Al Traetta 'La commedia degli equivoci' per il festival shakespeariano

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Cronaca, Cultura e Spettacoli
29 aprile 2017

Al Traetta 'La commedia degli equivoci' per il festival shakespeariano

Lo spettacolo inserito nella rassegna di Fatti d'Arte. Regia di Raffaele Romita

Anche quest’anno, il festival www.shakesperare5, giunto alla sua quinta edizione, ha riempito le strade e i locali di Bitonto con vari intrattenimenti per commemorare uno dei geni della letteratura mondiale, il grande William Shakespeare. Nella settimana successiva al 23 aprile, in cui cade l’anniversario della nascita e della morte del drammaturgo inglese, la compagnia teatrale Fatti d’Arte ha voluto coronare la sua programmazione presentando, come nelle passate edizioni, al Teatro Traetta, nella tre giorni iniziata ieri, una delle prime commedie shakespeariane, “La commedia degli equivoci”.

La pièce, organizzata in collaborazione con la Società Cooperativa Sociale Ulixes, la Cooperativa Argo, la Fondazione dei Santi Medici, la Libreria del Teatro, ha visto ancora la regia di Raffaele Romita, per uno spettacolo che, nella sua semplicità e ilarità, grazie alle eccellenti interpretazioni degli attori della compagnia, ha ridato vita a uno dei testi del Bardo, tavolo di prova per le future opere più famose. 

La commedia rappresenta gli inizi della carriera di Shakespeare a Londra ed è caratterizzata da un mix di tutte le conoscenze che l’autore era riuscito ad accumulare fino a quel momento, in particolare la commedia plautina, il teatro rinascimentale italiano e il morality play. Costruita sui temi dello scambio, della gaffe e del fraintendimento, il tema che regna sovrano è proprio l’inconoscibilità de reale, costruita sul doppio personaggio dei gemelli separati alla nascita che recano confusione e dubbio tra tutti. “Così anche io, nella vana illusione di trovare una madre ed un fratello, riuscirò solo a perdere me stesso”, è infatti la frase di Antifolo di Siracusa all’inizio della commedia. 

I due fratelli Antifolo, uno a Siracusa con il padre Egeone, e l’atro a Efeso con la madre Emilia, si ritrovano nella città di Efeso senza mai incontrarsi, ma seminando scompiglio nella moglie Adriana, nel duca Solino e in altri personaggi, che credono matto, spergiuro e indemoniato uno o l’altro fratello, insieme ai servi Dromio, anch’essi gemelli che mai si sono incontrati. È una delle poche commedie in cui Shakespeare rispetta l’unità temporale aristotelica, in cui il problematico approccio al reale si conclude felicemente nella agnizione risolutrice, con cui  la fitta trama di equivoci si dissolve nel bacio finale. 

I costumi sono stati realizzati grazie ad alcune classi dell’IPSIA "Archimede" di Barletta, che quest’anno con Fatti d’Arte hanno seguito un corso per l’alternanza scuola-lavoro sulla sartoria, “da cui usciranno sarte che potranno accompagnare una compagnia teatrale nel confezionamento di abiti di scena”, ha dichiarato Franco Colamorea, costumista della compagnia.