Nicola Pice racconta: 'Mi era stato chiesto di ricandidarmi'

Savino Carbone
di Savino Carbone
Politica, Elezioni Amministrative 2017
21 marzo 2017

Nicola Pice racconta: 'Mi era stato chiesto di ricandidarmi'

Il professore torna sulle diaspora del centrosinistra, 'occorre unità'. E sull'esito delle primarie: 'Da Bari che dicono?'

È stato l’ultimo sindaco eletto dal centrosinistra unito. L’esperienza politica di Nicola Pice, storico primo cittadino nel decennio a cavallo tra gli anni novanta e i tardi duemila, appare come un utile strumento per comprendere i problemi in cui versa la sinistra cittadina, che da cinque anni non riesce a superare la diaspora maturata nel 2012 tra il civismo di Abbaticchio e la galassia partitica che fa capo al Partito Democratico. 

Per questo BitontoTV ha deciso di ascoltare il professore, commentando le recenti vicende politiche, in un’intervista che non poteva trascurare la vittoria di Lillino Sannicandro - fino a qualche settimana fa nella coalizione che sostiene Abbaticchio - alle primarie indette dai dem. I pericoli politici derivanti dalla frammentazione tra le forze progressiste, la situazione in seno al PD e i retroscena sulle voci (passate) riguardo la sua ri-candidatura sono stati i temi caldi di un lungo incontro che di seguito la testata riporta integralmente. 

 

Professore, a pochi mesi dalle Amministrative come vede il “suo” centrosinistra?

È un oggetto fantomatico, un corpo senz’anima figlio di una fusione rimasta sempre fredda. 

 

Cinque anni non sono bastati a ricomporre la frattura. Come nel 2012 il PD e la galassia civica che ruota attorno a Michele Abbaticchio correranno separati.  

Questi anni hanno rappresentato un’occasione perduta di riconciliazione. Si potevano e dovevano fare più sforzi perchè vi era la possibilità, direi quasi un obbligo morale, prescindendo dalle polemiche astiose. 

 

Il centrosinistra non ha risposto ad un appello che lanciò nel 2012 in occasione del ballottaggio tra Intini ed Abbaticchio, in cui chiedeva di superare le frizioni.

Nella lettera aperta scrissi: “Occorre oltrepassare gli egoismi e le malversazioni che sembrano essere la mala sorte di questa nostra città e sono sempre in agguato e all’opera. Occorre recuperare la tensione alla ricerca del bene comune e il senso di responsabilità”. Si è scelta la strada contraria. 

 

In effetti la consiliatura che sta per concludersi è stata caratterizzata dalla lotta intestina tra le forze del centrosinistra. E le polemiche hanno inasprito i rapporti tra PD e Abbaticchio. 

Bisognava costruire un ponte. E non è difficile come sembra: lo feci durante il mio mandato indicando Michele Coletti all’Azienda Servizi Vari. Allo stesso modo si poteva aprire a Paolo Intini, come già suggerivo. Magari conferendogli l’incarico vicesindaco o un altro in Città Metropolitana. D’altronde Natilla siede nel Consiglio della ex provincia proprio perchè non c’è stata apertura. 

 

Nell’ottica di un riavvicinamento si è fatto più volte il suo nome. 

Non lo nascondo. Molti sanno che sono stato “richiesto” (forse anche “pregato”) da tutte le forze di centrosinistra (quelle legate ai dem, ndr) di accettare la candidatura a sindaco per le prossime elezioni, una richiesta pressante pure rivoltami da tantissime persone. Questo ha ingenerato una sorta di “attesa” (e forse di aspettativa) finita poi delusa per il mio diniego. 

 

Perchè ha rifiutato?

