Abbaticchio: 'Ho rivisto l’orgoglio negli occhi dei bitontini'

Sabino Paparella
di Sabino Paparella
Politica, Elezioni Amministrative 2017
07 aprile 2017

Abbaticchio: 'Ho rivisto l’orgoglio negli occhi dei bitontini'

Progetti per l’eventuale secondo mandato: 'porta-a-porta' per tutti e pedonalizzazione del centro. L'intervista completa al primo cittadino

Per tutti è l’uomo da battere. Michele Abbaticchio – quarantatré anni, dirigente pubblico “che interpreta la politica”, com’egli dice – sa bene che il nome del Sindaco di Bitonto per il quinquennio 2017-2022 verrà deciso in buona parte dal giudizio dei cittadini su quel che egli ha fatto – e non ha fatto – negli ultimi cinque anni. Gliene abbiamo chiesto conto nel corso di una lunga conversazione.

 

Cominciamo dalla politica in senso stretto. Prima Palmieri, poi i Socialisti, quindi l’ex Sel di Daucelli nel ticket col Progresso Democratico di Sannicandro. Tutti si sono sfilati dalla maggioranza rivolgendole la medesima accusa: di essere un “uomo solo al comando” – Sannicandro parla di “modello eliocentrico”. Cos’è più probabile, che siano tutti paranoici o che ci sia un fondo di verità?

Ammetto di comportarmi da “dittatore” in due casi: quando si rischia l’immobilismo davanti a problemi per i quali i cittadini chiedono risposte immediate; oppure quando tutta la coalizione assume una certa posizione e una sola forza politica pretende di esercitare un veto.

 

E in quale delle due fattispecie rientrano i casi di cui sopra?

Per i Socialisti è risaputo che si sia trattato della seconda situazione: erano gli unici ad opporsi alle decisioni della coalizione. Con Vito (Palmieri, ndr) è sorto un problema in occasione delle Regionali, quando gli ho spiegato che per poter sperare nell’elezione avrebbe dovuto ottenere la convergenza di tutta la coalizione – condizione che non sussisteva. Su Sannicandro non ritorno, perché mi sono già espresso, insieme alla coalizione.

 

Ecco, appunto: intende raccogliere il “guanto di sfida” lanciatole da Sannicandro, a proposito di un confronto pubblico per chiarire quale sia stato il pomo della discordia?

Disponibilissimo. Purché si parli anche di altro, di programmi, perché credo che la gente si sia rotta le scatole di questa faccenda.

 

Bitonto Solidale, Città Democratica, Vivere la città, Iniziativa Democratica, Italia dei Valori, Per un cambio generazionale vero, Progetto Comune, Rifondazione Comunista, Riformisti Cattolici e Popolari, Tra la gente avanti con Abbaticchio e 70032 Città in Movimento. Undici sigle (per il momento), per altrettante liste – o giù di lì, viste le fusioni a freddo degli ultimi giorni. A molti di questi nomi, per giunta, rispondono meri cartelli elettorali nati nelle ultime settimane, all’interno dei quali non è difficile rintracciare segmenti politici riconducibili addirittura ad ex assessori dell’amministrazione di centrodestra. Questa estrema parcellizzazione non è una sconfitta politica per chi cinque anni fa si era presentato come l’astro nascente del nuovo centrosinistra?

Politicamente, in realtà è una coalizione che rispecchia molto il centrosinistra regionale: si pensi a Pino Pisicchio, di cui Vito Labianca con Iniziativa democratica sarà nostro rappresentante, e ad Antonio Nunziante.

 

Ammesso che questo basti ad accreditarla come “di centrosinistra”, rimane il problema dell’omogeneità. Mettiamola così: in questi cinque anni avere una maggioranza frammentata in gruppuscoli è stato un punto di forza o di debolezza?

Entrambi, forse. Da una parte si sono evitati “poteri forti”, dall’altra riconosco che si possono essere presentate difficoltà di sintesi. Ma nel complesso quest’assetto ha permesso di pensare solo al bene comune ed evitare che prevalessero interessi individuali: l’ho visto nei casi Cerin, FerLive, nella scelta dell’Amministratore Unico di ASV…

 

Quindi in prospettiva non pensa alla sintesi di queste forze?

Al contrario: spero che alla fine di questa campagna elettorale la maggioranza politicamente possa convergere in due gruppi, attorno ai punti di riferimento del centrosinistra regionale: Michele Emiliano e Antonio Decaro.

