Jolando Scarpa su Tommaso Traetta. “Era tra i precursori di Mozart”.

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Cultura e Spettacoli, Inchieste, Tommaso Traetta: storia di un compositore
30 marzo 2017

Jolando Scarpa su Tommaso Traetta. “Era tra i precursori di Mozart”.

L'organista tesse un profilo musicale del compositore

“Traetta fu compositore europeo, seguito, stimato ed osannato in vita. Non so bene come inserirlo in un contesto più ampio se non affermando che Mozart gli deve molto. Ma anche Haydn copiò di suo pugno alcune arie e un duetto che inserì in lavori suoi. Credo che queste due notizie rispondano alla domanda”. La domanda certo è chi è stato Tommaso Traetta all’interno della storia della musica, a rispondere è Jolando Scarpa, organista di fama europea, specializzato nel repertorio di epoca barocca, a lungo studioso ed estimatore del nostro famoso concittadino.

Con Scarpa siamo riusciti a ripercorrere in breve le tappe della storia professionale e artistica di questo genio tutto bitontino, a partire dai suoi primi studi a Napoli. “All’epoca questa città con i suoi conservatori, così li definiremmo oggi, era un’autentica fucina di operisti e di compositori di musica sacra”. Lo scenario era dunque quello di una città piena di un grande rinnovamento culturale, sotto a direzione di Carlo III, che aveva completamente trasformato la capitale del regno. “Al termine di un insegnamento musicale, in verità assai serio ed articolato, si era poi in grado di poter incoraggiare nella futura carriera quelli che erano i giovani studenti che dimostravano particolari doti musicali”, continua Scarpa. Senz’altro Traetta rientrava fra questi, seppure nel suo primo periodo musicale non preferisse addentrarsi sulla strada dello sperimentalismo, come si potrebbe pensare. “In verità le prime opere ‘napoletane’ di Traetta furono abbastanza convenzionali”, confermando dunque le tendenze del momento, anche perché ancora in una fase di preparazione e di acquisizione, attraverso la frequentazione delle opere dei grandi maestri nei teatri di Napoli, “troppo occupato a misurarsi con altri musicisti già famosi”.

La grande tappa dell’epoca giovanile del compositore bitontino è certamente il ducato di Parma, retto dall’Infante Filippo I. “Il periodo parmense di Traetta fu molto importante per la sua maturazione ed evoluzione musicale, quanto per la sua futura carriera”, ci spiega Scarpa. Qui, però, lo scenario che si trovò dinanzi era assai diverso da quello che fino ad allora Traetta era stato abituato a fare, anche se riscuoteva un suo successo nelle platee napoletane. A causa del gusto francesizzante importato da Guillaume du Tillot, primo ministro di Filippo e sovrintendente di tutte le attività culturali e teatrali, “Traetta dovette invertire in qualche maniera la rotta. Ad esempio l’opera ‘Ippolito e Aricia’ da lui composta doveva contraltare con l’omonimo lavoro di Rameau. Traetta ebbe la fortuna di appoggiarsi ad un poeta librettista del calibro dell’abate Frugoni e grazie ad una serie di circostanze non solo artistiche ebbe l’incoraggiamento a rimaneggiare l’opera francese in “chiave” italiana, ottenendo alla fine una sorta di fusione tra le due tradizioni, francesi ed italiane. ‘Ippolito e Aricia’ rimane un tentativo di assimilazione della pratica teatrale francese caratterizzata da intermezzi danzati, le cui musiche sono quelle di Rameau, e ariette a confronto con scene di grande ampiezza teatrale”. L’Ippolito dunque rimarrebbe un’opera a metà tra stile napoletano e la richiesta della corte di Parma. Ma la “riforma”, come più volte ha sottolineato Scarpa, non è stata ideata da Traetta, ma da lui riportata nella musica dalle teorie letterarie dell’Algarotti e del Frugoni, ormai latori di una nuova idea di musica, che il bitontino seppe ben interpretare. 

