Tommaso Traetta. Il compositore che rinnovò il melodramma nel Settecento

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Cultura e Spettacoli, Inchieste, Tommaso Traetta: storia di un compositore
30 marzo 2017

Tommaso Traetta. Il compositore che rinnovò il melodramma nel Settecento

Un profilo del compositore nel 290esimo anniversario della nascita

Mio riverito Maestro di Cappella

Che scappellato ad udir viene Apollo,

Che ti venga un’eterna cacarella,

Se di farmi mutare non sei satollo.

 

So, che la gentil Musica bella

Darà agli Asini tutti un fiero crollo;

Ma infine ogni mio Verso anche è una stella;

E se  più muto, che mi rompa il collo.

 

Metti fuor quelle note maestrone,

Che faccian di stupore cascare morto

Ogni critico insulso, ogni melone.

 

Per me ho finito, e mi riposo in porto:

Tieni or tu, come sai, dritto il timone

Nell’armonico mar Nocchiero accorto:

 

Ma ti prego, e t’esorto,

Se molto anche hai da far, se il tempo è poco,

Segui a studiar; lascia l’amore, e il gioco.

 

Ad un maestro di cappella, Carlo Frugoni

 

Con “Ad un maestro di cappella” l’abate Carlo Frugoni, poeta di corte del ducato di Parma nella seconda metà del Settecento, salutava un caro amico e compagno, che per diversi anni l’aveva accompagnato nella composizione dei melodrammi che tanto avevano allietato il duca e pubblici stranieri, lasciando nella storia della musica un segno che ha poi permesso a un giovane Wolfgang Amadeus Mozart di diventare uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi. Quell’amico non era altri che Tommaso Traetta, uno dei compositori più importanti che il Meridione abbia mai avuto, di cui quest’anno ricorre il 290° anniversario della nascita. 

Tommaso Michele Francesco Saverio Traetta è nato a Bitonto il 30 marzo 1727. Era figlio di un pastore di Altamura, Filippo Traetta, e di una bitontina di umili origini, Anna Maria Piacente. I due si erano sposati nella Cattedrale di Altamura il 16 gennaio 1724, poi si erano spostati nella città natale della donna. Il nome di Tommaso, battezzato nella Cattedrale di Bitonto il 3 aprile 1727, ha fatto pensare ad alcuni che non fosse il primogenito, perché Tommaso era il nome del nonno materno e non di quello paterno, un atto dunque contro la consuetudine dell’epoca. Ciò ha fatto supporre l’esistenza di un figlio di Filippo e Anna Maria nato forse prima del matrimonio (i due avevano convissuto ad Altamura per qualche anno prima delle nozze), ma non c’è alcun documento che avvalori questa tesi e nel registro di battesimo Tommaso risulta primogenito.

Tommaso sicuramente seguì il padre nei primi anni di vita nell’attività pastorizia, fino a quando Filippo morì nel 1735. Nell’ottobre del 1739 Tommaso entrava nella Confraternita dei Preti dell’Immacolata Concezione di Nostra Signora come novizio, dunque avviato nella formazione e alla vita religiosa. Da alcuni documenti sappiamo che il piccolo Tommaso aveva frequentato “con ogni modestia” la scuola del canonico don Ascanio Pascale, “maestro di scuola” a Bitonto e aveva “continuamente atteso” alle lezioni del canonico don Felice Barone, maestro “dell’esercitio dello scrivere”. Inoltre aveva frequentato “il serviggio di questa nostra cattedrale Chiesa” nei giorni feriali e festivi, come attestano i maestri di primo e secondo coro. 

È chiaro dunque che in questo clima Tratta iniziava a mostrare le sue doti musicali, che ben promettevano e che bisognava coltivare con lo studio in conservatorio. Ma quello più vicino era a Napoli e mandare Tommaso a studiarvi, durante il percorso che doveva portarlo all’ordinazione sacerdotale, era una spesa che Anna Maria Piacente, per altro vedova, senz’altro non poteva sostenere. In soccorso del giovane Traetta, quasi tredicenne, arrivò la donazione di Anna Labini, vedova di don Cesare Sylos, che nel febbraio 1740 con un atto notarile dava in usufrutto a Tommaso “un corpo di vigne cinque in circa di olive”, sito nella zona di Santa Susanna in Bitonto. La leggenda che vuole Traetta bambino suonatore un piccolo flauto nelle campagne e poi aiutato da un generoso ricco passante è così definitivamente sfatata. Anna Labini specificava nella donazione che intendeva aiutarlo a ricevere la prima sacra tonsura e poi gli ordini sacri entro il compimento da parte del giovane dei venticinque anni, termine dopo il quale l’usufrutto si interrompeva. 

