Di cactus, vergini e altri miracoli

Lara Carbonara
di Lara Carbonara
Cultura e Spettacoli
21 aprile 2017

Di cactus, vergini e altri miracoli

Sabato scorso l'apertura della mostra 'Ovunque proteggi'

Preghiere mute. Ricordi che bisbigliano. Cuori che parlano fra loro accoccolati nelle loro ‘grazie ricevute’. Si è inaugurata sabato, presso Santa Caterina D’Alessandria, l’esposizione di cuori votivi messicani, patrocinata dal Comune di Bitonto, a cura dell’Associazione ArtSOB e dall’artista messicana Yanira Delgado, con la collaborazione dell’Associazione Agorà. 

L’installazione è la storia di una fede. È lo sguardo sovradimensionato di un popolo, quello messicano che accoglie la poetica della religione trasformandola in icona pop.  La trasparenza della supplica attraverso la sfrontatezza dei colori. Cuori ed immagini sante di artiste messicane riconoscibili ed iconici intrisi di un umore votivo postmoderno. Un viaggio che diventa visivo, andare a fondo in questo luogo di ‘messa a nudo’ dell’anima in uno spazio sacro come una chiesa. Le artiste si muovono, interrogano il cuore, pregano i Santi con un passo avido che attraversa la carne salda dei feticci, i pigmenti vividi della tradizione, l’allegro scalpiccio delle decorazioni. Il nudo cuore ripetuto e riprodotto come carte del destino, con l’intento che la preghiera duri per sempre e garantisca l’eternità della fede. Il coinvolgimento folklorico del colore diventa sintassi viva, si coagula fra le venature di una tradizione antica, popolare, ripetibile, e si riveste di una nuova impronta materica, sensoriale, stratificata. I cuori del Messico, vivi, sensuali nella loro ostinata vivacità, tenaci nella loro religiosa chiassosità, emergono superbi in campiture senza variazione.  Santini incastrati in cornici glitterate, carte della lotteria messicana decorate da sfere di colore intenso, gli attimi di invocazioni silenziose sono diluiti in quotidianità ingombranti. 

 

 

Le autrici messicane inventano un nuovo modo di comunicare la fede, attraverso icone simboliche per il popolo messicano – da Frida Khalo alla Virgen de Guadalupe, a cactus, ragni e naturalmente, cuori – elevando la subcultura quotidiana eletta ad immaginario collettivo, conferendole dignità estetica.  Il simbolismo rituale delle masse diventa esperienza visuale, diventa testimonianza kitsch che non vuole consolare, piuttosto provocare, non vuole solo mantenere la tradizione, piuttosto ri-mitizzarla, creando una dimensione spirituale materica e collettiva. 

Le sgargianti campiture spiazzano lo spazio ecclesiastico, lo rendono primitivo, sensuale, tattile. Lo spazio che ospita l’installazione diventa uno spazio affettivo, emozionale, morbido, ricalcato su cromaticità pungenti, utero di un popolo che ha bisogno di santi a cui rivolgersi e voti da stringere. Il percorso lungo le navate si propone come spazio di cultura terapeutica, invocazioni con cui orientarsi, l’altare di memoria collettiva, dunque, che accoglie le spore che ogni messicano cattolico ricorda nelle sue personalissime preghiere. I cuori con le loro vibrazioni, le croci con le radici che trasportano, un collezionismo di ‘figurine’ che sperimenta quasi un aspetto morboso dell’essere protetto, oggettificandolo e possedendolo simbolicamente

Preghiere mute, testimonianze di miracoli, grafie nevrotiche e frammentate, il tutto arricchito da luccichii futuristi e merletti avveniristici. 

I messicani hanno nel sangue la capacità di sopravvivenza al dolore che li fa vivere costantemente in una cerniera tra la luce e l’oscurità, tra il sacro e il profano, Ovunque Proteggi, come la frase delle immagini sacre, riconduce a questo, fra preghiere mute e altri miracoli.