È in questa luce dunque che va rivisto anche il rapporto con Christopher Gluck, il compositore tedesco a cui spesso si pensa quando si parla di riforma del melodramma. Gluck e Traetta entrarono in contatto, si stimarono e Gluck addirittura lo preferiva a molti suoi contemporanei. “Coloro che invocavano una ‘riforma’ dell’opera erano dei teorici della musica, non dimentichiamolo”, ricorda Scarpa. “Il compositore, invece, doveva star molto attento a soddisfare le aspettative del pubblico. Però, dopo Parma, Traetta dimostrò molta più attenzione ai testi dei libretti da musicare e abbandonò progressivamente certe convenzioni teatrali affinando sempre più uno stile basato sull’espressività e sulla caratterizzazione dei personaggi”. La sua fu dunque una maturazione di stile che non rimase relegata all’ambiente degli intenditori di Treatta, ma che ebbe un respiro quasi internazionale, tanto fu poi proseguita e sviluppata.

Altra tappa assai rinomata e importante di Traetta sono stati i sette anni al servizio della zarina Caterina II come maestro di cappella imperiale. “Agli inizi del suo ingaggio”, spiega Scarpa, “Traetta rimaneggiò vecchi lavori e fu per questo richiamato agli impegni contrattuali”. Certo non dovette fargli bene la condizione climatica rigida, che addirittura gli causò un grave stato di malessere, “al punto che ebbe un periodo di depressione. Ma alla fine riuscì a dare il meglio di sé con l’opera ‘Antigona’, nella quale egli impiegò largamente i mezzi che aveva a disposizione, compresi il coro a suo tempo istruito da Galuppi, e i corni russi. In quest’opera veramente complessa e meravigliosa, Traetta esplica tutta la sua genialità melodrammatica anche restando in una candida semplicità. Penso ad esempio all’aria ‘Ombra cara e amorosa’, che poi aria non è in senso stretto, ma qualcosa di più e forse mai tentato prima”.

Nell’intricata diversità di stili e composizioni di Treatta è comunque ben facile distinguere la grande produzione operistica, che più impegnò il maestro, e la composizione di musica sacra, per cui fu assai famoso e che Scarpa ha nel tempo maggiormente approfondito. “Al di là delle Ouvertures delle opere o della monumentale Ciaccona, che chiude fastosamente Antigona, non abbiamo altro della musica sinfonica di Treatta”, afferma Scarpa. “Certo ne avrebbe avuto le doti e la capacità, ma la musica puramente strumentale non gli interessava. A differenza di Galuppi o Paisiello non siamo a conoscenza di qualche sua creazione di sonate da camera o altro. Questo potrebbe essere stato determinato per mancanza di commissioni, ma penso che Traetta era sempre e comunque attirato dal melodramma”

Ma la pagina della musica sacra è altrettanto bella e appassionante. “Dalle prime prove napoletane, cito il Notturno per il Natale ‘Jube Domine benedicere’, emerge una tecnica veramente di alto livello che poi si affinerà nella ‘Passio secundum Joannem’, nella quale i piccoli interventi dei solisti e del coro fanno degno commento al testo liturgico che veniva cantato in gregoriano. Abbiamo poi un suo mottetto da concerto ‘In nocte plena horrore' che sembra essere stato composto sulla vocalità versatile del cantante castrato Rauzzini. Costui poi era stato il dedicatario del mottetto ‘Exultate, jubilate’ di Mozart e in effetti tra i due mottetti, quello di Traetta e quello di Mozart ci sono molte affinità stilistiche. Successive musica da chiesa di Traetta sono una Messa (che in base allo stile io non gliela attribuirei per intero) e le pochi componimenti sopravvissuti per fortuna in autografo: lo Stabat Mater che scoprii nella Biblioteca Nazionale di Monaco, ad esempio, una partitura veramente impegnata e grandiosa. Traetta sicuramente la scrisse per la Cappella musicale di corte partendo inizialmente da quello che era stato un suo analogo lavoro giovanile. Ma l’impiego veramente importante del coro e del quartetto di solisti, tra i quali riappare come soprano solista Rauzzini, ne fanno una creazione totalmente nuova e non un semplice rimaneggiamento. Le ultime cose da mettere in evidenza in questo campo sono le poche composizioni superstiti scritte per la Figliole dell’Ospedaletto di Venezia. Questo è forse il capitolo più importante del catalogo della musica sacra di Traetta. Oltre al grande Oratorio ‘Rex Salomon’ che fu replicato (e questo non avveniva quasi mai) per diversi anni, ci imbattiamo in un meraviglioso ‘Miserere’ e in tre Antifone mariane solistiche di particolare bellezza”.