Dopo aver trascorso 14 mesi a Napoli, il 30 luglio 1741 Tommaso ricevette per mano del vescovo di Bitonto, mons. Giovanni Barba, nel capoluogo napoletano la “prima clericali tonsura”, il primo passo verso il sacerdozio e che lo faceva entrare nel clero. A quattordici anni iniziò la sua formazione musicale, per cui pian piano iniziò a distaccarsi dalla Confraternita e dunque, al posto di quella teologica, fu privilegiata l’educazione in conservatorio, tanto poi che Traetta rimase laico. In quel periodo a Napoli c’erano quattro conservatori attivi, ma non è ben chiaro quale fosse quello in cui studiò il nostro conterraneo, ma molti ritengono assai probabile il Conservatorio e Chiesa di Santa Maria di Loreto, prima con Niccolò Porpora, che subito dopo lasciò il posto per andare a Venezia, e poi con Francesco Durante, primo maestro cappellano. I suoi studi continuarono fino al 1750, quando il giovane compositore aveva 23 anni, e, uscito dal conservatorio, rimase a Napoli fino al 1756. 

Proprio a Napoli vennero messe in scena le prime opere serie del bitontino, prima la “Farnace”, su libretto di Lucchini, sul palco del Teatro San Carlo il 4 novembre 1751. Nonostante non vi fossero segnali in queste prime opere che facessero presumere il suo grande successo, Traetta fu assai apprezzato a Napoli, forse proprio per la sua attenzione al gusto dell’epoca, che riuscì perfettamente a integrare nelle sue opere. Del 1753 è un censimento focativo, disposto da Carlo III, in cui Tommaso risultava avere l’imposizione fiscale più alta dei suoi familiari (12 ducati), definito “dimorante in Napoli colla professione di Maestro di Cappella”. Il censimento, che riguardava anche la madre e il fratello Giuseppe, indica che fino al 1754, data di morte di Anna Maria Piacente, Tratta rimase legato a Bitonto, forse unico stabile sostegno economico, ma poi poté partire e da allora si allontanò definitivamente dalla città natale.

Dopo una sosta fortunata a Roma e dopo diversi giri per le città del nord d’Italia, tra cui Reggio Emilia, Venezia e Verona, nel 1759 Traetta approdò con il “Solimano”, andato in scena al Teatro di Parma, alla corte di Filippo I, Infante di Spagna e figlio del re Filippo V. Il nostro compositore giunse ben undici anni dopo la pace di Aquisgrana, che aveva avvicinato gli Asburgo ai Borbone. Il clima è quello di una corte raffinata, dal gusto francesizzante per la presenza del primo ministro del duca, Guillaume du Tillot, in accordo con il poeta di corte, l’abate Carlo Frugoni. Allo sfarzoso “Solimano" seguì “Ippolito e Aricia”, nel maggio del 1759, che consacrò l’amicizia e la comunanza del sentimento artistico tra il religioso scrittore e il compositore bitontino, che viene nominato anche maestro di cappella dell’Infante. Dopo la chiusura per sei mesi del Teatro di Parma a causa della morte di Luisa Elisabetta di Francia, consorte di Filippo, il 4 settembre 1760, in occasione delle nozze dell’Infanta Isabella e dell’arciduca Giuseppe d’Austria (poi Giuseppe II), vide la luce Feste d’Imeneo, fatica che fece conoscere a tutta l’Europa il talento di Traetta. Grazie a questo evento fu chiamato nel gennaio dell’anno successivo a mettere in scena al Burgtheater di Vienna l’Armida, salendo così un gradino assai faticoso della sua carriera. Bisogna ricordare che il nostro era uscito da solo 10 anni dal conservatorio di Napoli e, oltre ai successi italiani, non era mai uscito dal circuito nazionale. A fine 1762, mente continuava la sua attività parmense, fu chiamato a Mannheim, la città delle riforme musicali, dove andò in scena la “Sofonisba”, in occasione dell’onomastico del Principe elettore. 

