In difesa dei voltagiacchetta

Sabino Paparella
di Sabino Paparella
Politica, Esperia, Elezioni Amministrative 2017
13 febbraio 2017

In difesa dei voltagiacchetta

Note sul trasformismo politico in città, a partire dal caso Sannicandro-Daucelli

Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere, ché la farsa – com’è noto – è parente stretta della tragedia. È il primo pensiero a balenare per la mente rileggendo un’intervista del nostro direttore ad Emanuele (Lillino) Sannicandro datata 26 Febbraio 2016, esattamente un anno fa. Criticando l’atteggiamento di chi, nel centrosinistra, si ostinava a criticare tout court l’operato del sindaco Abbaticchio (“È chiaro che in questo modo viene attaccata una grossa fetta di centrosinistra”), il referente di Progresso Democratico – fazione dem di minoranza, in quei mesi ormai in uscita da un PD che da tempo criticava –  sottolineava come, in vista delle amministrative 2017, fosse “importante che non ci siano alleanze raccogliticce come avvenuto nel 2012. Van fatte per costruire progetto, non per accogliere forze che decidono di aggregarsi all’ultimo momento”. Ecco, appunto. 

È davvero difficile, alla luce di un archivio di dichiarazioni di tal fatta (santa invenzione, i motori di ricerca interni dei siti di informazione locale…), mantenere la serietà dovuta nel raccontare la giravolta politica con cui, nel volgere di un finesettimana, il cartello elettorale “Insieme per la città” – nato dalla fusione di Progresso Democratico e SEL (nella componente riconducibile all’assessore Michele Daucelli) – ha abbandonato il carro degli abbaticchiani per saltare, al volo, su quello dell’avversario, candidando nientemeno che lo stesso Sannicandro alle primarie bandite da Pd & soci per scegliere il proprio competitor di Michele Abbaticchio. È ancora più complicato riuscire ad evitare ogni facile ironia nel riferire come le “teste di serie” di “Insieme per la Città”, Sannicandro e Daucelli, abbiano potuto sottoscrivere con tanta nonchalance un accordo politico di coalizione con quelle stesse forze che hanno aspramente contestato, l’uno negli ultimi mesi, l’altro per anni – lautamente ricambiati.

Breve résumé per i distratti: non è un omonimo del nostro, quel Sannicandro di cui il capogruppo dem in Consiglio, Francesco Ricci, lo scorso Giugno diceva: “era lo stesso che ci accusava di venire a patti con Abbaticchio […] Viene da pensare che per Sannicandro il problema non fosse l'accordo in sé, ma chi dovesse trattare l'accordo col Sindaco, e per quale contraccambio. È questo quello che è avvenuto: personalismi e vecchia politica”. Il riferimento era alle trattative che avevano portato l’uomo di Sannicandro, Gaetano De Palma, alla presidenza del Consiglio Comunale, determinando non solo la rottura definitiva tra Progresso Democratico e PD (con tanto di carte bollate agli organi provinciali di garanzia del Partito), ma, simmetricamente, la prima vera presa di distanze pubblica dal Sindaco da parte dei Socialisti, oltre che la rottura definitiva con il Laboratorio in quota Palmieri – ironia della sorte, esattamente coloro dai quali oggi Sannicandro è corso a braccia spalancate. Era solo l’Ottobre 2015 – non propriamente un secolo fa – quando il segretario del PSI Matera definiva Progresso Democratico “una delle ambiguità di questa città”.

E che dire del non-ancora-ex assessore Daucelli, passato in una notte dal ruolo di punching ball politico del Partito Democratico a suo fedele alleato? Troppi i ritagli di cronaca da richiamare in questo caso: dall’affaire su un presunto conflitto di interessi, che tenne banco nell’estate 2013 (si veda un intramontabile “must” video su tutti: “Licenziate Daucelli”), agli sfinenti “duelli” sui conti con Paolo Intini, fino ai pesantissimi attacchi di Franco Natilla, sulle questioni Tares, Cerin, Europrogea, con tanto di esposti alla Procura della Repubblicauna pressione tale da spingere Daucelli a dichiarare, neanche cinque mesi fa: “È un clima di caccia all'uomo, che punta solo alla denigrazione personale dell'avversario […] Personalmente, spero che il mandato finisca il prima possibile e ho deciso che non mi ricandiderò, mi fermerò qui con la politica” . Appunto. 

