La rivoluzione socialista secondo Rossi

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Politica
04 febbraio 2017

La rivoluzione socialista secondo Rossi

Il governatore della Toscana ospite ieri al Sancti Nicolai Convivium

Ricca serata di discussione politica quella dello scorso 3 febbraio al Sancti Nicolai Convivium per la presentazione di "Rivoluzione socialista" (Castelvecchi editore), l’ultimo libro di Enrico Rossi, governatore della regione Toscana e tra i papabili alla successione di Renzi alla segreteria del PD. 

La serata, moderata dalla professoressa Cecilia Petta e dal professor Francesco Brandi, per Città Democratica, Giovanni Vacca, responsabile amministrativo della Fondazione SS. Medici, e Francesco Ricci, capogruppo in consiglio comunale del PD (a suo dire l’unico presente alla serata iscritto al partito nazionale), ha visto riunito gran parte del centrosinistra bitontino. 

Presente anche il sindaco Michele Abbaticchio che, nel suo intervento di apertura, ha definito la presenza di Rossi di “importante carattere strategico in questo momento culturale” e decisiva per il PD, “chiamato alla responsabilità” e a fare sintesi e riflessione politica positive, contro quella del M5S “che muove dal malessere del cittadino”.

Rivoluzione socialista è il mezzo con cui Rossi cerca di spiegare il suo pensiero politico e le sue proposte per il futuro dell’Italia, secondo cui il cambiamento deve partire dalla sinistra e la luce socialista essere la base del nuovo profilo politico del partito, rianimato dalle vere idee socialiste e da un nuovo leader “mite”, in una dimensione europea e internazionale. Al centro c’è l’idea di una politica come razionalizzazione del mondo, che ha animato negli ultimi quindi anni la sinistra, che però si è dedicata alla “diserzione della critica al capitalismo”, in una competizione tra destra e gestione razionale di sinistra, competizione che mostra le sue contraddizioni nella crisi. 

Queste problematiche e questo disordine del mondo, nell’ottica della crisi capitalistica, “sono affrontate oggi solo da papa Francesco”, unico interlocutore su piano internazionale. “È giunto il momento di recuperare le idee della sinistra”, ha spiegato Rossi, “bisogna ritornare al principio di eguaglianza come lo intendeva Bobbio, per uscire da questo momento e avere un ruolo diverso”, verso i valori e gli ideali di sinistra e guardando alla vera base sociale, quella della parte più debole e povera della cittadinanza.

Tutto ciò può avvenire però solo con una “ridefinizione culturale”, partendo proprio dai bisogni sociali, in contrasto con la vecchia cultura della dilatazione massima dei bisogni individuali. “I cambiamenti passano attraverso un cambiamento culturale”, ha ribadito Rossi, attraverso nuove priorità dei bisogni, orientati quindi al lavoro e allo stato sociale. In quest’ottica l’attenzione alla mutualità e l’investimento nell’azione pubblica, in particolare nella sanità: nuovi equilibri economici posso nascere solo “dalla mutualità e dall’assistenza, dando al territorio la possibilità di meglio organizzarsi nella sanità e nella ricerca delle risorse”. 

L’idea del nuovo PD di Rossi non è quella di partito liquido, “evaporato”, in cui far confluire le diverse liste civiche, ma forte di un sistema di presenza, partecipazione effettiva sul territorio, latrice del “bisogno di comunità” che si realizza nel partito. Un contenitore in cui un corpo di radicamento sul territorio, dalla natura “partigiana”, cioè che sa scegliere i gruppi da difendere, si unisce alla rete dei dirigenti, che creano un profilo culturale, contro una democrazia che esclude “l’approfondimento e la sintesi”, nell’ottica che “chi ha vinto deve farsi carico di chi ha perso”.  Insieme però a corpi intermediari, associazioni, gruppi, per attingere forza e risorse direttamente dalla società.

E quanto al sistema elettorale, Rossi ha rivisto nel Mattarellum un modello appropriato soprattutto per i piccoli collegi, che evidenziavano la rappresentatività come elemento fondamentale della democrazia, rimandando tutto però alla discussione in Parlamento sulle nuove disposizioni della Consulta.