Luigi Ghirri e Bitonto: storia di un reportage maledetto

Alessandra Savino
di Alessandra Savino
Cultura e Spettacoli, Inchieste, Le memorie bianche di Ghirri a Bitonto
17 febbraio 2017

Luigi Ghirri e Bitonto: storia di un reportage maledetto

Le foto realizzate dal maestro sono conservate da decenni in Biblioteca. Eppure costituiscono un patrimonio inestimabile

A venticinque anni dalla scomparsa, BitontoTV dedica uno speciale al reportage realizzato da Luigi Ghirri a Bitonto nel 1990. In questo lungo articolo Alessandra Savino fa un resoconto di quanto avvenuto negli ultimi cinque lustri attorno alle foto del maestro, attualmente conservate (o meglio: sigillate) in una cassaforte della Biblioteca Rogadeo.

 

Luigi Ghirri: i viaggi in Puglia del maestro modenese

Era il 1970 quando Luigi Ghirri iniziò a fotografare. Il fotografo emiliano iniziò il suo lunghissimo lavoro artistico in un periodo tutt’altro che casuale. Erano anni di radicali mutamenti sociali, politici ed estetici, che segnarono una svolta cruciale per il rapporto tra arte e fotografia in Italia. Un periodo che si caratterizzò per l’avvio di quel processo di interazione fra questi due mondi accomunati dallo stesso desiderio di immortalare gli attimi di una realtà che fu tanto dinamica quanto controversa. Erano gli Anni di Piombo. 

Fu proprio allora che la figura dell’artista e quella del fotografo finirono per incontrarsi, confondersi ed identificarsi, entrambi alla ricerca di nuove strade da percorrere sperimentando. In questo frizzante e stimolante contesto si inserisce, appunto, l’opera di Ghirri che, confrontandosi con l’arte concettuale, si distinse sin dall’inizio per quel suo costante tentativo di catturare, attraverso l’obiettivo, le tracce lasciate dall’uomo sul paesaggio naturale. Un innovatore a cui va il merito di aver superato i vecchi canoni della fotografia e, dunque, le distinzioni fra i suoi generi. 

Ritratti, paesaggi e nature morte con Ghirri non sono più espressione di categorie differenti, bensì soggetti che si contaminano dando vita ad immagini assolute, senza tempo. Il viaggio è stato per lui indispensabile fonte di sperimentazione, strumento di ricerca che gli consente di cogliere quel rapporto fra natura ed artificio che fu per Ghirri oggetto di approfonditi studi. Viaggio, quindi, come metafora del suo modo di osservare, uno sguardo alla continua ricerca di paesaggi autentici, quotidiani. 

Sebbene abbia percorso itinerari che dal nord Italia l’hanno condotto ad esplorare l’Europa, sono stati i viaggi nel Sud Italia a segnare una svolta nella fotografia del maestro modenese. Agli inizi degli anni ’80, infatti, con l’incarico di fotografare Napoli per l’Ente Provinciale per il Turismo, Ghirri ha scoperto i paesaggi campani ricercandone le tracce della storia. Già allora iniziò a maturare l’idea di una grande serie, che successivamente denominerà “Paesaggio Italiano”, ma dovrà spingersi oltre, fino ad arrivare in Puglia, per portare a compimento quel processo di assolutizzazione e mitizzazione delle sue immagini. 

L’ambizioso progetto di realizzare un atlante del paesaggio italiano lo portò, dunque, ad attraversare la nostra regione cogliendone la vera essenza, la più profonda. Non una Puglia da cartolina, quella ritratta dal fotografo, bensì una terra fatta anche di contraddizioni, degrado e disordine. La straordinarietà di Ghirri risiede, infatti, nell’aver proposto un nuovo modo di guardare la Puglia, uno sguardo sulle sue problematiche, una riflessione su come recuperare e valorizzare un territorio tanto ricco di storia e bellezze naturali.

