Restituite alla città le immagini sacre dei Misteri di San Domenico

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Video, Settimana Santa
29 marzo 2017
Photo Credits: Lisa Fioriello

Le statue sono state restaurate da uno studio di Andria

“Scolpire non è scavare una pietra, è trovare il respiro della vita in essa e rivelarlo”. Questa frase di un anonimo ben fa da summa all’incontro dello scorso 28 marzo, quando nella suggestiva location della Cappella dei Misteri della Chiesa di San Domenico l’Arciconfraternita del SS. Rosario ha presentato alla città le sacre immagini dei Misteri da poco restaurate. 

Le statue lignee, tradizionalmente portate in processione dall’Arciconfraternita almeno dal 1714 secondo i documenti, erano state nel tempo soggette a restauri, a volte non appropriati, per cercare di supplire ai danni del tempo che visibilmente segnavano i simulacri. Ora, riportate all’originario splendore da parte dello Studio d’arte e restauri di Andria, sotto la sovrintendenza del Ministero dei Beni Culturali, dopo un trattamento che le ha interessate tra maggio e settembre 2016, le immagini dei Misteri della Passione di Gesù sono finalmente pronte a sfilare nella storica processione del mattino del Venerdì Santo.

Alla presentazione, a cui ha anche partecipato la vicesindaco Rosa Calò come componente dell’Amministrazione, portando anche un sentito ringraziamento a quanti dell’Arciconfraternita hanno avuto cura di questi tesori d’arte e di fede, sono intervenuti don Ciccio Acquafredda, parroco di San Giovanni Evangelista e padre spirituale dell’Arciconfraternita, Domenico Ferrovecchio, segretario della congrega, Valerio Jaccarino, direttore dello studio restauratore, e Antonio Sicolo, storico dell’arte che ha voluto ripercorrere le tappe della storia di queste sacre immagini.

All’introduzione di don Ciccio, che ha invitato tutti a osservare la bellezza delle effigi “non solo come estetica, ma come segno del bene, perché le statue non possono essere solo contemplate, ma devono significare qualcosa, devono poter parlare del mistero di Cristo”, Sicolo ha voluto sottolineare il significato più profondo delle immagini sacre, quale concretizzazione dell’idea del “simul caro”, come la carne, riferendosi al senso della rappresentazione degli elementi della fede attraverso l’abilità artistica. Lo scultore deve dunque essere iconofilo, non deve cadere nell’idolatria, ma dare ai simulacri il senso dell’ausilio nella liturgia, rinviando al senso vero e profondo delle verità divine.

Le statue sono state commissionate sicuramente dall’Arciconfraternita, ma in un periodo precedente a quello del 1714, quando la congrega affidò a Gaetano Frisardi, artigiano andrianese, il restauro e l’imbarocchimento delle statue del Seicento, dalle fattezze assai semplici e rustiche e con un impianto tipicamente classico. Il documento del Settecento, che attesta l’avvenimento della prima processione con le nuove immagini, è dunque un contratto non di creazione ex novo dei simulacri, ma della commissione di un lavoro di rifinitura secondo il gusto dell’epoca. L’autore dunque rimane a noi sconosciuto, anche se Sicolo ha ipotizzato come le statue dei Misteri di Bitonto abbiano un padre comune al Cristo morto di Cerignola, proprio per la grande somiglianza stilista e iconografica che accomuna le diverse immagini.

Nel tempo, però, come è possibile leggere nei vari documenti dell’archivio dell’Arciconfraternita, si sono resi necessari altri interventi di restauro, come quando nel Settecento i simulacri sono stati rivestiti di carta pesta, ora non più presente per dare piena evidenza al lavoro originale. Ultimi sono stati quelli guidati da Valerio Jaccarino, che si era già occupato del recupero delle immagini dei Santi Medici di Bitonto e che ha condotto un lavoro certosino su quelle di San Domenico, verificando anche situazioni gravi, come quella del Cristo con la croce, letteralmente divorato dalle tarme. “Ora Gesù potrà portare la croce, ma non più i segni del tempo”, ha concluso Jaccarino.

 

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