 

Portrait of Tommaso Traetta (Bitonto, 1727 - Venice, 1779), Italian composer. Painting by anonymous artist, 18th century. Naples, Museo Storico Musicale. Via Getty Images.

 

Nel 1764 si chiuse la sua permanenza presso il duca di Parma, che gli avrebbe concesso secondo alcuni una pensione a vita, ma i documenti non lo accertano. Quel che è certo è la grande occasione che Traetta ebbe con Parma, un punto di partenza per una carriera di respiro internazionale come compositore e momento di sviluppo e maturazione del proprio stile musicale. Dopo alcune rappresentazioni a Padova, Napoli e Roma, il nostro giunse a Venezia all’Ospedale di San Giovanni e Paolo, detto “l’Ospedaletto”, un collegio femminile dove le ragazze orfane ricevevano una buona educazione, incentrata su letteratura e musica (anche Goethe, in una sua visita veneziana, parla molto bene del coro di questo istituto). Traetta concorse per il posto per il maestro di coro, vacante dall’inizio del 1766, che vinse l’8 giugno con 21 voti contro 7 del direttivo dell’Ospedaletto. Fu la produzione sacra del compositore, in particolar modo il “Rex Salomon” del 1766, che convinse la commissione, che gli volle anche aumentare la paga di 200 ducati.

La produzione del periodo dell’Ospedaletto non si concentrò solo sulla musica sacra, come ben dimostra “Le serve rivali”, opera buffa andata in scena per la prima volta al Teatro Giustiniani di San Moisè di Venezia nell’autunno del 1766. Quest’opera fu tanto fortunata che, fino alla morte di Traetta, si sono contate ben 14 rappresentazioni in teatri italiani e stranieri e solo a 5 anni dal 1779 ne era stata realizzata una versione in lingua tedesca. Nel 1767, oltre a fortunate produzioni a Monaco, tra cui la seconda versione dello Stabat Mater, diverse opere furono rappresentate a Firenze, città che molto apprezzò il genio del compositore bitontino, tanto che alla dizione dell’”Ifigenia” in Tauride c’era proprio Christopher Gluck, il tedesco che generalmente viene indicato come il compositore della riforma dell’opera seria. Per questa rappresentazione, Gluck aveva composto un proemio tutto suo in onore del granduca di Toscana Pietro Leopoldo, che volle anche premiare Traetta con una percentuale della vendita dei biglietti di quasi quattro mila lire, diversamente dalla consuetudine dell’epoca che non riconosceva il diritto d’autore.

Nel 1768 Traetta fu chiamato a sostituire Baldassare Galuppi presso la corte della zarina Caterina II a San Pietroburgo come maestro di cappella imperiale. Anche se il compositore bitontino sapeva dell’incarico in Russia, le sue opere continuarono a essere rappresentate nei teatri italiani e Traetta mantenne, indipendentemente dal suo impegno con la zarina, il posto all’Ospedaletto, dove fu sostituito nel frattempo da altri suoi colleghi. Jakob von Stählin, consigliere imperiale e segretario dell’Accademia delle Scienze, è la nostra fonte più importante dell’operato del compositore di Bitonto in Russia, visto che i documenti dell’epoca sono andati distrutti. A San Pietroburgo Traetta rivide alcune sue opere, iniziando a farsi conoscere con pezzi del suo repertorio, mente la prima opera che compose fu nel 1772 l’”Antigona", su testo di Coltellino, nel frattempo diventato poeta della corte russa. È una leggenda, o meglio un errore storico, che al suo congedo Traetta ricevette in dono da Caterina II una tabacchi era d’oro con un proprio ritratto, dono assai diffuso all’epoca tra regnanti e artisti di corte. Fu invece Galuppi che ricevette per la sua Olimpiadi del 1762 una boccetta di rubli.

