L'inferno del caporalato di scena al Traetta

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Cultura e Spettacoli
25 febbraio 2017

L'inferno del caporalato di scena al Traetta

Paradise è lo spettacolo dedicato alle tragedie nei campi pugliesi, inserito nella stagione Off del Traetta

“Le tragedie non esistono, esistono solo gli incidenti. Se muori, è solo per caso”. È questa l’unica risposta che Krystyna sa darsi di fronte all’inumana sorte dei migranti polacchi che mandava in Italia a lavorare nei campi di pomodoro. È la storia che Paradise, in scena al Traetta lo scorso 24 febbraio nell'ambito della Stagione OFF, racconta su una delle piaghe del Mezzogiorno, il caporalato. 

La pièce si ispira alla storia di migliaia di braccianti agricoli polacchi che tra il 2003 e 2008 sono arrivati in Puglia, ma qui intercettati nella rete dello sfruttamento, dell’assenza dei diritti e della morte che non lascia traccia.

Lo spettacolo, che ha visto rappresentato il testo di Valeria Simone con la regia di Marialuisa Longo (assieme ad Aloia e Zotti), ripercorre la catabasi di questa donna polacca, interpretata da Elisabetta Aloia, in un inferno che non conosceva e che involontariamente aiutava, fatto di morti senza nome e senza volto, in cui la sua recente ricchezza nata dalla collaborazione con il compagno Joseph perde il suo valore. Una ricchezza che non può affatto soffocare il leggero mormorio delle madri e famiglie di questi giovani, in scena rappresentate da Lucia Zotti, che instancabili non smettono mai di cercare e aspettare i propri cari.

Paradise è una produzione dell’Associazione Culturale Acasă, compagnia che promuove il teatro e la drammaturgia contemporanea raccontando il presente, dando particolare spazio e attenzione ai progetti collaborativi e all’uso degli spazi non convenzionali. Il recital è stato premiato con la pubblicazione del testo nel volume “Donne e teatro 2016”.

Paradise non vuole solo raccontare, ma invitare tutti a non rimanere indifferenti, a saper guardare e, soprattutto, a ricordare. Perché, come Krystina dice nel finale, in cui nulla è risolto e la giustizia non esiste, non possiamo diventare “esperti nel dimenticare”. Perché solo con la memoria la morte non sarà stata vana.

 

Clicca qui per leggere lo speciale di BitontoTV sul caporalato