 

Luigi Ghirri e Bitonto: la sfortunata storia degli scatti alla città

Emblematiche a riguardo sono proprio le foto che Luigi Ghirri scattò a Bitonto - città che ha potuto vantare attenzioni quasi esclusive da parte del maestro - ritraendone gli scorci più pittoreschi e trasformandoli in luoghi sospesi nel tempo, più metafisici che realistici. L’occasione in cui egli giunse nella cittadina pugliese rispecchia perfettamente quella contaminazione fra arte e fotografia che sin dagli anni ’70 aveva caratterizzato le sue ricerche. Era, infatti, il 1990 quando Luigi Ghirri fu chiamato a documentare la mostra “La Pietra e i Luoghi” che si tenne a Bitonto nell’ambito della Biennale Internazionale dedicata Francesco Speranza, pittore scomparso qualche anno prima, nell’84, a cui la città aveva dato i natali. Un evento di respiro internazionale, curato da Luciano Caramel, Anna D’Elia ed Arturo Carlo Quintavalle, che impreziosì le suggestive architetture di Bitonto con opere di straordinari artisti del calibro di Giò Pomodoro, Lorenzo Guerrini, Dani Karavan, Karl Prantl, Pantaleo Avellis e tanti altri. Le loro sculture, dunque, invasero, dal 29 giugno al 29 luglio del ’90, il cortile della Cattedrale, il Palazzo Rogadeo, Palazzo Gentile, la Chiesa di S. Gaetano, quella di San Nicola e quella di S. Caterina d’Alessandria. La pietra scolpita dialogava, così, con l’antica pietra delle architetture bitontine. 

Ad immortalare questo continuum fra l’opera e gli edifici furono gli scatti di Luigi Ghirri, autore, per l’occasione, di un reportage che voleva indurre il pubblico ad operare un confronto fra la scultura la sua immagine riprodotta. Fu allora che il maestro emiliano ritrasse Bitonto come mai nessuno aveva fatto prima, restituendo una città fatta di luoghi assoluti, paesaggi ideali. Ma soprattutto dedicando una attenzione che mai il maestro aveva rivolto ad altri Comuni.

Si tratta di fotografie che, oltre a ritrarre opere d’arte, costituiscono esse stesse un patrimonio di inestimabile valore culturale ed economico. Immagini oggi custodite negli archivi della Biblioteca Comunale “Eustachio Rogadeo” di Bitonto dal 1990 dove sono rimaste chiuse in una cassaforte fino ai primi anni del 2000, quando gli scatti di Ghirri raggiunsero Stoccarda per una mostra dedicata all’artista. Ma al loro rientro dalla Germania, le preziose foto di Bitonto, oltre venti scatti, tornarono ad affollare gli impolverati scaffali della biblioteca, restando chiuse al buio fino al 2013. 

Tuttavia, prima di quella data non mancarono i tentativi di chi, consapevole dell’inestimabile valore dei quel patrimonio, cercò invano di salvare dall’oblio le opere di Luigi Ghirri. Un primo passo in questa direzione fu fatto nel 2007 dall’Amministrazione guidata dall’allora sindaco Nicola Pice che rivolse alla Regione una richiesta di finanziamento per la realizzazione di una mostra con catalogo. Un contributo consistente, di circa quindicimila euro, che l’Assessore Silvia Godelli concesse senza che Bitonto ne abbia mai goduto. L’anno successivo, infatti, ebbe inizio il mandato del nuovo sindaco Raffaele Valla ed il progetto artistico finalizzato a valorizzare il reportage di Ghirri fu abbandonato e dimenticato. 

Si continuò, però, a lottare per riportare alla luce gli scatti del fotografo modenese cercando di restituirli alla collettività. Nell’ottobre del 2011 la Fondazione De Palo-Ungaro, sempre nella persona del professor Pice, chiese all’Amministrazione il trasferimento di ben 26 fotografie, di proprietà comunale, dagli archivi della Biblioteca presso la sede della Fondazione in Via Mazzini. L’obiettivo era quello di organizzare un’esposizione temporanea, dal titolo “Profili di città”, che sarebbe stata curata da Lara Carbonara e Lucrezia Naglieri, responsabili dell’Associazione culturale ArtSob. A conclusione della mostra, inoltre, le fotografie sarebbero dovute confluire nel fondo dell’Archivio storico comunale, sito presso la sede della De palo-Ungaro con l’ambizioso disegno di creare una sezione museale dedicata ai grandi fotografi che hanno ritratto la città, tra cui, oltre Ghirri, Gianni Berengo Gardin e Mimmo Jodice. Era prevista anche un’anteprima, “Vedute di città- il profilo delle pietre” che si sarebbe svolta presso il Museo archeologico in vista dell’inaugurazione dei nuovi spazi della Fondazione. Il piano finanziario per la realizzazione dell’iniziativa ammontava a cinquemila euro, una cifra irrisoria e certamente sostenibile, alla cui richiesta non vi fu, tuttavia, riscontro. 

