Bitonto Città dell’Ulivo?

Sabino Paparella
di Sabino Paparella
Politica, Esperia, Elezioni Amministrative 2017
06 febbraio 2017

Bitonto Città dell’Ulivo?

Gli ipotetici scenari elettorali alla luce delle incognite politiche nazionali

Ci mancava solo l’election day. La prospettiva di un voto nazionale anticipato, coincidente o comunque vicino alla scadenza delle amministrative, inevitabilmente rischia di complicare le prospettive – peraltro già abbastanza instabili e frastagliate – della campagna elettorale bitontina.

L’incognita più rilevante riguarda, evidentemente, il M5S. Anche a Bitonto, il Movimento non tradisce il double bind che da sempre lo contraddistingue: quello che lo vuole forte e attraente nel voto d’opinione su scala nazionale, ma sensibilmente più ridimensionato quando si confronta con le proposte amministrative locali. Se davvero i cittadini fossero chiamati a portare con sé in cabina le schede di Camera e Senato, oltre a quella Comunale, è verosimile pensare che l’effetto trascinamento sarebbe rilevante e che i pentastellati locali – alle prese con un processo “costituente” che però al momento non ha ancora prodotto risultati tangibili – ricevano un aiuto non indifferente.

Di converso, potrebbero essere pesanti le ripercussioni locali su quel centrosinistra che proprio dai grillini, più che dalla scia del berlusconismo, ritiene di doversi guardare. Con una complicazione: che a Bitonto il centrosinistra – come già abbondantemente commentato – non esiste più; al suo posto, i due fronti eterogenei e tormentati del centrominestra di Abbaticchio e del controsinistra dei livorosi. L’attenzione improvvisamente attirata dalle fibrillazioni nazionali sulle sigle e sui simboli partitici – il Partito Democratico, soprattutto, ma anche la neonata Sinistra Italiana – rischia di sfavorire Michele Abbaticchio, che si candida alla rielezione con il sostegno di una congerie elettorale probabilmente priva di qualsiasi simbolo nazionale. Il PD bitontino ed i suoi alleati, in queste ore alle prese con il nodo dell’individuazione del candidato sindaco, potrebbero allora beneficiare di un inaspettato disciplinamento del voto – ed il bombardamento mediatico televisivo e mainstream entrerebbe direttamente in conflitto con la social media strategy, gli influencer e i mikers del Primo Cittadino: PD vs Abbaticchio, o Televisione vs Facebook.

Allora, se davvero la prospettiva di una campagna nazionale lampo dovesse concretizzarsi, non è inverosimile pensare che l’improvvisa accelerazione possa tradursi in un catalizzatore delle trattative – sospese ma non interrotte – a sinistra, avviando quella fusione fredda tra Abbaticchio e Partito Democratico che sinora è sempre, inevitabilmente, fallita. Una prospettiva che – per inciso – potrebbe non dispiacere affatto allo stesso Sindaco in carica, che avrebbe trovato l’alibi perfetto per quella soppressione del civismo di cui non vuole essere imputato.

E tuttavia: il quadro non sembra essere così semplice (?). La prospettiva renziana della corsa al voto, infatti, al momento sembra condividere il 50% di possibilità con un’altra opzione, ancora più densa di incognite: l’implosione stessa del PD. Una deflagrazione, cioè, non solo del mai nato bipartitismo, né del mai reale bipolarismo italiano, ma dello stesso progetto veltroniano – e solo veltroniano – del contenitore unico, o a vocazione maggioritaria, del centrosinistra. Il recente responso del referendum costituzionale – o l’interpretazione che se ne è voluta dare, ma in fondo è lo stesso – sembrano infatti aver riportato indietro le lancette della storia, in direzione di un vento proporzionalista che ha resuscitato dalla tomba la “coalizione” (Franceschini) e – incredibile dictu – l’Ulivo (Bersani). I vari D’Alema, Speranza, Emiliano e Rossi che in queste ore dicono di voler agitare lo spettro della scissione per preservare l’unità del partito (sic!), in realtà sarebbero i primi – c’è da scommetterlo – a saltare sul carro di una simile parcellizzazione. In ogni caso, prima che le vacanze estive arrivino, c’è da scommettere che il Partito Democratico (o quel che lo sostituirà) sarà qualcosa di totalmente diverso da quello che abbiamo conosciuto sinora.

Cosa succederebbe a Bitonto, in piena campagna elettorale, se un simile scenario prendesse vita, ed un contemporaneo congresso o simil-tale sdoganasse il revival ulivista? Le efflorescenze civiche moltiplicatesi dalla primavera del 2012 potrebbero trovare posto, sotto nuove sigle simil-sinistroidi, nella chioma di quest’albero a fusto democratico, magari in vista di un futuro scatto di carriera di Abbaticchio? È questa l’“unità” tanto auspicata?

Se c’è una cosa che la storia politica bitontina recente dovrebbe poter insegnare, è che una simile prospettiva è una pura finzione. La parcellizzazione elettorale dalle nostre parti ha fatto indiscutibilmente rima con lottizzazione di interessi, di incarichi, di appalti – a discapito della Città e dei suoi veri stakeholders, i cittadini. Il disegno ulivista, ad “arcipelago” (per dirla alla Procacci), o a mosaico, che dir si voglia, risulta rassicurante perché declina al compito conflittuale per eccellenza: la politica. È di sintesi e di (conflittuale) convergenza che dovrebbero sentire la necessità i bitontini, non di un compromesso di particolarismi.

Ad Pacem Promptum Designat Oliva Botontum. Certo. Alla stessa pace, “perpetua”, evocata da Immanuel Kant più di due secoli fa. Quella dei cimiteri.