Un uomo sulla soglia. Studi Bitontini celebra Felice Moretti

Giuseppe Cuoccio
di Giuseppe Cuoccio
Cultura e Spettacoli
25 gennaio 2017

Un uomo sulla soglia. Studi Bitontini celebra Felice Moretti

Presentato ieri il numero dedicato allo storico. Tra gli interventi quello di monsignor Savino

Ieri sera, presso il Benjamin Frenklin Institute, si è tenuta la presentazione dell’ultimo numero doppio (n.101 e n.102) della rivista culturale locale “Studi Bitontini”, a cura di Nicola Pice e Custode Silvio Fioriello, dedicata, ad un anno dalla sua scomparsa, allo storico Felice Moretti, grande esperto di storia medievale. 

L’incontro, organizzato da Edipuglia Casa Editrice, si è consumato nel ricordo affettuoso degli amici e colleghi  e in vari interventi esplicativi rispetto ai contenuti di questo numero della rivista.

Dopo il saluto dell’Amministrazione, da parte dell’assessore al marketing territoriale Rocco Mangini (il Sindaco era assente per impegni istituzionali a Bari), Stefano Milillo, presidente del Centro di Ricerche di Storia e Arte, ha presentato la figura dello storico Moretti come un caro amico, un uomo “sulla soglia” non solo metaforicamente: “come dimenticarci di Felice seduto all’ingresso di casa sua in Corso Vittorio Emanuele con una sedia di scorta, pronto a chiacchierare con chi passava?”

Un uomo che si è dedicato con attenzione ai dettagli, ha spiegato il giornalista e scrittore Giacomo Annibaldis con un intervento sull’importanza degli storici locali e sul significato di questo numero della rivista come una “corrispondenza d’amorosi sensi” - con le parole di Foscolo – vale a dire un tentativo puramente umano di dialogare con qualcuno che ci ha lasciati, attraverso le sue opere. Annibaldis ha citato il tredicesimo canto dell’Odissea e di fatto ha preparato la strada all’intervento che lo ha seguito chiudendo il suo intervento con un’ultima citazione: “gli storici locali fanno un lavoro importante, si occupano di un dettaglio ma, citando Flaubert, Dio è nel dettaglio”.

L’ultimo a parlare è stato monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano allo Jonio, che ha articolato il suo intervento in tre momenti. Un elogio dell’amicizia costruito sulla base di tre citazioni: Giovanni Crisostomo (l’amicizia è il balsamo della vita), Voltaire (i malvagi hanno soltanto complici, i gaudenti dei compagni di baldoria, i politici raccolgono attorno a sé dei partigiani, ma solo gli uomini virtuosi hanno amici) e Elias Canetti (ognuno vuole amici potenti, ma loro ne vogliono di più potenti): “l’amicizia è rara, oggi molti sono i conoscenti, ma l’amicizia implica la condivisione, l’empatia, la simpatia; è un rischio. L’amicizia non coinvolge l’erotismo, non coinvolge il corpo, ma richiede un progetto. Felice era un uomo con uno stile coerente e un vero amico. Oggi possiamo dire che è morta la sua biologia di ma non la sua biografia”

Il secondo punto è stato una spiegazione sui segni dei tempi come ermeneutica: “viviamo la scristianizzazione. Magari ci fossero gli atei! Sarebbe una posizione. Invece Dio ci è indifferente.” “Oggi si parla tanto di post-verità … avrebbe ragione Nietzsche: la grande assente è la verità e ci sono solo interpretazioni: siamo ritornati a Babele.” “Siamo vittime della grande regina dell’economia e del mercato: la tecnica.”   

Il terzo punto del suo lungo intervento è stata infatti una esortazione sulla scorta della paraklesis paolina(una provocazione che san Paolo usava nelle sue lettere): “abbiamo consumato la misericordia e ora non ci interessa più. Misericordia è rimettere assieme i pezzi. La misericordia, con papa Francesco, è la carta d’identità di Dio. Il cristianesimo non è un’ideologia. È un incontro con Gesù.” “Cultura viene dal latino colo: coltivare, ma viene anche da cultus. Per questo è importante non sprecare la tradizione culturale di Bitonto.” 

Monsignor Savino ha collaborato alla stesura del numero, scrivendo manu propria un articolo sulla misericordia, tema del Giubileo chiusosi da poco.