Giovan Donato Lombardo, il drammaturgo bitontino del Rinascimento

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Inchieste
15 marzo 2017

Giovan Donato Lombardo, il drammaturgo bitontino del Rinascimento

Si dedicò a commedie e prologhi nel pieno stile dell'epoca

“Gli huomini, certo mossi d’ignoranza, biasmando le donne, dicono che di noi più perfetti siano. Lo che è falsissimo, e provato vi verrà con verissime autorità. Perché quanto l’aria è più chiara e lieve della terra, tanto le donne sono più lucide e più eccellenti degli huomini”. Pochi riconosceranno il prologo “In lode delle donne”, apertura de "Il fortunato amante",  commedia in cinque atti di Giovan Donato Lombardo da Bitonto, detto "il Bitontino", autore oggi inserito nella letteratura minore del Cinquecento. 

Questo autore assai poco conosciuto: non si sanno infatti né luogo né data esatta di nascita e di morte. Per lungo tempo, sebbene Lombardo abbia avuto in vita una certa notorietà, in molti non sapevano di lui che il nome e l'esistenza di due sue opere. Pochi e frammentari documenti ci permettono di delineare alcuni momenti della sua biografia. È assai probabile che Lombardo sia nato a Bitonto: non ci sono alcune notizie al riguardo, ma il toponimo della nostra città e l'epiteto dell’autore sono sempre presenti nel frontespizio delle sue opere e quasi tutte le testimonianze su di lui li riportano. 

La sua data di nascita si aggirerebbe intorno al 1540, visto che secondo Francesco Bartoli Lombardo "fioriva intorno al 1570", ma nessun altro documento fa cenno a questa data. Autore e attore teatrale nelle compagnie che girano nel Regno di Napoli, trasferitosi poi nelle più vivaci e ricche città del nord d’Italia, nel 1589 pubblicò a Messina, a cura di Fausto Bufalini, la sua commedia "Il fortunato amante". Il fatto che tutte le testimonianze accennino solo a questa pubblicazione, riportando le stesse informazioni, fa pensare che la commedia non ebbe molto successo e che per questo non sia stata ristampata. 

 

Vittore Carpaccio, Storie di Sant'Orsola, particolare - Compagno della Calza

 

Nella Sicilia spagnola di quegli anni, Lombardo trovò protezione in Giovanni III Geraci, marchese di Ventimiglia, ​capo dell'amministrazione di Messina, mecenate e uomo colto, a cui il Bitontino dedicò l'opera. Per ringraziare il suo protettore, mostrando anche una falsa modestia per la sua opera e la sua fama, Lombardo affermò nella dedica che "il soggetto sia picciolo alla gran fama del merto  suo" e che "non potrà  giungere a pagar il debito ch'io li​ deggio", promettendo però di dedicargli quella che sarebbe stata un'altra fatica del Bitontino, “Il libro dell'Astrologia in latino”, di cui però non abbiamo alcuna notizia. Questa lettera dedicatoria è datata il 1 agosto 1589 e scritta da Napoli, l’unico termine che abbiamo per definire il momento in cui il testo comico era compiuto.

L’unica notazione concreta della sua attività di attore è quella che si evince da una lettera spedita al duca di Mantova Vincenzo dalla Compagnia degli Uniti, un gruppo di attori dediti alla Commedia dell’Arte alle dipendenze della famiglia Gonzaga, il 3 aprile 1584. Tra gli attori firmatari della compagnia figura anche un certo “Gio. Donato”, in cui alcuni hanno visto proprio il nostro Giovan Donato Lombardo. L’ipotesi non è improbabile, ma resta il fatto che nei successivi elenchi degli Uniti il nome del Bitontino non figura più. 

Altra opera, questa sì fortunata, è il “Nuovo prato dei Prologhi”, una raccolta di 63 prologhi, cioè componimenti in prosa o in versi, che venivano recitati in occasione di una festa o prima di una rappresentazione teatrale. In quella di Lombardo, 61 erano i prologhi in prosa e 2 quelli in versi, che rivelano una buona vena poetica e che spaziavano molto nelle tematiche e nei soggetti. I contenuti sono assai vicini al repertorio del mito classico e rivelano dunque una sensibilità colta, propria di un intellettuale rinascimentale qual era Lombardo, senza però mancare di accenni all’attualità, soprattutto per temi all’autore più congeniali, come la critica letteraria e artistica. 

 

"Il nuovo prato di Prologhi"

 

Riguardo alla sua commedia, non abbiamo notizie se essa sia stata messa in scena o no, ma spesso accade nel Cinquecento che questi testi rimangano mai rappresentati. I Prologhi invece furono composti dal Lombardo proprio a servizio e fruizione degli altri autori e attori colleghi. L’unico caso a noi conosciuto della ripresa dei sui scritti, nella recitazione di fronte ad un pubblico, è nell’occasione della rappresentazione teatrale del “Pastor Fido” di Giovan Battista Guarini a Mantova il 22 novembre 1598. 

A quella data risalirebbe anche la prima pubblicazione dei Prologhi a Messina, forse ancora con lo stesso editore della sua commedia, ma di cui noi non abbiamo notizie certe. Sappiamo invece che tra il 1602 e il 1628 (anni in cui si potrebbe collocare la data di morte dell’autore) furono stampate altre cinque ristampe dell’opera, una a Vicenza e le altre da editori veneziani, che ci mostrano quanto quest’altro lavoro del Bitontino sia stato senz’altro il più gradito dal pubblico. 

Nel prologo X, "Della commedia", Lombardo esprime la sua concezione, che concilia il mondo professionale degli attori con quello dei dilettanti, dando valore all'improvvisazione, come pratica centrale per entrambi. Ma nella sua commedia, oltre pochi cenni di originalità (nel prologo iniziale troviamo una frase anche abbastanza equivoca e forte, visti i tempi della Controriforma: “Di più, l’huomo, per vera opinione, fu formato di terra e, destato, vidde tratta la donna dal costato suo; sì che, quanto la carne è più perfetta della terra, tanto la donna è più eccellente dell’huomo”), “Il fortunato amante” rimane molto vicino ai canoni dell’epoca.

Riprendendo lo scenario del servo che gabba il padrone per condurre la vicenda a suo favore, tra peripezie, travestimenti e agnizioni che risolvono tutto nel conciliante e scontato lieto fine, Lombardo non ha fatto altro che seguire in maniera ligia il gusto del suo pubblico, cadendo spesso nello scontato e nel ripetitivo. 

Nonostante questo, il Bitontino rappresentò perfettamente uno spaccato della produzione teatrale della seconda metà del XVI secolo, ormai più incline alla Commedia dell’Arte, la stessa che poi due secoli più tardi avrebbe ispirato Goldoni e ne avrebbe fatto uno degli innovatori del teatro moderno.

 

Fonti:

G. D. Lobardo, Il fortunato amante, a cura di G. Attolini e V. Minervini, 1979

V. Minervini, I”Prologhi” di Giovan Donato Lombardo, 1984

T. Megale, in Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 65, 2005

 

In copertina:

Jean-Antoine Watteau, The Italian Comedians, 1720, National Gallery of Art, Washington D.C.