Inaugurata la personale di Agostinelli 'Altezze d'artista'

Alessandra Savino
di Alessandra Savino
Cultura e Spettacoli, Video
25 febbraio 2017

La mostra sarà aperta sino al 9 marzo. La video intervista di BitontoTV

Distanza, ampiezza, profondità, acutezza, in una parola altezza. Ed è proprio quest’ultimo concetto, nelle sue molteplici accezioni, alla base della mostra inauguratasi lo scorso 23 febbraio presso il Torrione Angioino di Bitonto: “Altezze d’artista. Panoramiche sulla materia fra cielo e terra” è, infatti, il titolo della personale di Michele Agostinelli, artista pugliese d’adozione, patrocinata dal Comune di Bitonto e con la mediapartnership di BitontoTV, aperta al pubblico fino al 9 marzo. 

Durante il vernissage, impreziosito dalla lettura delle poesie della scrittrice Concetta Antonelli, le opere esposte a Bitonto sono state presentate da Ilaria Teofilo, redattrice d’arte, e Valentina Lucatuorto, storica dell’arte, che ne hanno efficacemente messo in evidenza gli aspetti più intrinseci restituendo una profonda lettura dell’animo dell’artista. 

Nato a tempio Pausania, ma ormai residente in Puglia da anni, Agostinelli si dedica alla realizzazione di opere materiche, a seguito di un percorso artistico che lo ha condotto dalla raffigurazione di paesaggi, risalenti al periodo del figurativismo, all’assemblaggio di materiali di ogni genere che danno vita ad opere concettuali. Iuta, stoffe, paglia, legno, unica assente, per volontà dell’artista, è la plastica, divengono protagonisti delle sue tele grazie ad una loro risemantizzazione. Osservare dall’alto ma non con distanza e distacco, bensì per avere una visione diversa, globale, che consenta di vedere quello che l’occhio non è in grado di percepire da vicino. Agostinelli fotografa con il pensiero, da un’altezza che si identifica con la sua straordinaria immaginazione, non solo i paesaggi terrestri ma anche quelli più nascosti dell’animo umano, come avviene nell’opera “La cassaforte delle emozioni”, rendendoli attraverso la presenza costante della materia, accuratamente selezionata ed assemblata. Così, schede madri di un computer si trasformano nei grattacieli di una metropoli osservata dall’alto, mentre una reale pellicola fotografica vien fuori da una grande Nikon dipinta su tela. 

Di qui parte l’itinerario all’interno del Torrione Angioino, dalla raffigurazione della prima macchina utilizzata dall’artista per immortalare particolari della realtà. Fra le opere in mostra vi sono, infatti, anche alcune serigrafie che ritraggono suggestivi fuochi d’artificio, scatti ai quali Agostinelli ha saputo dar risalto con sapienti schizzi di colore. D’altronde, non si può far a meno di notare che l’elemento cromatico è protagonista delle sue opere irrompendo sulla materia e donandole nuova vita. 

Particolarmente suggestive alcune grandi tele, vedute da satellite, messe in risalto da un allestimento scenografico che le vede adagiate su un telo verde sul pavimento, metafora delle vaste campagne pugliesi sulle quali Agostinelli immagina di sorvolare. Dominante anche l’azzurro del mare, fondamentale elemento paesaggistico della nostra regione, a cui l’artista da voce in una serie di cinque opere ispirate al libro “Re Gioacchino Murat, la Puglia e Bari” di Bianca Tragni. Un’incursione nell’ambito storico letterario concretizzatasi nella raffigurazione dei porti di Bari, Gallipoli, Otranto, Taranto e Brindisi, ripercorrendo le tappe del viaggio in Puglia, nel 1813, del generale francese. Vedute dall’alto in cui spiccano oggetti simbolici di Murat, come spille, piume ed anelli, tracce da lui lasciate durante le tappe nel sud Italia. 

Non manca al Torrione, inoltre, il ricordo di un grande artista, Piet Mondrian, l’anniversario della cui scomparsa ricorre proprio in questo mese, il 1 febbraio. Fra le opere esposte, “Omaggio a Mondrian” in cui l’assemblaggio di materiali rievoca geometrie e linee tanto care al fondatore del neoplasticismo. Impossibile, dunque, non perdersi difronte ad un quadro di Agostinelli, scrutando ogni suo dettaglio nel tentativo di scoprire l’identità che tutti quei materiali hanno avuto nella loro vita precedente.

 

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