Fioriello ha ammesso l'esistenza di una condanna a suo carico

Filippo Lovascio, Savino Carbone
di Filippo Lovascio, Savino Carbone
Politica
10 marzo 2017

Fioriello ha ammesso l'esistenza di una condanna a suo carico

L'ex assessore ha spiegato la vicenda in una lettera inviata ai consiglieri comunali

Alla fine Giuseppe Fioriello ha confermato l’esistenza di una condanna a suo carico per “commercio di prodotti con segni falsi”. L’ex assessore ha spiegato la vicenda, sollevata a gennaio da BitontoTV, in una lettera consegnata al Consiglio Comunale il 14 febbraio, rimasta nei cassetti sino a ieri. Si chiude così una storia che, dopo le dimissioni del delegato comunale al lavoro e formazione professionale, Servizio Civile, servizi demografici e cimiteriali arrivate lo scorso 24 gennaio, rischiava di essere dimenticata. 

A parlare della lettera è stato il capogruppo dem Francesco Paolo Ricci, spiegando come Fioriello abbia ammesso che le indiscrezioni di stampa apparse sul suo conto fossero effettivamente veritiere. Nella lettera infatti Fioriello racconta come nel 2007, a seguito di una perquisizione della Guardia di Finanza in alcuni centri scommesse da lui gestiti, erano state rinvenute in suo possesso maglie sportive con marchi contraffatti, destinate a dei concorsi a premi, acquistate da reti di franchising e tramite web, "senza curarne la provenienza, atteso l'utilizzo finale". Per questi fatti nel 2010 era stato condannato al pagamento di una multa di € 390, che l’ex assessore ha ritenuto sempre una semplice sanzione amministrativa. In realtà si trattava di un decreto penale di condanna per un reato che non prevedeva menzione nel casellario giudiziale. 

Proprio l’assenza di estremi nel certificato aveva spinto Fioriello a rigettare ogni accusa, come in un’intervista rilasciata a BitontoLive, in cui a domanda specifica (“Veniamo alla sua presunta condanna. La smentisce?”) rispose “assolutamente sì”, rifacendosi alle parole del Segretario generale che “ha ritenuto non costituenti presupposto per l’avvio di un procedimento ai fini della dichiarazione di nullità dell’incarico conferito” e parlando di “cannibalismo becero” da parte dei media. 

In realtà, come ha sempre sostenuto la testata, le parole di Salvatore Bonasia non mettevano in dubbio la liceità dell’incarico assessorile, ma non smentivano la presenza di condanne. Nè dipanavano i dubbi riguardo il Codice Etico interno di Italia dei Valori: l’articolo 2 di tale codice di autoregolamentazione, infatti, arriva ad imporre persino le dimissioni da incarichi assessorili qualora per un simile reato ricorrano determinate condizioni, e in ogni caso impone che l’amministratore di IdV - anche solo indagato per simili fattispecie - debba darne comunicazione all’Ufficio di Presidenza, che procederà alla sua sospensione. 

“La condanna riportata dal sottoscritto - ha scritto Fioriello nella missiva - non rappresenta altro che il frutto di un errore di valutazione di un giovane imprenditore alle prime armi”. Per questo l’ex assessore, ora a capo del movimento 70032 Città in movimento a sostegno di Michele Abbaticchio, ha dato “mandato al mio legale di occuparsi della riabilitazione penale essendoci tutti i presupposti per ottenerla”.

“Esorto Fioriello”, ha concluso Ricci nella sua arringa, “a chiedere scusa all’assise e a mostrare il suo casellario giudiziario. Abbiamo chiesto trasparenza e trasparenza c’è stata”. Già lo scorso 27 gennaio il piddino aveva chiesto che Fioriello desse lettura del certificato in possesso del segretario generale, che, in quanto titolare dell’anticorruzione per Palazzo Gentile, può avere accesso al casellario completo di un amministratore.