Città Democratica sul PD: 'La scissione non è un bene'

di La Redazione
Politica
20 febbraio 2017

Città Democratica sul PD: 'La scissione non è un bene'

Il movimento riconosce l'importanza del progetto dem. Anche a livello locale?

“Un partito di sinistra forte e pluralista è la miglior risposta politica a questi tempi di estrema desolazione”. Comincia così la nota diramata da Città Democratica all’indomani dell’assemblea nazionale del Partito Democratico, su cui aleggia lo spettro della scissione.

Fa specie che a sostenere la necessità dell’unità sia un movimento diventato nel tempo alternativo ai dem nella galassia civica che ha portato Michele Abbaticchio sullo scranno più alto di Palazzo Gentile e che oggi si appresta a sostenerne la ricandidatura, contro la coalizione guidata dalla Pescara. “Stupisce che sia Città Democratica a dirlo? Noi che dieci anni fa abbiamo scelto di stare fuori dal “pantano” del primo PD? Noi che abbiamo sempre scelto, anche per queste amministrative, di andare dove vogliamo? Anche noi abbiamo commesso degli errori di valutazione. Anche noi siamo stati tentati dall’autorappresentazione. Non additiamo nessuno, oggi. Non giudichiamo. Non censuriamo. Desideriamo assumerci le responsabilità che la maturità del nostro gruppo ci impone - spiegano da Città Democratica - La ricerca della strada solitaria si può giustificare solo dopo aver constatato di fatto che nell’unità non sia più possibile perseguire gli obiettivi comuni, se non a patto di una drastica e insopportabile decurtazione di sovranità individuale. Ora, applicando uguale metodo a questioni più ampie, dobbiamo constatare che la crisi della sinistra non è la crisi di un nome, o di una struttura. E forse non è nemmeno la crisi di un’idea, di un concetto. La crisi della sinistra è prima di tutto una crisi di comunicazione, di cultura politica. Comunicazione tra rappresentati e rappresentanti, cultura del mondo contemporaneo”.

“Come rendere - dunque - compatibile la cultura politica della lotta alla tecnocrazia e all’organizzazione del lavoro, al suo sfruttamento, con lo scenario contemporaneo della ‘fine del lavoro’, tanto per citare J. Rifkin? Il posto del lavoro nella vita dei cittadini italiani è dunque cambiato senza che i partiti politici se ne siano accorti, o abbiano maturato idea di come sostenere le nuove domande d’aiuto e di risoluzione comune ai problemi che si pongono. A questa analisi bisognerebbe attribuire molta più importanza di quanto non si faccia.

Su questo alcune posizioni assunte dalla cosiddetta minoranza PD in questi giorni sono senz’altro condivisibili. Intendiamo dire che l’esigenza di celebrare un congresso d’indirizzo politico e non di semplice ricambio o conferma della leadership è sacrosanta. Invocare un congresso per discutere sulle politiche ambientali del PD (dopo l’assurdo del referendum sulle trivelle), o sulle politiche scolastiche (dopo la fallimentare 107) o sul lavoro (dopo il divisivo job’s act), è quello che un partito socialista e democratico insieme deve assolutamente fare per ritrovare il dialogo con la propria gente”.

“Nient’affatto condivisibile è però la minaccia di scissione - ribadiscono da CD - Perchè andrebbe a sancire il fallimento di un progetto mai tentato pienamente, ovvero quello di riunire le forze effettivamente democratiche di questo paese, così come la storia del novecento ce le ha consegnate. Forze che hanno creduto e credono nella risoluzione parlamentare dei conflitti, che credono nella democrazia. Paventare il rischio di scissione lascia pensare che una certa classe politica del PD non accetti per se stessa quel centralismo democratico di cui s’è fatta in altri momenti attenta e scrupolosa sostenitrice”. 

I riferimenti alla situazione nazionale sembrerebbero però nascondere diversi legami con quella locale. Non è la prima volta, infatti, che Città Democratica riconosce l’importanza del progetto PD: lo aveva fatto già in autunno, in pieno dialogo tra democratici e Abbaticchio, spiegando di credere in una sintesi politica del centrosinistra e biasimando la dirigenza locale del partito, persa nell’opposizione al primo cittadino. Un’OPA, avevamo scritto sulle colonne di BitontoTV, rimasta oggi più che mai aperta. Ma che dovrà aspettare la fine della campagna elettorale per sperare in qualche seguito. 

D’altronde secondo Città Democratica “al nostro Paese serve un partito, l’unico davvero tale, capace di fare sintesi al proprio interno delle dirompenti contraddizioni dell’oggi, ma che si ripresenti compatto a Berlino, a Parigi, a Bruxelles, a Strasburgo, a Londra, a Mosca, a Washington, a Pechino […] La frammentazione è la risposta peggiore allo strapotere dei poteri forti transnazionali”. E non è un mistero che dopo le Amministrative verrà tracciata la strada per le Politiche, l'ultimo banco di prova per la riunificazione del centrosinistra locale.