Ho detto no perchè ho sempre creduto nella necessità di una rigenerazione della politica e della classe politica, così come ho sempre creduto nella costruzione di un centrosinistra innovato nelle sue strutture organizzative e nelle sue idee progettuali, sostenuto da comportamenti responsabili, capace di mettere al bando ogni difesa egoistica degli interessi di parte. Coerentemente, anche se la coerenza non è una virtù della politica, non potevo mai lasciarmi attrarre dalla malia di una ricandidatura. 

 

Alla fine si sono svolte le primarie. 

Dell’esito di queste recenti primarie cittadine mi sento in qualche parte “responsabile”, proprio per il mio diniego. 

 

E ha vinto Lillino Sannicandro. 

Non mi esprimo, se valgono le parole anzidette. 

 

Si riferisce alla coerenza?

Homo faber fortunae suae. 

 

“Fortuna” in latino ha una doppia accezione. E può indicare allo stesso tempo sorti favorevoli o avverse. 

Alla fine le primarie hanno consegnato una pesante sconfitta alla cordata Vaccaro.

Trovo ingiusto e ingeneroso che si addossi ai giovani del PD la responsabilità dell’attuale situazione kafkiana, specie se tale accusa viene mossa da altri giovani di altra “appartenenza”. So di un entusiasmo e di una passione politica che anima quei giovani, so che sono mossi da una reale preoccupazione del territorio e dei problemi della comunità locale. Perciò non trovo sensato che altri giovani si lascino prendere dalla logora e angusta mentalità del facile e opportunistico “j’accuse”. 

 

Dove vanno ricercate le ragioni di questa situazione?

Occorre essere plurali nelle visioni e singolare nella scelta risolutiva dei problemi da affrontare. Nel mondo degli uomini i fatti non sono mai isolati. Tutto è in relazione con tutto e il problema è appunto quello di dover gestire questa miriade di fatti che s’intrecciano e confondono, rendendo tutto ambiguo e complicato. Ma alla fine penso che sarebbe più giusto trovare le ragioni di una convivenza possibile, che avvelenarla con continue aggressioni intestine. 

 

L’esito delle consultazioni costringe il PD a “subire” un candidato che fino a qualche giorno prima ha parteggiato per Abbaticchio, opponendosi - assieme a tutta la coalizione dell’attuale Sindaco - all’apertura verso il partito. 

È la conseguenza di un gioco politico che si è configurato e che si è scelto. Sconsigliai già di ricorrere alle primarie, sarebbe stato un passo per riportare ordine in un partito dalle mille anime e dagli altrettanti percorsi. Un “partito spartito”. E si sa che le cose “spartite” rischiano di diventare “sparite”.

 

Ha sentito il partito dopo le primarie?

Certo, ho partecipato anche ad un’assemblea recente, dietro pressanti inviti. È stato allora che ho chiesto: “Ma i vertici provinciali e regionali cosa pensano di questa situazione?”.

 

A livello sovracomunale l’unico ad essersi espresso sull’esito delle primarie è stato l’onorevole Alberto Losacco, che ha rinnovato l’invito a percorsi di apertura e condivisione con il resto del centrosinistra.

Esatto. Da Bari non è arrivato nulla.

 

Nel frattempo Sannicandro, forte magari di un possibile exploit locale di Michele Emiliano alle primarie per la segreteria nazionale, potrebbe puntare a quella locale e prendersi una importante rivincita. 

Purtroppo non mi è concesso prevedere i giri di valzer.

 

Al netto dell’esito, in che stato sarà il centrosinistra dopo le elezioni? 

Potrebbe ricordare la trama del film di Danny De Vito, “La guerra dei Roses”, in cui i coniugi, dopo aver ascoltato la storia del lungo e sanguinoso percorso di divorzio della famiglia Roses, si riconciliano.

Occorrerebbe, lo sottolineo nuovamente, uno sforzo comune capace di ridare la carica a questo nostro paese. Se c’è una bassa qualità della vita politica strettamente congiunta ad un rigetto della politica è perchè abbiamo perso l’abitudine di avvertire le forti tensioni ideali che hanno fatto grandi i partiti di un tempo.