In Russia, nel 1769, Traetta conobbe una giovane svedese, Elisabeth Sund, più giovane del compositore di quasi vent’anni, arrivata a San Pietroburgo come soprano. Qui i due convissero insieme quattro anni e nel 1775 invano i preparativi per le nozze, visto che Elisabeth chiese di disgiungersi dalla sua comunità di religione evangelica per potersi convertire al cattolicesimo e sposare Tommaso. Ma proprio tra il 1775 e 1776 Traetta, a causa di una condizione fisica ormai grave, si spostò con al seguito la Sund a Venezia, rientrando all’Ospedaletto, a cui chiese un sostituto per due anni. Nel gennaio 1777 si trovava a Londra per diverse rappresentazioni, tra cui la prima del “Germondo”, che però fu pesantemente presa di mira dalla critica inglese, tra cui però c’erano anche suoi sostenitori. Nell’estate dello stesso anno fu costretto a tornare a Venezia, dove lo aspettava la Sund, che, mentre il compositore era a Londra, l’8 gennaio aveva dato alla luce Filippo, l’unico figlio di Traetta, nato però al di fuori del matrimonio e soprattutto con una donna protestante. Per questo Traetta, che doveva mantenere la sua rispettabilità in quanto direttore di un istituto religioso, volle subito riconoscere Filippo, battezzato a pochi giorni dalla nascita, e sposare Elisabeth. Il matrimonio segreto, a causa della nascita prematrimoniale di Filippo, avvenne il 19 novembre 1777, preceduta da un lungo resoconto dello stesso Traetta sulla sua vita, che doveva dimostrare il suo celibato. Questo è uno dei documenti più utili per ricostruire la storia del compositore.

Dopo la rappresentazione di alcune opere a Venezia, delle quali alcune composte solo in parte per le sue condizioni di salute, Traetta morì nella città lagunare il 6 aprile 1779, a causa della malattia polmonare sempre più grave e che l’aveva accompagnato negli ultimi anni. La salma, come dispose la Sund, fu sepolta nell’Ospedaletto, dove la lapide, con un testo in latino, lo ricordava così: “Questo monumento è eretto alla memoria di Tommaso Traetta, nato a Bitonto, esperto di musica assai sublime, che ha guidato e innovato il suo coro verso l’immensità della sua arte, per suo grandissimo merito, colto nella vita all’età di 52 anni”

Purtroppo oggi i suoi resti non riposano più nell’Ospedaletto di Venezia, vicino a quelli di altri suoi rinomati colleghi, ma nel 1980, in occasione del secondo centenario della morte del compositore, un farlocco Comitato, che aveva l’intenzione di celebrare il noto concittadino, volle, dopo il fallimento delle trattative nel 1953, chiederne la traslazione a Venezia. Il sindaco E. Masciale, l’assessore Franco Minna e il delegato vescovile di Bitonto Carmine Fallacara rappresentarono la città a Venezia, nella cerimonia di prelievo e consegna dei resti mortali di Traetta. Riposti nella cripta della Cattedrale di Bitonto, sono indegnamente dimenticati e meta occasionale di qualche ignaro turista.

Un grande peccato perchè la grande vita e produzione di Tommaso Traetta sono state germe fertile che ha dato vita a un nuovo modo di fare musica, una nuova lingua poi sviluppata da altri compositori e artisti, non ultimo Mozart. La sua memoria, che passa ora più che mai attraverso l’esecuzione delle sue opere che tanto affascinarono l’Europa del Settecento, non va mai dimenticata. Perché l’innovatore del Melodramma, prima che dal mondo musicale, deve essere ricordato dalla sua comunità.

 

Fonti:

Jörg Riedlbauer, Tommaso Traetta. Opere

Jörg Riedlbauer, Tommaso Treatta precursore di Mozart, in Studi Bitontini, 66, 1998, 107-111

Jolando Scarpa, Il caso Treatta, in Studi Bitontini, 61, 1996, 113-119

Nicola Morea, Il musicista Tommaso Traetta

Nicola Pice, “Ifigenia in Tauride”: dalla tragedia di Euripide al libretto di Marco Coltellini

 

In copertina la statua di Tommaso Traetta a Bitonto, in piazza Moro