Il progetto sostenuto da Pice e proposto ad ottobre del 2011 venne ignorato. Per questo, dopo solo un mese, venne ripreso e riarticolato dalla Cooperativa Ulixes, attiva a Bitonto. Questa volta si chiedeva al sindaco Valla di candidare l’iniziativa, rinominata “Luigi Ghirri, Bitonto e la Puglia”, al Programma delle attività della Regione Puglia per il triennio 2010/2012. Un evento di più ampio respiro che avrebbe avuto un piano di comunicazione nazionale al fine di valorizzare il patrimonio storico artistico della città. Sarebbe stata organizzata una mostra suddivisa in due sezioni: una riservata alle foto che ritraevano Bitonto, mentre la seconda avrebbe esposto tutte le immagini scattate da Ghirri nei suoi viaggi in Puglia. Un catalogo cartaceo, curato da critici ed esperti d’arte quali Anna d’Elia, Gianni Leone e Arturo Carlo Quintavalle, ed un dvd avrebbero, inoltre, corredato la mostra probabilmente ospitata all’interno del Torrione Angioino con il coinvolgimento della Fiera del Levante di Bari. 

Per un progetto così organizzato e strutturato l’ammontare dei costi era pari a quarantaduemila euro, di cui alla Regione se ne chiedevano quindicimila. Dalla data della richiesta presentata dalla Ulixes alla caduta dell’amministrazione Valla trascorsero pochi mesi e questo fu fatale per le sfortunate sorti del patrimonio Ghirri, poiché, sebbene il Sindaco accettò di presentare domanda alla Regione, ancora una volta il contributo concesso andò perso. Infatti, nel febbraio del 2012, la giunta Valla fu costretta a ritirarsi e le fotografie del maestro emiliano ancora una volta non riuscirono ad ottenere il giusto riconoscimento ed apprezzamento da parte dei cittadini che, oltre e non averle mai viste, ne ignoravano addirittura l’esistenza. 

L’illusione di una svolta venne poi con l’avvento della nuova ed attuale Amministrazione che nel 2013 appoggiò il progetto di recuperare dall’oblio quindici degli scatti di Ghirri conservati a Bitonto. Curata da ArtSob, nelle figure di Lara Carbonara e Lucrezia Naglieri, a giugno dello stesso anno, fu, dunque, organizzata una mostra, promossa dal Comune di Bitonto, presso la Galleria Nazionale della Puglia, "G. e R. Devanna" in collaborazione con la Fondazione De Palo-Ungaro. Un evento straordinario che restituì al pubblico gli scatti che il maestro realizzò ben 23 anni fa in occasione della Biennale Francesco Speranza e che mirava ad essere soltanto un’anteprima dal titolo “Memorie Bianche”. Fu concepita come la preview di “Luigi Ghirri. Passaggi/Paesaggi”, quella che a settembre del 2013 sarebbe stata la grande mostra dedicata ad uno dei più illustri fotografi italiani. 

In realtà non vi fu il seguito sperato a causa di contrasti tra la Fondazione intitolata al fotografo e l’Amministrazione: al centro una storia di mancati pagamenti, che risalgono addirittura ai tempi della Biennale. Ghirri (e poi la famiglia) non sarebbero mai stati pagati dal Comune di Bitonto, che non ha nessun atto di proprietà che certifica il legittimo possesso delle foto. Una storia vecchia e fumosa, come gli atti amministrativi (ormai datati un ventennio) che dovrebbero raccontare la realtà delle cose. Per questo la giunta Abbaticchio preferì aprire delle trattative con la Fondazione, che si mostrò ben lieta della riapertura di un dialogo. 

Da allora sono passati quattro anni, ma in definitiva poco si è fatto. Nel frattempo le foto sono tornate ad occupare il loro ormai infelice posto nella cassaforte della Biblioteca Rogadeo, dove tutt’oggi sono conservate nell’attesa che qualche ambizioso progetto le salvi da un ingiusto oblio.