Debora Brascia ha ricevuto il Premio Talenti 2017

Federica Monte
di Federica Monte
Cultura e Spettacoli
04 marzo 2017

Debora Brascia ha ricevuto il Premio Talenti 2017

Laureata in medicina, ha già all'attivo cinque articoli scientifici

La medicina, a differenza forse delle altre scienze, ha qualcosa di umano, di concretamente tangibile perché a renderla vicina ai più sono i medici, continuamente in contatto con i propri pazienti. Debora Brascia, bitontina classe ’92, è medico abilitato dallo scorso mese e ha già ricevuto il Premio Talenti 2017, organizzato dall'Associazione Regionale Pugliesi di Milano in accordo con l’Università degli studi di Bari Aldo Moro, l’Università Bocconi e la Banca Popolare di Bari.

Dopo la laurea conseguita nel luglio 2016, Debora ha partecipato all’Erasmus + Traineeship in Finlandia, e precisamente a Oulu, - una forma di Erasmus che permette anche ai neolaureati di partire per l’estero per esperienze formative di tirocinio.  “Quando penso alla Finlandia mi viene subito in mente un colore, il verde. Il verde dei boschi, dei prati, dell’aurora. Natura meravigliosa”. Qui ha avuto la possibilità di lavorare con un cardiochirurgo finlandese che si è subito messo a sua completa disposizione per insegnarle oltre le tecniche chirurgiche di base, anche il metodo della ricerca: “lui mi ha insegnato una delle cose più vere ed essenziali della medicina e della ricerca, soprattutto attraverso la sua testimonianza: per poter ottenere dei risultati, un impegno sporadico, disinteressato, non è sufficiente; deve essere il primo pensiero la mattina e l’ultimo prima di andare a dormire.” Da questa collaborazione sono nati cinque articoli scientifici su riviste internazionali - sulla relazione intercorrente tra sanguinamento intraoperatorio cardiochirurgico e complicanze ad esso correlate - che le hanno permesso di vincere questo premio.

La premiazione si è svolta nella Sala Affreschi della Società Umanitaria a Milano, “è stata un’esperienza unica” racconta ancora emozionata il giovane medico “in un certo senso, è stata il segno che stavo aspettando. Mi ha infatti dato nuova linfa per continuare a credere in quello che faccio. Ha rafforzato in me la convinzione che l’impegno e l’amore per quello che fai, prima o poi verranno riconosciuti”.

Sacrificio e talento sono gli elementi del successo. La generazione dei futuri trentenni è stata spesso bistrattata, figlia com’è di una società in continuo cambiamento, ma in cui, nonostante tutto, ha saputo adattarsi. “Soprattutto noi meridionali, abbiamo una forza dentro, data dal desiderio di riscatto, che ci porta a sognare cose sempre più grandi e ad avere la forza per inseguirle. Penso che sia questa forza che mi abbia sostenuta nei miei anni di studio” afferma, mentre ricorda tutte le rinunce che ha dovuto affrontare, dalle serate con gli amici, alle domeniche passate in compagnia dei libri. “Penso che la cosa che più mi abbia permesso di arrivare poi alla vittoria di questo premio, sia stata la voglia e la capacità di saper prendere tutto a cuore, ogni persona che ho incontrato, ogni compito che mi è stato affidato, ogni esame che ho sostenuto hanno ricevuto la massima importanza, perché dedicare tutta me stessa in qualcosa è l’unico modo che conosco per farla”.

Al sistema medico universitario italiano è stato spesso rimproverato una mancanza spesso assoluta della pratica, per alcune correnti di pensiero bisognerebbe attingere dal modello americano. Cosa ne pensi? La fatica c’è e si sente, soprattutto quando vai fuori e tu stai ancora cercando di capire come tenere in mano il portaaghi e i tuoi coetanei stranieri hanno già finito la sutura. Il mio pensiero però, non è così negativo rispetto a questo punto (ovviamente è personale e frutto della mia esperienza, non pretendo di possedere la verità assoluta). Sebbene la pratica in Italia sia poca, il nostro studio teorico ci permette di avere delle basi forti, tali per cui imparare la pratica poi diventa molto più semplice utilizzando il ragionamento e le conoscenze; penso che invece il percorso inverso (partire dalla pratica per arrivare alla teoria) sia molto più difficoltoso.” 

Laureatasi con una tesi sperimentale in Chirurgia Toracica dal titolo “Nuove acquisizioni e tecniche nell’estrazione endoscopica di corpi estranei tracheo – bronchiali: risultati su una casistica di 100 pazienti pediatrici”, Debora sogna da sempre la chirurgia. Ha sperimentato quasi tutte le categorie in cui è divisa, “di tutte c’è qualcosa che mi appassiona e che mi affascina, dalla generale, alla toracica, alla cardiochirurgica per finire alla neurochirurgia”, eppure c’è qualcosa che la spinge verso quella pediatrica, “sebbene sia molto più complessa e pesante da affrontare, la vedo come un campo in cui prima ancora che medici, c’è bisogno di essere portatori di sorrisi, di amore e di speranza”.

Umana e competente, Debora è il medico di domani, quello che vorresti incontrare che ti prende a cuore e ti salva la vita. “Ho scelto medicina per aiutare gli altrI e portare speranza, In Finlandia ero ossessionata da una canzone dei Kodaline, il cui ritornello ripeteva ‘Follow what you love and you will love what you do’. La risposta è tutta qui”.