 

Nega quindi che sia una sua precisa strategia quella di prevedere una decina di liste da – mediamente – mille voti ciascuna, in modo che ciascuno abbia un solo consigliere nell’eventuale maggioranza? Come dire, tutti utili ma nessuno indispensabile. Divide et impera, ancora.

Non sono io che posso impedire alle realtà politiche e ai consiglieri di federarsi. È piuttosto la realtà bitontina ad essere così frammentata. E per me è solo un aggravio di difficoltà, semmai.

 

Passiamo ai fatti amministrativi. I tre più grossi errori commessi in questi cinque anni.

Primo: non essermi accorto della dicitura erronea usata dal precedente assessore alle finanze nel Regolamento IUC a proposito del sistema di raccolta differenziata adottato da ASV, fonte dei problemi emersi in questi giorni, a cui abbiamo dovuto porre rimedio in extremis con una soluzione di ripiego che comunque non deludesse i cittadini virtuosi del “porta a porta”. Secondo… (tentenna)

 

È così difficile? Anche errori politici, se le risulta più facile…

In questo caso, aver rinunciato ad avere in Giunta un “mio” assessore, pur di rispettare gli equilibri della coalizione e non sminuire nessuna realtà politica anche se elettoralmente minore, come quelle liste civiche che, ad esempio, il segretario dei Socialisti definiva invece liste “virtuali”. Ma è una scelta che ho pagato in termini di fatica.

Terzo: non aver accettato la Presidenza dell’ARO Rifiuti, che poi si è trascinato dietro ritardi epocali. Mi sono fatto condizionare dalle critiche che mi venivano rivolte per aver accettato numerosi incarichi sovracomunali a titolo gratuito.

 

Visto che ha accennato alla questione assessorati: cinque anni fa ha presentato come una novità clamorosa la scelta di assegnare un assessorato per forza politica, indipendentemente dal peso elettorale. Come procederebbe questa volta, se fosse rieletto?

Mi riserverei quantomeno il diritto di esprimere un nominativo al di fuori degli equilibri di coalizione. In generale, l’assegnazione degli assessorati sarebbe sì proporzionale alla rappresentatività elettorale, ma lasciandomi più opzioni di scelta, in modo che io possa verificare le competenze di cui ho bisogno.

 

Allora è vero: alla fine decide tutto lei.

Al contrario: visto che ci siamo resi conto che in questo quinquennio troppo spesso ci si è rivolti al Sindaco come rappresentante politico, abbiamo convenuto che stavolta dovrà essere la coalizione a trovare al proprio interno una autonoma sintesi di indirizzo politico, lasciandomi concentrare sul lavoro amministrativo.

 

Abbiamo detto degli errori. Qual è invece il provvedimento di cui va più orgoglioso?

La cosa più importante è sempre la più imponderabile, quella che non sta nelle cifre dei finanziamenti o sulle carte. Non saprei scegliere un singolo provvedimento determinante, ma in generale ciò di cui vado fiero è aver portato tanti bitontini a credere e investire nuovamente nella propria città. Quando ero ragazzo, Bitonto era nota solo per la delinquenza. Oggi è un’attrattiva turistica – in senso lato – riconosciuta a tutti i livelli. Ho rivisto una luce di orgoglio per la propria città brillare negli occhi di tanti bitontini, e mi ha commosso.

 

Cosa avrebbe voluto fare e non è riuscito a fare?

Avrei voluto estendere la ZTL – una grande rivoluzione culturale a Bitonto – oltre che al Centro Antico, anche alla parte storica, il quadrilatero centrale della città, con le vie del commercio. Ma chiaramente occorreva più tempo per organizzare il “sistema delle tre piazze” e fare uno studio serio sui parcheggi necessari a un simile stravolgimento. È una consegna per i prossimi anni.

 

Capitolo rifiuti. Nonostante l’incremento di dieci punti percentuali in questo quinquennio, Bitonto con il suo 31% rimane fanalino di coda per la raccolta differenziata nel suo ARO. A Giugno, mentre imperverserà la campagna elettorale, i bitontini come l’anno scorso saranno chiamati ad una corsa al +5%, per non subire la stangata dell’ecotassa. Perché sempre interventi emergenziali? Cosa non ha funzionato?