E non era lo stesso Daucelli il principale responsabile del presunto malgoverno dell’affaire ASV, con l’alienazione delle quote comunali contestata precisamente da PD, Palmieri e soprattutto dai Socialisti?

Ora, è bene dirlo chiaro e tondo: è lecito, nella vita, cambiare idea. È persino, spesso, un segno di intelligenza. Purché lo si spieghi. È un dovere politico dei rappresentanti di “Insieme per la città” spiegare pubblicamente cosa li ha indotti ad un tale fulmineo mutamento d’animo, contemporaneamente, nei confronti dell’Amministrazione Abbaticchio e dei fino-a-ieri-avversari democratici, socialisti e laboratoriani. Nel primo caso il tema – lo si è vagamente inteso, pur nell’assenza di comunicazioni esplicite – sarebbe quello dell’esercizio autocratico della leadership di Michele Abbaticchio. Lo stesso in fondo già sollevato, nella loro scissione, dai Socialisti. Lo stesso, almeno a parole, che noi stessi più volte abbiamo cercato di tratteggiare su queste pagine. Con una differenza non secondaria: che noi proviamo a scriverlo dall’indomani della formazione della Giunta, mentre costoro lo scoprono a due mesi dalle elezioni. Quali sono i fatti che hanno rivelato a Sannicandro, Bonasia, Daucelli l’improvvisa metamorfosi demoniaca di Abbaticchio? In quale occasione egli ha fatto venir meno il coinvolgimento di IpC? È loro dovere spiegarlo alla città, se non altro per metterla in guardia dall’orrido despota che, forse nelle notti di luna piena, potrebbe prendere il posto del pacioso spilungone calvo.

Più seriamente, ad uno sguardo vergine ed ingenuo che si posasse sulle contraddizioni – patenti, persino testuali – elencate sopra, senza troppo indulgere nel beneficio del dubbio da noi qui concesso, sorgerebbe spontanea una domanda: come è possibile tutto questo? 

È accettabile che un assessore si candidi ad essere l’alternativa di se stesso, sconfessando di fatto il proprio lavoro quinquennale? È accettabile che una formazione che, di fatto, è entrata a far parte di una coalizione politica in cambio di una poltrona, oggi rifiuti sdegnata di essere associata “alla logica del dare/avere”? È accettabile che chi con tutte le forze si è opposto al tavolo di trattative barese per la ricomposizione del centrosinistra, invitando i “colleghi” abbaticchiani a rifiutare persino il dialogo con Lacarra&Co., si ripresenti oggi alla Pescara, precisando di farlo “nell’interesse dell’unità del centrosinistra”? È accettabile che si candidino a presentare un progetto amministrativo unitario personaggi che negli ultimi anni si sono totalmente squalificati e delegittimati a vicenda, bocciandosi su tutta la linea?

La risposta è sì. Non solo è accettabile, ma è assolutamente coerente con l’anima di questa città. La riprovazione morale, in questo caso, non è consentita. Non è consentito irridere e biasimare questo trasformismo, in particolare, a quei bitontini – suvvia, la maggioranza – che poi, puntualmente, all’appuntamento con le urne, fanno il proprio “dovere”, votando secondo l’indicazione del “notabile” di riferimento. 

Perché è questo sistema, il sistema che consente a taluni in questa città di pascolare mandrie di elettori a comando, da destra a sinistra, da sinistra a destra, a permettere, giustificare, legittimare, questi giochetti di potere. Un sistema che ha un nome chiaro e preciso: clientelismo. Se siete tra costoro, dunque, non lamentatevi, bando alle ipocrisie. Fin quando ci sarà qualcuno in questa città che potrà vantarsi di disporre a piacimento di “pacchetti” di due-tremila voti, da spostare alla bisogna, da sottrarre o addizionare a qualsivoglia coalizione e candidato, non ci sono limiti alle aberrazioni politiche cui potremo assistere.

 

Ahi serva Bitonto, di dolore ostello / nave sanza nocchiere in gran tempesta, / non donna di province, ma bordello!  / […] Ché le città d’Italia tutte piene / son di tiranni, e un Marcel diventa / ogne villan che parteggiando viene.