Miseria e Nobiltà di scena all'Auditorium De Gennaro

di La Redazione
Cultura e Spettacoli
23 marzo 2017

Miseria e Nobiltà di scena all'Auditorium De Gennaro

Ecco l'adattamento della compagnia Amici per la Crepapelle di Carlo Pice

Miseria e Nobiltà debuttò a Napoli, la notte di Natale del 1888, e fu subito un successo. Ancor oggi è la l’opera più famosa di Eduardo Scarpetta. La commedia, tra finzioni e imbrogli, diverte da oltre un secolo, ed è ormai diventata un classico che calca i  palcoscenici italiani. Una versione adattata in vernacolo bitontino sarà messa in scena l’l 1 e il 2 Aprile presso l’Auditorium De Gennaro, rispettivamente alle 20:00 e alle 18:00, e poi ancora in replica il 22 e il 23 Aprile nei medesimi orari, dall’Associazione Culturale Amici per la Crepapelle. Non è la prima volta che l’Associazione si cimenta in questa operazione di traduzione, lo scorso anno ha infatti presentato una versione bitontina della celeberrima Filumena Marturano, la creatura più cara di Eduardo De Filippo.

Con Filumena Marturano abbiamo voluto testare le nostre capacità e soprattutto la rispsota del pubblico. Dopo ben dodici repliche in tutto il territorio barese posso certamente dire che è stata un’operazione più che riuscita. Speriamo di replicarne l’accoglienza” ha affermato il regista Carlo Pice “devo ringraziare Tonino Colasuonno per avermi aiutato con l’adattamento testuale, e Raffaella Robles e Agostinacchio Sapia per la direzione tecnica e scenica e tutti quelli che hanno partecipato alla realizzazione dello spettacolo”.

La scena si apre con il famoso quadro dello scrivano Felice Sciosciammoca, interpretato da Garofalo Giovanni, ed il cliente analfabeta, Achille Giuseppe, scena che anticipa la situazione di miseria della storia. Infatti Felice ed il calzolaio ex salassatore Pasquale, Giampalmo Emanuele, vivono con le loro famiglie nello stesso povero quartierino, alle prese con la miseria ed in mezzo ai continui litigi, provocati dalle donne di casa. Il padrone di casa don Gioacchino, Abbadessa Giuseppe, cerca di recupere gli affitti arretrati ma le due famiglie hanno persono difficoltà ad avere qualcosa da mangiare. Un giorno ricevono la visita del marchesino Eugenio, interpretato da Decaro Fabrizio, che fa loro una strana proposta. Eugenio è innamorato di Gemma, Schiavone Daniela, figlia di Semmolone un arricchito ex-cuoco, Pice Carlo, e propone a Don Felice e a Don Pasquale di fingersi suoi parenti e di accompagnarlo, travestiti, dal padre della fanciulla per chiederne la mano. 

I due compari accettano con entusiasmo ed ecco Pasquale nelle vesti del padre, con sua moglie Concetta, interpretata da Damone Anna, e sua figlia Pupella, Pafetta Althea e Don Felice nelle vesti dello zio principe: accompagnare il marchesino dall’ex-cuoco che fa loro la più sontuosa accoglienza. I finti aristocratici recitano con impegno la loro parte e tutto andrebbe per il meglio se ad un certo punto non arrivasse la moglie di Felice, Luisella, Allegretti Santina, alla quale non è stata riservata alcuna parte nella commedia.

Comici sono gli equivoci e le situazioni esileranti che si creano nella relazione tra poveri e ricchi, finti e veri aristocatrici, in giochi di travestimenti e riconoscimenti a sorpresa; come quando si scopre che nella casa dove si svolge l’incontro si trovano sia Bettina, Siragusa Angela, la moglie abbandonata di Felice, che lavora come cameriera, sia Peppino, Morgese Gabriele,figlio della coppia, che era stato cacciato dalla convivente di Felice ma aiutato in casa Semmolone da Vincenzo, Rossiello Vincenzo e Biase, Farella Vito.

A complicare ulteriormente, ma anche per sciogliere la situazione, arriva il padre di Eugenio, il marchese Favetti, Sgaramella Vito, che si rileva il corteggiatore di Gemma. L’ imbarazzante rivelazione consente al giovane di ottenere dal padre il consenso al matrimonio, consenso  dato anche a Pupella che amoreggiava con Luigino, fratello di Gemma, Bonasia Francesco; si superano così le differenze sociali. Per informazioni e prenotazoni biglietti 3201865964 - 3382833888.