L'ultimo rapporto Caritas-Migrantes smonta alcuni falsi miti sull'immigrazione

di La Redazione
Inchieste
23 febbraio 2017

L'ultimo rapporto Caritas-Migrantes smonta alcuni falsi miti sull'immigrazione

Niente invasione: i dati parlano di situazione stabile in linea con il passato. La maggior parte degli stranieri lavora o studia

L’analisi dei dati sulla Puglia forniti dal XXV Rapporto Immigrazione stilato da Caritas e Fondazione Migrantes aiuta a comprendere l’effettiva portata dei fenomeni migratori che, da un triennio a questa parte, costituiscono un tema caldo, dovuto ad una spropositata esposizione da parte dei media. 

I numeri forniti (relativi al 2015), però, tessono uno scenario decisamente meno “apocalittico” rispetto al sentire comune, che non di rado sfocia in episodi di insofferenza collettiva e di xenofobia. 

Sono infatti sostanzialmente stabili i numeri dei cittadini stranieri residenti nel nostro Paese, pari a 5 milioni circa (+1,9%) nel 2015. In Puglia la popolazione straniera si attesta intorno alle 118mila unità (+6,7%), e incide sul 2,9% dei residenti totali. La tanto temuta “invasione” che qualcuno paventava con gli sbarchi dello scorso anno, non ha praticamente prodotto effetti sulla composizione del panorama migratorio nazionale.

Questo perchè l’Italia è considerata da molti migranti solo un punto di passaggio: molti di coloro che sono giunti via mare hanno lasciato il nostro paese, mentre solo una parte residuale ha chiesto l’asilo. Sono altri i paesi in Europa che nel corso del 2015 hanno visto crescere sensibilmente la popolazione straniera, tra questi spiccano Germania e Gran Bretagna. 

L’assenza di vie regolari per l’ingresso in Italia ha di fatto congelato il nostro Paese su numeri che vedono una incidenza degli stranieri sulla popolazione totale di poco superiore all’8% e con caratteristiche che sono assimilabili al recente passato eccezion fatta per la cittadinanza le cui acquisizioni sono in forte aumento +29% (129.887). 

E tra quelli che decidono di rimanere, sono in tanti a preferire il Nord al meridione, quasi esclusivamente per ragioni lavorative. Perchè il mercato del lavoro al Sud è ancora fortemente segmentato e registra una presenza storica soprattutto di Romeni, Albanesi, Marocchini, Cinesi ed Ucraini (che costituiscono, assieme, oltre il 63% degli stranieri nelle terre pugliesi), tra i primi a migrare verso il Bel Paese dopo il crollo del blocco sovietico.

 

Un grafico fornito da Caritas e Migrantes

 

Interessante il dato relativo al sesso. Il 53,5% della popolazione straniera in Puglia è composta da donne. Niente orde di criminali, bensì un’alta incidenza di nuclei familiari, soprattutto dell’Africa Sub-Sahariana e del Medio Oriente.

Sorprende (ma non troppo) scoprire che il 51,7% ha un lavoro, soprattutto nel settore dei servizi (54,9%) o in agricoltura (24%), dove - se si confrontano le percentuali - sono in misura proporzionalmente superiore rispetto agli italiani (occupati nel settore primario per il 6,1%). Qui però i dati non contemplano i numeri giganteschi della manodopera sfruttata dal sistema di caporali, la conseguenza più drammatica in ambito lavorativo delle recenti migrazioni.

L’ultimo dato contemplato dal rapporto è quello all’istruzione: nell’anno scolastico 2014/2015 pugliese gli alunni stranieri che hanno frequentato le scuole sono 16692, con un aumento dello 0,9% rispetto all’annata precedente e un’incidenza sul totale degli alunni del 2,6%. Gli stranieri di seconda (o terza) generazione che sono andati a scuola sono stati 6573 e hanno rappresentato il 39,4% degli studenti stranieri. 

Numeri che nel complesso parlano di una realtà decisamente votata all’incontro e all’inclusione. La Puglia viene descritta come una delle regioni più virtuose per sistemi di accoglienza e qualità e stabilità dell’inserimento delle popolazioni straniere. Al netto delle pulsioni xenofobe, si registrano esperienze positive che coinvolgono migranti, ma anche semplici cittadini e realtà parrocchiali e associative. 

“In una prospettiva che guarda lontano oltre la interculturalità (termine oggi di cui si è fatto più abuso che uso) e finanche oltre il più recente termine di transculturalità, nella certezza che solo ponendo al centro della riflessione l’uomo, non come individuo singolo, ma in dialogo con l’altro, sia possibile creare la società civile del domani, quella che è in grado di ‘integrare, dialogare e generare’ - si legge in una nota congiunta di Caritas e Migrantes, a commento del rapporto - Ma nonostante le tante difficoltà con il contributo di tutti è possibile promuovere una seria politica di costruzione di una società integrata e armoniosa, che è nelle mani di tutti noi. Non basta convivere nella società, ma la società bisogna crearla continuamente insieme”.