Un 'borghese gentiluomo' a Bitonto: Solfrizzi porta al Traetta Molière

Alessandra Savino
di Alessandra Savino
Cultura e Spettacoli, Video
27 marzo 2017

Sold out per lo spettacolo con la regia di Armando Pugliese

Portare sulla scena contemporanea un capolavoro di Molière, considerato fra i maggiori drammaturghi di tutti i tempi, oggi risulta tutt’altro che anacronistico. Una comicità nata nel ‘600 ma che affonda le sue radici nel tentativo di mostrare quegli aspetti, talvolta ossessivi, dell’essere umano che non si legano ad un’epoca precisa e che restano immutati nel tempo. Maestro nella definizione di caratteri ed archetipi universali, il maestro del teatro classico francese, è capace di far riflettere l’uomo sui suoi stessi ridicoli capricci col sorriso sulle labbra anche a distanza di secoli. 

Così, il suo “Borghese Gentiluomo”, rappresentato per la prima volta nel 1670 alla corte di Luigi XIV, non perde la sua attualità affascinando registi teatrali dei nostri tempi come Armando Pugliese. Quest’ultimo, infatti, ha firmato la messa in scena del capolavoro molieriano inserito nella ricca e variegata stagione del Teatro Traetta di Bitonto. Uno spettacolo che ha portato sul palcoscenico bitontino uno degli artisti più cari al pubblico pugliese, sebbene ormai avvezzo a calcare i palcoscenici di tutta Italia tra una apparizione e l’altra altra sul grande schermo nazionale. Stiamo parlando dello strepitoso Emilio Solfrizzi che ha vestito i panni di Jourdain, un borghese che sogna di essere gentiluomo a tal punto da risultare a tratti ridicolo tanto nelle sue convinzioni quanto nei travestimenti, a parer suo, nobiliari. 

L’ossessione per una scalata sociale, in cui l’ambizione sfrenata di acquisire titoli a costo di impoverir il proprio portafogli, diviene spunto per una riflessione che fa discutere spettatori di ogni età senza perdere mai il sorriso. D’altra parte, Solfrizzi in questo è maestro, abile nell’impersonare con le movenze, ed ancor più attraverso la sua inconfondibile mimica facciale, la figura buffa del borghese gentiluomo. Ad accompagnarlo sul palco un eccezionale cast che ha saputo far da cornice alle folli iniziative del protagonista rendendo attuali quegli aspetti del teatro classico che affondano radici nella comicità più antica. Ben riuscito il parallelismo fra la liaison amorosa dei due domestici, Nicole e Coviello e quella dei loro signori che rimanda agli intrecci plautini, resa con grande professionalità dagli attori in scena. Accattivanti anche i momenti metateatrali in cui menestrelli e danzatori fanno irruzione nella dimora di Jourdain allietando con musiche e balletti le cene del padrone di casa. 

Complice anche la scenografia, importante e realistica, che focalizza l’attenzione su un palchetto in posizione centrale, tipico delle corti tanto sognate dal protagonista. Il personaggio a cui Solfrizzi ha dato un volto, sebbene deriso da amici e parenti per le sue insensate aspirazioni, non appare del tutto negativo. Il suo sogno di nobiltà lo induce a volersi migliorare continuamente ingaggiando maestri di ogni disciplina che si impegnano nell’impartirgli lezioni di danza, musica, scherma e filosofia, nelle quali Jourdain risulta tanto impacciato da esser beffeggiato anche dai suoi insegnanti. Una commedia d’altri tempi ma capace di far sorridere ai nostri giorni.