La storia del miracoloso unguento dei Santi Medici

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Inchieste
07 febbraio 2017

La storia del miracoloso unguento dei Santi Medici

Il medicinale, molto diffuso nei primi del Novecento, era efficace contro ulcere, fistole, scottature, ascessi ed emorroidi

I cimeli che ci vengono restituiti dalla storia di Bitonto sono sempre unici e particolarissimi e ogni riscoperta è accompagnata da una certa curiosità. E senz’altro non ci si aspetterebbe mai che i Santi Medici nel 1928 si fossero messi a produrre un unguento “miracoloso”. Sembrerà strano, ma il 28 gennaio di quell’anno venne depositato il marchio dell’“Unguento Miracoloso SS. Medici Bitonto – Bari” da parte di Umberto Muti, nel cui laboratorio chimico di Bitonto, in via Maiullari, veniva prodotto questo composto dalle proprietà terapeutiche e calmanti. 

La ricetta, messa a punto dal chimico e farmacista Ludovico Abbaticchio, aveva tantissimi usi: l’unguento, spalmato con uno strato sottile su della carta velina e applicata sul corpo due volte al giorno, sembrava fosse efficace contro le ulcere, ragadi, in particolare quelle alle ghiandole mammarie, fistole, scottature, ascessi, emorroidi, tagli e gonfiori. La scatola che conteneva l’unguento, su cui era stampata una litografia delle effigi dei Santi Medici di Bitonto, una sorta di garanzia della validità del prodotto, era messo in vendita in due formati, una grande da 5 lire e una piccolo da 3. Non siamo di certo innanzi alla famosa acqua di Lourdes o alla manna di San Nicola, piuttosto ad un’operazione di marketing bella e buona. 

Il riferimento all’iconografia tradizionale dei due santi Anargiri è chiaro. Se si osservano attentamente le statue è possibile notare nelle mani dei santi due scatole: una, di solito quella di Cosma, conteneva strumenti chirurgici, l’altra, quella di Damiano, era destinata proprio ai preparati farmaceutici. Tra l'altro è anche evidente l’analogia con un composto, sempre presente nella tradizione dei miracoli dei fratelli medici, fatto di olio e cera, un rimedio assai vicino all’unguento di Abbaticchio.

Il depliant che accompagnava il medicinale riportava le attestazioni dei pazienti che lo avevano utilizzato, con un elenco dei diversi usi fatti nelle varie situazioni. L’unguento era anche garantito da diverse testimonianze di alcuni medici bitontini, operanti a Bitonto negli anni 20, che lo avevano consigliato e fatto utilizzare, tra cui il dott. Carbone, il dott. Calia e anche il dott. Vincenzo Modugno, fratello di Giovanni Modugno.

L’unguento dei Santi non va confuso con il Vitagedinamo, un altro unguento di un farmacista omonimo, Ludovico Abbaticchio (il cui padre era Giuseppe, mentre l’autore del medicinale intitolato a Cosma e Damiano era figlio del chimico Pietro), messo a punto poco prima della Seconda Guerra Mondiale, passato alla storia per l’utilizzo da parte dei soldati italiani sulle parti del corpo colpite dall’ipotermia durante la guerra in Albania, e per cui Ludovico (fu Giuseppe) ricevette un’onorificenza da Vittorio Emanuele III.  

Nonostante oggi possa vivere solo nei ricordi dei più anziani che forse l’hanno usato da piccoli, l’“Unguento Miracoloso SS. Medici Bitonto – Bari” rimane uno dei più famosi farmaci dell’Italia dello scorso secolo. Più miracoloso di questo c’è ben poco.