scontano i pregiudizi che incombono sulla specie.


Non si ha paura a lavorare con i folli, soprattutto dopo il caso dell'omicidio della Dottoressa Paola Labriola?

La paura è uno strumento di lavoro, ma l'equazione malattia-mentale e violenza è sbagliata. Questa equazione è quella su cui si reggevano i manicomi, noi siamo tutti figli della Legge 180 del 1878 e la Cultura Psichiatrica Italiana e sostanzialmente quella territoriale, quella di Franco Basaglia, quella appunto dei centri di salute mentale, non quella degli ospedali. Il numero di operatori che lavorano in ospedale sono 1/20 di tutto l'organico del dipartimento di salute mentale. Quello che è successo a Bari, è stato un episodio doloroso che non va assolutamente dimenticato. I comportamenti violenti sono una parte del nostro lavoro. La paura ci aiuta a minimizzare i rischi. I matti non sono violenti per definizione.

 

Chi può frequentare il centro?

Tutte le esperienze di vita esistenziali possono essere oggetto di richieste di aiuto. L'aiuto non va richiesto solo quando assume un'entità preoccupante. Non bisogna essere solo malati gravi con patologie psichiatriche classiche. Tutto ciò che rappresenta un disagio esistenziale è oggetto del nostro lavoro. Ognuno ha i propri punti di rottura. Non bisogna appesantire le fragilità come non bisogna ostentare forza a tutti i costi.