È semplice: gli altri Comuni hanno potuto dare l’affidamento diretto al soggetto gestore della raccolta per consentire l’investimento del “porta-a-porta”, che il primo anno comporta un aumento del costo in bolletta, ma poi porta continui e progressivi risparmi. Noi non abbiamo potuto farlo perché l’ASV è in proroga e non è totalmente pubblica. Con la nascita della SANB, finalmente, si potrà procedere all’estensione del “porta-a-porta”.

 

Estensione a tutta la città? È possibile?

È già previsto, tranne che in zone particolarmente complesse dal punto di vista urbanistico, dove si realizzeranno isole ecologiche interrate o di prossimità. Chiaramente la sfida, con una rivoluzione del genere, sarà culturale: bisognerà sensibilizzare in massa, controllare e sanzionare, affinché l’estensione del “porta-a-porta” non significhi un’esplosione di discariche abusive nelle campagne.

 

Parliamo di Comitati di Quartiere. Alcuni non sono ancora partiti; pochi giorni fa è emersa un’eccessiva rigidità delle norme che ne regolano la composizione dei direttivi; ma soprattutto sembra essersi dimostrato fallimentare il primo vero test di mediazione politica di un comitato: quello relativo al centro di accoglienza per migranti a Palombaio, dove il CdQ si è semplicemente fatto da parte nella querelle, annunciando peraltro dimissioni mai effettivamente rassegnate.

Si tratta della realtà più complicata e che più sente lo scollamento rispetto all’istituzione comunale. In generale, però, i comitati stanno assolvendo bene al proprio compito, che è principalmente di tipo informativo: funzionare da cinghia di trasmissione tra il cittadino e l’istituzione, superando i muri della burocrazia.

 

A questo proposito: capitolo trasparenza. È noto come lei abbia trasformato la sua pagina Facebook in un U.R.P. virtuale. A questa personale esposizione comunicativa, non sembra però essere corrisposto in questi anni un miglioramento dell’accessibilità istituzionale della struttura comunale. Resta ancora moltissimo da fare, ad esempio, sulla questione della digitalizzazione. Dobbiamo rassegnarci ad usare Facebook per interfacciarci con il Comune? 

Uso Facebook semplicemente per avere un filo diretto con i cittadini, in una quantità che sarebbe impossibile sostenere de visu. Quanto alla trasparenza, credo che, volendo, qualsiasi atto comunale sia accessibile in rete. Probabilmente l’aspetto su cui occorrerebbe migliorare è la facilitazione burocratica e linguistica: non basta che i documenti siano presenti in rete, devono essere anche facilmente consultabili.

 

Un provvedimento che la città attende da anni, su questo fronte, è la diretta streaming del Consiglio Comunale. Al contrario, è stato proprio un suo consigliere a passare alle cronache qualche anno fa per aver aggredito un operatore video in sala consiliare.

Riconosco che è uno strumento che non siamo ancora riusciti ad adottare. Lo faremo.

 

Capitolo periferie. Un argomento ricorrente contro questa Amministrazione è che avrebbe concentrato la sua attenzione sul solo centro antico, operando interventi di facciata nelle periferie e nelle frazioni.

Semmai è vero il contrario – e infatti è la lamentela che mi viene rivolta da alcuni residenti e imprenditori del centro. È un dato di fatto che tutte le scuole, le strutture sportive, le aree ludiche, gli impianti di videosorveglianza su cui siamo intervenuti sono collocati nelle periferie. Abbiamo ottenuto 1mln 800mila euro di finanziamenti solo per le periferie. E poi non dimentichiamoci che fino a qualche anno fa lo stesso centro antico era, paradossalmente, una periferia.

 

Crede di aver lasciato un segno nei bitontini?

Non esageriamo. Non ho fatto nulla più che il mio dovere.

 

Quali sfide aspettano il prossimo Sindaco?

Differenziata, pedonalizzazione, soluzioni di parcheggio, attrezzature per i bambini nelle periferie (penso all’ex Contessa), ampliamento del verde, completamento del recupero del patrimonio scolastico. E in primo piano una maggiore integrazione città-campagna con l’incremento di servizi rurali, perché il problema della sicurezza nelle campagne dipende dalla non-abitabilità delle stesse.

 

Provocazione conclusiva: mi dica una qualità che riconosce in ciascun suo avversario.

Non conosco Ciminiello, perciò sarei ipocrita qualsiasi cosa dicessi. Di Carmela Rossiello apprezzo l’attenzione alle relazioni personali e ai particolari. Lillino (Sannicandro, ndr) è una persona paziente.